* INFORM *

INFORM - N. 35 - 20 febbraio 2002

Quali poteri reali per i futuri Consigli degli italiani all'estero?

di Graziano Tassello*

ROMA - Si è ripresa in questi giorni la discussione sulla riforma delle leggi riguardanti i Comites e il CGIE. Nella prima Assemblea annuale del CGIE sono emerse prese di posizione abbastanza diversificate. È stata altresì ribadita l’urgenza di una nuova normativa poiché le elezioni sono previste per il marzo 2003 e l’amministrazione deve espletare numerosi adempimenti che corrono il rischio di essere ancora basati sulla vecchia legge.

Si respira una certa aria di smarrimento nella ricerca di nuove piste. Non si possono negare disfunzioni, uno scarso coinvolgimento della comunità nelle attività dei Comites, l’assenza di interlocutori validi, l’atteggiamento negativo di alcuni consoli che non danno il giusto peso a questi organismi rappresentativi, una burocrazia che spesso è d’intralcio. Più sommessamente si registrano una certa sfiducia da parte delle giovani generazioni ed una riluttanza di fondo da parte dei Comites ad intraprendere un cammino di apertura verso le istituzioni locali a motivo di un eccessivo italocentrismo e di una obsoleta sudditanza a schemi partitici italiani. La crisi dei Comites è anche legata alla crisi dell’associazionismo tradizionale, artefice principale della istituzione degli organismi rappresentativi in emigrazione.

Il disinteresse di gran parte della comunità verso i Comites è giustificato, in parte, dallo spettacolo di conflittualità perenne di alcuni Comites, sempre pronti ad utilizzare la stampa di emigrazione per reclamizzare le piccole faide locali. Adducendo a modello la Svizzera, tutti ribadiscono che la bassa percentuale dei votanti non inficia la democraticità del processo per cui gli assenti hanno sempre torto. Occorrerebbe, tuttavia, verificare le motivazioni di tale assenteismo.

La riforma diventa necessaria poiché sono intervenuti due fattori nuovi, che incidono profondamente sul nuovo volto da dare alla politica migratoria italiana: il voto e il federalismo. È in questo contesto che vanno ipotizzate le modifiche legislative.

La riforma verte sul potere reale che si intende dare ai Consites, il Consiglio degli italiani all’estero: così si pensa di chiamare il nuovo organismo. Altrimenti si corre il rischio di alimentare nuove illusioni. Da più parti si sollecita, infatti, che almeno in taluni casi il parere dei Consites diventi vincolante. Il ruolo "politico" dei Consites comprende un compito di indirizzo, di informazione e di consultazione preventiva in dialogo costante con le istituzioni e con ogni settore della comunità, nel rispetto pieno di un pluralismo non di maniera che non ponga veti a nessuna realtà presente in emigrazione. Nel delicato processo interattivo tra Consites e Consolati, le Ambasciate devono giocare un ruolo di garanzia.

Le sfide che la riforma deve affrontare sono numerose. Vanno da meccanismi di sbarramento per non trasformare i Consites in un cimitero di elefanti della immarcescibile momenklatura locale alla definizione delle funzioni di quello che viene definito il "primo cittadino" della comunità emigrata, circondato dal "consiglio comunale in emigrazione".

Alcuni chiedono che il Consites sia affiancato da una commissione di esperti incaricata di valutare i progetti. La proposta fa pensare che i membri eletti non siano all’altezza del compito loro affidato, oppure che occorra sempre dubitare della loro buona fede. Le proposte della III Commissione sul conflitto di interessi rischiano di privare il Consites di gente altamente qualificata. Anche sul voto per corrispondenza, invocato da taluni per permettere una maggiore partecipazione al voto e per venire incontro alle difficoltà reali di chi vive in circoscrizioni geograficamente amplissime, vi sono numerose perplessità. Taluni danno un forte significato simbolico al recarsi personalmente al seggio, senza parlare della possibilità di qualche sotterfugio, che del resto non è mancato nelle elezioni precedenti con scarrozzamenti vari presso i seggi elettorali.

Nei prossimi giorni, da parte dei componenti del CGIE, devono pervenire a Roma – finora pochi Comites si sono attivati in questo senso – suggerimenti di modifiche che saranno votati in marzo quando la proposta definitiva sarà sottoposta all’attenzione del Parlamento. Questo tempo di riflessione e di dialogo diventa un test per verificare se esiste un vincolo reale tra Comites e membri CGIE eletti democraticamente. (Graziano Tassello-Inform)

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* Missionario Scalabriniano, Presidente della Commissione Scuola e Cultura del CGIE


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