* INFORM *

INFORM - N. 35 - 20 febbraio 2002

 

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Da Porto Alegre verso "pro global". Vale la pena insistere.

ROMA - Il secondo Forum sociale mondiale di Porto Alegre di questo febbraio 2002 non è stata Dio piacendo, una delusione. Non sembri freddo e minimalista tale giudizio. Purtroppo - rileva il notiziario per l'estero dell'Inas-Cisl - la vita e la storia insegnano che le buone e giuste cause hanno i loro nemici più subdoli non tanto dall’altra parte del fronte (la qual cosa è per lo meno prevedibile) bensì tra gli esaltati che se ne impadroniscono e le brandiscono come armi da guerra.

Non per indossare a nostra volta le penne del pavone, dobbiamo tuttavia rilevare che all’appuntamento brasiliano, accanto alle associazioni di base e ambientaliste e con le circa 600 organizzazioni non governative (ong), c’erano 560 rappresentanze sindacali di tutto il mondo, con altri dirigenti della Cisl internazionale (Icftu) e dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces) oltre che, naturalmente, i brasiliani della Cut, gli italiani e tutti gli altri. Non certo secondario il ruolo della Caritas internazionale e della Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale brasiliana, nei lavori svoltisi, non a caso, nella pontificia università di Porto Alegre. Insomma: un consistente contrappeso alle solite bagarre di personaggi pittoreschi (ma non per questo meno pericolosi) tra cui abbondano purtroppo gli italiani. Cosicché può iniziare a sbiadirsi il ricordo delle manifestazioni violente di Goteborg e del G8 di Genova del luglio scorso: per fermarsi a queste due sole citazioni. Mentre comincia a distinguersi il guado che può consentire il passaggio dalla riva protestataria del "no global" alla riva della proposta new global".

La verità è che ormai crescita economica e sviluppo hanno bisogno di un meccanismo solidale a livello mondiale per superare la crisi e coinvolgere tutti i popoli, nessuno escluso, In questi giorni, difatti, vengono enfatizzati i segnali di miglioramento della locomotiva-Usa (la disoccupazione ha invertito la caduta a gennaio mentre le scorte sono ai minimi e i consumi sebbene alimentati dalla spesa pubblica, fanno n balzo in avanti quasi del 10 per cento). Ma una sola forza trainante non basta. Anche perché le prospettive congiunturali migliorano solo a macchia di leopardo: in Europa all’affanno della Germania corrisponde una buona reattività dei paesi mediterranei; in Asia la lunga crisi giapponese ha finito col trasmettersi ai paesi del Sudest mentre l’eccezione positiva è quella della Cina; in America Latina dopo le tempeste iperinflazioniste degli anni 80, il dramma dell’amica Argentina evidenzia tutta la distanza da un orizzonte di sviluppo affidabile e duraturo; in Africa si attende ancora la fuoriuscita (speriamo non più lontana) dalle sanguinose e distruttive guerre tribali, per voltare la pagine della storia. Dunque, lavoro e impegno sociale e politico ce n’è per tutti, sia a livello delle singole realtà nazionali sia ai livelli complessivi nei quali opera con rinnovato vigore, l’internazionalismo sindacale.

Il movimento dei lavoratori, pur nella varietà delle condizioni oggettive in cui opera nelle diverse aree del pianeta e pur con le contraddizioni generate dallo squilibrio degli stadi di sviluppo e di competitività in cui permangono i singoli sistemi economici, ha rinnovato con convinzione la usa scelta "new global" e la porterà ancora avanti di nuovo a Porto Alegre tra un anno, e poi in India, dove il Forum Sociale mondiale dovrebbe riunirsi nel 2004. Al di là di ogni estremismo e di ogni messianismo, difatti, i dati degli ultimi 20 anni di apertura dei mercati mondiali dicono che la percentuale di coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno si è ridotta dal 30 al 20 per cento. Inaccettabilmente ancora troppo, certo! Ma la strada da percorrere è in avanti: non all’indietro, verso miti distruttivi e disperati. Vale la pena insistere, conclude "Corrispondenza Italia". (Inform)


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