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INFORM - N. 33 - 18 febbraio 2002

Le gravi difficoltà della comunità italiana in Argentina nell’intervento di Gaetano Cario all’Assemblea del CGIE

ROMA - "Uno scenario catastrofico": così Gaetano Cario ha definito, in un intervento all'Assemblea plenaria del CGIE, la situazione dell'Argentina ed in particolare della comunità italiana. Tra i possibili aiuti da parte del nostro Paese, l'assistenza sanitaria, l'assegno sociale, l'estensione anche ai pensionati all'estero degli aumenti concessi dal primo gennaio scorso ai pensionati in patria; inoltre un'azione unitaria tra Governo e Regioni che eviti dannose sperequazioni. Cario, che nel CGIE rappresenta la FUSIE, Federazione unitaria della stampa italiana all'estero, ha concluso con un accorato appello a favore della stampa italiana in Argentina. Ecco il suo intervento.

I mezzi di comunicazione del media italiani hanno dedicato, da qualche mese a questa parte, larghi spazi alla crisi economica, sociale e politica della Repubblica Argentina. Crisi che costituisce lo sbocco terminale di situazioni che permanentemente da più di quarant’anni affliggono gli abitanti di questo immenso Paese dotato, paradossalmente di cospicue risorse naturali, ma depauperato dalle politiche irrazionali. Purtroppo, le classi dirigenti, che si sono susseguite al potere negli ultimi decenni, hanno dissipato queste ricchezze e anche il lavoro di diverse generazioni di immigrati arrivati dall'Italia e da altri Paesi europei.

Non starò a spiegare le diverse cause di questa crisi che ha messo in ginocchio l’Argentina. La stampa internazionale ne ha fatto ampia analisi, compresa la nostra stampa di collettività.

Ciò che voglio dire, è che nell’immorale, ignominioso e nefasto "corralito", - questo "recinto", ossia, questa misura anticostituzionale di confiscare i risparmi e impedire il diritto di proprietà, da parte del Governo argentino- sono rimasti prigionieri più di centomila connazionali al quali bisogna aggiungere le rispettive famiglie. Molti di questi connazionali, inoltre, sono titolari di aziende commerciali, industriali, turistiche, agricole che erano riusciti a mantenere in vita con grandi sacrifici le loro strutture produttive e che, in queste ultime settimane, sono state, in grande maggioranza, costretti a chiudere.

Lo scenario è terribile e catastrofico. Tra i flutti di una recessione annunciata, di una iperbolica disoccupazione, con una profonda crisi di tutte le strutture dello Stato argentino e, ultimamente, con il "corralito" e Ia "pesificazione" imposta, che determinerà una svalutazione e una inarrestabile inflazione, che azzererà quel poco che abbiamo potuto mettere da parte in tanti anni di lavoro e sacrificio, l’Italia non può mettersi da parte.

Molte sono le responsabilità politiche di questa dissennata scelta economica argentina, ma che è stata condotta con l’assenso di tante altre istituzioni di carattere finanziario, senza badare agli effetti negativi che avrebbe potuto procurare. La gente non crede nella serietà e onestà dei governi e delle banche, quando si alleano con la corruzione e Ia malversazione dei fondi pubblici.

I risparmi sono congelati, i prelievi bastano appena per poter comprare gli alimenti, pagare servizi essenziali e sanitari. II peggio è che chi aveva depositato dollari statunitensi oggi ha solo la promessa di ricevere in futuro pesos svalutati.

L’effetto nefasto di questo "corratito" è aggravato dal fatto che i nostri connazionali sono continuamente traditi e derubati dai governi fantoccio in questi anni. Attualmente sono nell’assoluta maggioranza anziani e, pertanto, non hanno risorse né possono sperare che la situazione migliori in un futuro più o meno lontano. Sono consapevoli che la loro vecchiaia è stata economicamente rovinata. Le pensioni argentine sono miserande, oscillano tra i cento e i trecento pesos al mese, e la svalutazione le azzererà nel loro potere d’acquisto. Ma non basta, il PAMI, l’organismo nazionale dei pensionati preposto per l’assistenza sanitaria, da mesi non funziona e ai nostri pensionati non resta che affidarsi alla medicina privata che ha costi proibitivi.

La maggior parte di noi, ha ricevuto negli ultimi mesi, messaggi accorati di solidarietà da parte dei parenti e amici che abbiamo lasciato in Italia. Generalmente ci offrono aiuto e ospitalità. Ma la maggior parte degli emigrati in Argentina, ha legami quasi indissolubili con questa terra, dove ha figli e nipoti, una casa costruita con tanti sacrifici, in molti casi una piccola azienda messa su pensando ai propri discendenti. Sono rari i casi in cui b immaginabile un ritorno al proprio paese, anche pensando all’impossibilità di trovare, data l’età, un reinserimento occupazi6nale. L’aiuto prioritario che l’Italia può fornire, in conseguenza, è quello di sanare la carenza di assistenza sanitaria, quello di istituire, finalmente, quell’assegno sociale da noi richiesto fin dalla Prima Conferenza Nazionale dell’Emigrazione nel lontano 1975, procedere senza ritardi all'aumento delle pensioni in Convenzione INPS di cui dal primo gennaio, godono i pensionati in patria, rimborsare i connazionali che hanno subito il "corralito" per somme inferiori ai diecimila dollari.

Nelle ultime settimane molte Regioni italiane hanno programmato provvedimenti per venire incontro ai loro corregionali in Argentina, queste iniziative in ordine sparso creano sperequazioni nella nostra collettività, dato che gli aiuti sono di diverso carattere e di differente entità secondo le Regioni. Sarebbe auspicabile e molto più efficace un’azione coordinata fra tutte le Regioni. Come membro esperto della Consulta calabrese per l’Emigrazione ho avuto modo di constatare che l’invio di fondi risolve solo parzialmente la situazione dei corregionali in situazioni di precarietà. Ringraziamo la Regione Calabria per i tre miliardi stanziati, ma non saranno sufficienti per risolvere il problema.

La soluzione più efficace - come abbiamo detto - è quella dell’assegno sociale esteso, in maniera uguale, a tutti i meno abbienti della collettività.

Alcune Regioni hanno disposto il ricevimento di alcune centinaia di giovani figli di emigrati per inserirli in aziende regionali. Questo tipo di iniziative è certamente encomiabile ma, per forza di cose, viene goduto solo da una minima quantità di aspiranti e, inoltre, provoca quei drammi familiari che noi abbiamo vissuto al momento dell’imbarco verso altri lidi. Più efficace sarebbe quello di promuovere la creazione di piccole e medie imprese in loco.

E’ necessario non improvvisare ma svolgere un’azione unitaria fra Stato e Regioni.

Poiché in questa assemblea rappresento la FUSIE, la Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero, ho il dovere di trasmettervi un accorato appello per la salvezza della stampa italiana in Argentina. Da sempre abbiamo dovuto lottare per sopravvivere. al susseguirsi delle crisi economiche che progressivamente hanno deteriorato le attività produttive; oggi questa stampa si trova sull'orlo dell’abisso, e il"corralito" che ha congelato le risorse finanziarie, la svalutazione che sta annullando i nostri già assottigliati capitali, fa prevedere che, nel giro di qualche mese, gli organi che mantengono informata la co1lettività italiana in Argentina spariranno per sempre.

Tra questi "morituri" anche i miei periodici, in modo particolare, "L’Eco d'Italia" di Buenos Aires che, proprio quest’anno compie quarant’anni al servizio della comunità italiana in Argentina.

Chiedo, in conseguenza, - ha concluso Gaetano Cario - che i contributi della legge per l’Editoria dell’anno 2000 ci vengano immediatamente erogati con il raddoppio dell’ammontare degli stessi, previsto e approvato dalla legge, che si concretizzerà a partire dal gennaio del prossimo anno, e che venga anticipato con retroattività al primo gennaio di quest’anno. (Inform)


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