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INFORM - N. 37 - 23 febbraio 2002

L'SOS di Gaetano Cario: "Sta per affondare la stampa italiana in Argentina"

BUENOS AIRES - "Il nostro morale è a terra. Ci eravamo illusi per un decennio, quando per tutto questo periodo il pesos ha avuto lo stesso valore del dollaro, nonostante mille difficoltà, di lavorare in un Paese quasi normale. Invece da due mesi a questa parte siamo ripiombati nel pozzo dell’inflazione, della progressiva, si può dire giornaliera, erosione del nostro capitale, dell’incertezza del domani, dell’impotenza di fronte agli abusi di chi monopolizza le materie prima.

Più volte, nei quarant’anni di pubblicazioni dei nostri periodici, siamo stati sull’orlo della chiusura dei battenti della nostra modesta azienda, tuttavia, siamo sempre riusciti a superare i più impervi ostacoli. Di fronte al crollo dell’economia locale, ci sentiamo inermi, superati da problemi superiori alle nostre deboli forze. In questi giorni i nostri fornitori ci hanno comunicato gli aumenti dei prezzi delle materie prime indispensabili per l’edizione dei nostri settimanali. La carta la dovremo pagare con un incremento del 100%, le pellicole con un aumento del 120% e le lastre pure del 100%. Costi ai quali dovremo far fronte con il pagamento in contanti dato che il credito è sparito e i contanti si sono liquefatti. Un colpo magistrale della speculazione. Restano solo gli usurai pronti a succhiare il sangue di chi per sopravvivere ha necessità di denaro.

Come succedeva ai tempi nefasti dell’inflazione la speculazione regna sovrana. E’ vero che il pesos ha perso il 100 per cento del suo valore nei confronti del dollaro e che, in conseguenza, i prodotti importati pagati nella moneta statunitense dato che nessuno al mondo accetta come valuta corrente quella argentina, devono essere pagati più cari, ma vengono lievitati anche i costi di quelle parti dei prodotti che sono prodotte in loco.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che da quattro anni imperversa nel Paese una recessione feroce. Abbiamo dovuto eliminare la vendita nelle edicole, perché erano aumentate le spese di distribuzione in maniera insostenibile. Abbiamo pertanto dovuto garantire la distribuzione agli abbonati per via postale allargando ai paesi limitrofi, come il Cile e il Perù.

La conclusione di tutti questi fattori negativi, inflazione e recessione ci mette ora nella drammatica alternativa di prendere in considerazione, proprio quando ci accingiamo a celebrare i quarant’anni del Giornale al servizio della comunità italiana, la necessità di chiudere la nostra redazione. Prima di farlo, tuttavia, rivolgiamo un accorato appello al Governo locale argentino affinché prenda i provvedimenti correttivi, per impedire gli abusi di chi ha la facoltà di calmierare i prezzi delle materie prima. Solo con misure di contenimento dei prezzi si potrà evitare quell’iperinflazione che ha già provocato la fuga di un altro presidente della Repubblica.

Un altro appello, parimenti, lo rivolgiamo alle nostre autorità diplomatiche e consolari affinché intervengano presso il Governo italiano in maniera che sia tradotta in pratica la mozione presentata e approvata all’unanimità dalla Commissione Informazione del CGIE, durante la riunione dei lavori della scorsa settimana a Roma, a favore della Stampa Italiana in Argentina. Esitare ulteriormente a provvedere a risolvere i nostri problemi equivale a rendersi corresponsabili di una caduta senza possibilità di recupero. (Gaetano Cario*)

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* Editore della stampa italiana in America Latina, rappresentante della FUSIE nel CGIE


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