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INFORM - N. 37 - 23 febbraio 2002

La lingua italiana nel mondo: aumentano gli studenti stranieri

che frequentano i corsi degli Istituti Italiani di Cultura

ROMA - La domanda di lingua italiana all'estero è in crescita. Mentre i "parlanti italiano" rappresentano l'un per cento della popolazione mondiale, e sono al diciannovesimo posto come numero di parlanti, la lingua italiana si situa costantemente al quarto o quinto posto come numero di studenti stranieri. Lo ha confermato "Italiano 2000", l'indagine promossa dalla direzione generale per la Promozione e Cooperazione culturale del ministero degli Esteri, che è stata realizzata dall'Università La Sapienza di Roma sotto la direzione del prof. Tullio De Mauro, tramite un questionario al quale hanno risposto 63 dei 93 Istituti Italiani di Cultura presenti nel mondo; nel gruppo di ricerca figuravano altri importanti linguisti come il prof. Massimo Vedovelli dell'Università per stranieri di Siena.

La ricerca, come ha sottolineato l'ambasciatore Francesco Alosi de Larderel nel corso della presentazione alla Farnesina, conferma che la domanda di insegnamento dell'italiano è in costante aumento. Gli studenti stranieri che frequentano i corsi a pagamento presso gli Istituti Italiani di Cultura (circa 55 mila lo scorso anno) sono aumentati del 38 per cento in cinque anni. In aumento anche il numero dei corsi (4.244) impartiti dai 93 Istituti di Cultura. In contraddizione con questi dati, come ha rilevato il prof. Vedovelli, è però la constatazione che gli insegnanti di italiani non aumentano, anzi in alcuni casi diminuiscono.

La novità sta nel fatto che l'aumento della domanda viene ascritto in gran parte a motivazioni di rapporti economici e di lavoro, anche se l'interesse generalmente culturale resta prevalente. Per quanto riguarda i motivi personali nell'apprendimento della nostra lingua, avere il partner italiano risulta al primo posto, seguito dall'origine italiana della famiglia. La ricerca ha verificato che nelle comunità italiane all'estero la lingua che prevale è quella del paese ospite, con una quota d'uso pari al 73,6 per cento. Resta forte la persistenza del dialetto (58,2 per cento). L'italiano, da solo o insieme al dialetto o alla lingua del paese ospite, raggiunge una quota d'uso pari al 50,5 per cento.

"Comunicare italiano - ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri Mario Baccini - si unisce allo stile italiano, all'italianità: vivere, mangiare, cucinare, vestire italiano non è soltanto un uso quotidiano ma è un modo di vivere. E la lingua italiana oggi può essere un veicolo non solo culturale ma di promozione di tanti fattori, un veicolo anche di pace, perché parlare italiano porta bene. Noi dobbiamo promuovere questa grande e straordinaria ripresa dell'insegnamento dell'italiano nel mondo".

"Detto questo - ha aggiunto Baccini - mi rendo conto che per realizzare nuovi obiettivi ci vogliono anche nuove risorse, e noi pensiamo non solo di aumentare le risorse per l'insegnamento dell'italiano, ma far partecipare le grandi industrie italiane in termini di sponsorizzazione, in un progetto che la Commissione per la promozione della cultura italiana nel mondo, che io presiedo, sta portando avanti. Può essere una strada - ha concluso - per unire pubblico e privato in un unico grande obiettivo che è quello della lingua italiana come strumento, come veicolo di cultura, di pace e di benessere".

La successiva discussione, nella quale è intervenuto anche il segretario generale del CGIE Franco Narducci, ha in qualche modo ridimensionato una ricerca basata unicamente sui corsi degli Istituti di Cultura. Era stato del resto lo stesso prof. De Mauro ad affermare, rispondendo ad una nostra domanda, che sebbene la presenza di forti comunità di emigrati italiani che conservano un legame con la madrepatria sia stata un fattore d'interesse per l'italiano da parte di stranieri, ormai i corsi di italiano vedono soltanto percentuali modestissime di studenti che provengono direttamente dalle comunità emigrate. Un campione parziale, pertanto, quello preso in considerazione dalla ricerca, dal momento che non vengono tenuti presente, tanto per fare un esempio, gli studenti - non solo italiani - che frequentano i corsi previsti dalla legge 153. Per il prof. Sabatini, poi, è un dato tutt'altro che trionfalistico quello che pone l'italiano al quarto-quinto posto come numero di studenti. Essere in questa posizione - ha detto -, dal momento che chi si avvicina ad un'altra lingua decide al massimo di impararne un paio (oltre la propria) vuol dire disporre di un bacino di utenza assai limitato. (gc-Inform)

Il commento di Franco Narducci: "un fenomeno che ha altre dimensioni"

ROMA - "Io anzitutto devo dire grazie alla direzione generale della Promozione e Cooperazione culturale del ministero degli Esteri perché con pochissimi mezzi, come è stato sottolineato, è stata realizzata una ricerca che, anche se indirizzata a un settore molto specifico, rappresenta sicuramente una realtà che è in movimento e soprattutto mette in luce degli elementi innovativi.

Devo però anche dire - ha aggiunto il segretario generale del CGIE - che la dimensione di questo fenomeno della promozione e della diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo sicuramente ha altre dimensioni. Basti citare un dato, oltre 500 mila giovani italiani e non italiani che frequentano i corsi della legge 153, di lingua e cultura italiana. Credo limitare in questo modo, benché le spiegazioni siano state molto convincenti e chiare, non dia appunto la dimensione reale del fenomeno dal punto di vista culturale.

Come CGIE dobbiamo anche sottolineare una contraddizione tra questa voglia di protagonismo e quello che però viene fatto nel campo dei corsi di lingua e cultura italiana. Per esempio è cosa di queste ultime settimane il tentativo di tagliare un ulteriore consistente numero di docenti di ruolo addetti a questi corsi. Credo che in questo modo si dia un colpo a questa rete italiana nel mondo che sicuramente ha contribuito con forza anche alla diffusione e a creare questo sistema sinergico, questa rete relazionale che porta colleghi e amici a voler apprendere la lingua italiana. Credo che questo vada detto e che vada sottolineata la contraddizione tra voglia di protagonismo e strumenti che sono disponibili". (Inform)

Norberto Lombardi: manca il coordinamento tra direzione generale degli Italiani all'estero e direzione generale della Cooperazione Culturale

"Il convegno e la ricerca sulla lingua italiana nel mondo sono certamente interessanti, confermano tra l'altro alcune tendenze, quali appunto il consolidamento dell'italiano come lingua di cultura e l'espansione della domanda, ha dichiarato Norberto Lombardi, rappresentante dei DS nel CGIE. Però vi sono contraddizioni nel sistema di gestione complessiva che non si possono non rilevare. Il fatto cioè che ancora una volta le due direzioni generali del MAE - Italiani all'estero e Cooperazione culturale - non comunichino tra di loro. Nello stesso tempo anche i risultati scientifici della ricerca rischiano di essere in qualche maniera limitati, dal momento che non viene tenuta in considerazione la platea più ampia degli utenti dei corsi di lingua e cultura italiana della legge 157. Poi vi sono delle politiche che vengono adottate e che anch'esse sono contraddittorie, come la diminuzione del contingente e la limitazione delle spese per l'aggiornamento degli insegnanti. Se non si fa uno sforzo per ricondurre ad unità, almeno a coordinamento tutte queste cose, avremo stimoli molto interessanti ma sempre parziali e alla lunga forse anche non del tutto efficaci rispetto agli obiettivi che si vogliono raggiungere.

"Io spero - ha concluso Lombardi - che la Conferenza Stato-Regioni-CGIE costituisca lo strumento idoneo per fare in modo che tutti i soggetti che intervengono in questo campo si ritrovino intorno allo stesso tavolo e coordinino il loro lavoro. Iniziare già da uno stretto coordinamento delle due direzioni che agiscono in questo campo nello stesso ministero mi sembra il minimo che si possa fare". (Inform)


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