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INFORM - N. 37 - 23 febbraio 2002

Dal "Messaggero di sant'Antonio", edizione italiana per l'estero

Le sfide di una nuova politica

Un articolo di Franco Narducci sulla Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-Cgie:

ROMA - Il Cgie, Consiglio generale degli italiani all’estero, è impegnato da mesi nella preparazione della Conferenza permanente tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome: un appuntamento importante che andrà sotto i riflettori per la prima volta a oltre tre anni dall’insediamento dell’attuale Cgie. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in ottemperanza all’articolo 17 della Legge del Cgie n. 198 del 18/06/1998, ha convocato la Conferenza per i giorni 18, 19 e 20 marzo, a Roma. Come recita la predetta legge, la Conferenza ha il "compito di indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all’estero", linee programmatiche che costituiscono, nello stesso tempo, l’indirizzo politico-amministrativo dell’attività del Cgie.

Stato, Regioni e Province autonome possiedono meccanismi di consultazione e concertazione collaudati e funzionali, dei quali la Conferenza Stato – Regioni è l’espressione più alta. Le modifiche apportate alla legge istitutiva del Cgie offrono ora al nostro organismo di rappresentanza la possibilità di partecipare istituzionalmente alla definizione delle politiche indirizzate ai milioni d’italiani che vivono all’estero. Si deve aggiungere che questa prima riunione della Conferenza cade in una fase della vita politica e istituzionale dell’Italia che vede protagonista il processo di modernizzazione dell’ordinamento dello Stato italiano. L’ordinamento di tipo federalista dello Stato non ha affrontato, per ora, le questioni riguardanti gli italiani emigrati, che nel trasferimento delle numerose competenze dallo Stato alle autonomie locali non hanno ancora trovato casa.

In questo quadro, ridefinire i ruoli e ridisegnare i compiti dei soggetti istituzionali, non solo dello Stato e degli enti locali, ma anche dello stesso Cgie e dei Comites, significa creare le condizioni per ridare efficacia all’azione politica per gli italiani all’estero. Il continuo intreccio di competenze statali, regionali e provinciali, ampliate dall’interlocuzione istituzionale di Cgie e Comites, deve trovare la configurazione sistemica occorrente per innescare il circuito virtuoso di valorizzazione della vasta comunità italiana nel mondo.

I tre obiettivi della Conferenza

Per mettere ordine alla molteplicità d’interlocuzione e capitalizzare le esperienze positive fatte dalle Regioni in questi ultimi anni, la Conferenza dovrà puntare su tre obiettivi di alto profilo.

Su un primo versante occorre allargare il consenso per la creazione di una cabina di regia Stato-Enti locali-Cgie come punto di riferimento costante degli italiani all’estero. La definitiva approvazione della legge ordinaria che rende effettivo il voto all’estero e consente ai nostri connazionali emigrati di eleggere una propria rappresentanza nel Parlamento italiano, ha evidentemente spostato l’asse della rappresentanza degli italiani all’estero.

Sul secondo versante, si deve procedere ad armonizzare la normativa partendo da una legge quadro nazionale, possibilmente omogenea alle singole legislazioni regionali, che preveda la costituzione di un fondo nazionale utilizzabile per le azioni comuni di Stato e Regioni indirizzate a progetti specifici per aree territoriali, realizzati in base ad un accordo di programma. Il fondo dovrebbe essere alimentato con le risorse destinate all’emigrazione dallo Stato, oggi allocate presso vari Ministeri, e con quelle provenienti dalle Regioni contitolari del fondo.

Sul terzo versante si devono definire, con il metodo della concertazione, i principi ispiratori che dovranno consentire allo Stato di governare le azioni di sistema e il coordinamento strategico delle parti in causa, ma anche di predisporre gli strumenti legislativi attuativi.

Di pari passo con queste riflessioni, il lavoro svolto nei mesi che hanno preceduto la Conferenza è servito per mettere a punto il ripensamento sulle comunità italiane nel mondo, non più meramente destinatarie di interventi assistenziali ed episodici da parte dello Stato e delle Regioni, bensì protagoniste qualificate che interagiscono con le culture degli altri paesi veicolando cultura, tradizioni e visioni derivanti dal grande e composito patrimonio di valori italiani.

Il sentimento di italianità

Oggi, nonostante i ritardi storici, la mancanza di lungimiranza della nostra politica e la transizione generazionale, assistiamo ad una ripresa del sentimento d’italianità.

Vi ha sicuramente contribuito il miglioramento d’immagine del nostro Paese sul piano internazionale, come pure gli indubbi successi in campo industriale e la crescita economica. E vi ha contribuito con certezza anche il lavoro svolto dalle Regioni e dalle Province, tramiti "intelligenti" tra le comunità italiane nel mondo e lo Stato centrale.

Tanto più, quindi, sono necessarie scelte politiche di ampio respiro per coniugare promozione del sistema Italia e valorizzazione delle nostre comunità all’estero.

L’Italia ha buone possibilità per competere sullo scenario internazionale facendo leva sul proprio patrimonio culturale, ma occorre cambiare marcia e valorizzare meglio le nostre potenzialità. L’industria del turismo, nonostante la tenuta del turismo di ritorno, ha perso terreno rispetto alla Francia e alla stessa Spagna. Lo dimostrano gli indici di crescita.

Tanto più si deve quindi puntare alla valorizzazione della rete di comunità costituita dagli italiani all’estero. Rete in grado, se opportunamente attivata, di sostenere e promuovere l’immagine dell’Italia e la sua politica estera e commerciale, attraverso la corresponsabilizzazione e un costante processo dialettico, sociale, economico e culturale con la madre patria.

Cinque aree di intervento

Per l’elaborazione delle linee programmatiche e politiche che costituiranno il punto d’arrivo del programma operativo della Conferenza, sono state individuate cinque aree d’intervento, discusse e analizzate in altrettanti tavoli paritetici: "Lingua e cultura", "Lavoro, formazione, economia", "Assistenza, previdenza e solidarietà", "Associazionismo, diritti di cittadinanza, partecipazione e rappresentanza", "informazione e comunicazione".

Ognuna delle predette aree tematiche costituisce da tempo oggetto di discussioni accese, di analisi rivedute e corrette anche in occasione della prima Conferenza degli Italiani nel Mondo svoltasi nel dicembre del 2000. Ora approdano in una sede composta esclusivamente da soggetti istituzionali, per cui è lecito sperare che per i problemi iscritti da tempo nell’agenda delle cose si trovino le soluzioni operative adeguate, sia in termini legislativi che in passi specifici.

I documenti elaborati pariteticamente nei tavoli tematici, mettono a fuoco compiutamente i nodi da sciogliere e le questioni aperte. Dobbiamo augurarci che le risposte saranno altrettanto decise nel raccogliere le sfide e rilanciare le politiche in favore delle comunità degli italiani nel mondo. (Franco Narducci*-Messaggero di sant'Antonio/Inform)

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* Segretario generale del CGIE


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