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INFORM - N. 39 - 26 febbraio 2002

Un incontro tra il Cardinale Joseph Ratzinger ed il giornalista Peter Seewald

Le migrazioni tra le grandi questioni dell’uomo di oggi

ROMA - Da un colloquio prolungato in più giornate trascorse insieme nell’abbazia di Montecassino tra il cardinale Ratzinger prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (in tempi lontani era il Sant’Uffizio) ed il suo connazionale, il giornalista e scrittore Peter Seewald, è nato un libro di questioni, riscontri, risposte reciprocamente rese e proiettate verso l’interesse, la curiosità, certezze, dubbi, dinieghi di tutti i più diversi lettori, a tutto campo, dalla teologia all’economia, dalla statistica all’arte. E’ una lettura singolare e per tanti aspetti stimolante e feconda che abbiamo effettuato dall’edizione francese presso Plon/Mame sotto il titolo: "Voici quel est notre Diue". Ne segnaliamo l’attenzione portata in alcuni passi ai problemi delle migrazioni, che non potevano sfuggire ai due autori ed all’ecumenismo di attualità dei loro pensieri sia cattolici che laici.

Come l’Europa di modificherà per effetto delle migrazioni? Come la Chiesa risentirà e già risente delle migrazioni? La domanda è posta da Seewald cercando di configurare una Chiesa universale dell’avvenire, convivente e sincretica con le altre religioni. Il cardinale Ratzinger risponde che la Fede non è un sistema definito una volta per tutte che ci viene presentato come su di vassoio, e mette in guardia dal ricorso troppo facile all’estrapolazione, cioè dalla pretesa e sovente dalla sicurezza con cui, ad esempio, la scienza demografica ricava previsioni certe dai trends odierni. La storia è fatta più di sorprese e del tutto inedito che di previsioni azzeccate. Pensiamo un momento alle profezie di Marx e di Lenin di cui non rimangono che le rovine del socialismo reale.

Il tipo di un uomo occidentale nel suo rapporto con le altre culture già ora non è più dominante. E’ meglio procedere di constatazione in constatazione. Il contatto è sempre più stretto, quotidiano, minuto tra cristiani, indiani e cinesi; a parte l’Islam, India e Cina fanno quasi tutto il resto dell’umanità. Hanno filosofie religiose di alto livello che nel primo impatto con l’Occidente hanno reso impossibile la loro conversione di massa, come fu dei germanici e degli slavi nell’Europa medioevale. Ma nel frattempo il modo di vedere e di rapportarsi al resto del mondo nelle società indiana e cinese si è modificato a partire da elementi di costume e di colloquio cristiani, occidentali e non occidentali (antichissime minoranze cristiane esistevano già in India). Le mentalità stanno mutando, non sono più l’induismo, il buddismo ed il confucianesimo originari, mentre decine di milioni di indiani e di cinesi si sono trasferiti all’estero nei più diversi paesi.

Peter Seewald pur usando una dialettica non sempre tenera verso la Chiesa cita la Corea dove il messaggio evangelico è penetrato nel cuore di molta gente, semplicemente di molte persone senza l’intervento di grandi opere missionarie. "Si tratta – risponde il cardinale – di una storia effettivamente remarquable… e questo contatto ha sboccato in una ricerca propria, la frequentazione della Scrittura in un processo di conversione personale" Religiosità interiore del singolo prima, comunione di Chiesa vivente dopo. I cristiani coreani costituiscono oggi una forte crescente parte di quella nazione.

Il Seewald un poco provocatoriamente accenna all’attesa escatologica come fatto migratorio. Vivere e morire è un emigrare. "Secondo la Fede della Chiesa – prosegue rivolto al cardinale – bisognerebbe rallegrarsi della morte e sempre sussiste la verità che la vita eterna ci attende?" Ratzinger passa ovviamente dall’interrogazione all’affermazione netta: "Direi anche che è un dovere dell’educazione cristiana e della predicazione dare agli uomini la assicurazione che attraverso la morte noi passiamo alla vera vita."

Ma tra la morte e la Resurrezione della carne dei tempi ultimi futuri, dove si va a collocare nel frattempo ciascuno di noi? "Concretamente – soggiunge Seewald – mio fratello è morto a 14 anni. Dove si trova ora?". Risponde Ratzinger: "in Dio; in questo dominio dobbiamo abbandonare le nostre categorie locali puramente materiali; come non possiamo localizzare Iddio su qualche nuvola così il defunto è in un altro rapporto rispetto al mondo materiale." (Alberto Marinelli-Inform)


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