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INFORM - N. 32 - 14 febbraio 2002

Il risparmio degli immigrati ed i paesi di origine: l’immigrato come "mediatore per lo sviluppo"

ROMA - "Le rimesse inviate dagli immigrati in Italia stanno assumendo una dimensione sempre più rilevante (558 milioni di Euro, più di mille miliardi di lire) e costituiscono ormai uno spazio economico transnazionale in grado di unire migrazioni e sviluppo: è importante sottolinearlo come aspetto positivo in questo periodo di globalizzazione non sempre convincente. L’espressione "mediatori per lo sviluppo" pare quanto mai appropriata per descrivere la funzione nevralgica che spetta agli immigrati nel mondo di oggi": così ha affermato mons. Guerino Di Tora direttore della Caritas di Roma, presentando la ricerca condotta dal "Dossier Statistico Immigrazione Caritas" sul risparmio degli immigrati.

La ricerca "Il risparmio degli immigrati e i paesi di origine: il caso italiano", patrocinata dall’International Labour Organization, costituisce un rilevante contributo per la comprensione del ruolo dell’immigrato come soggetto economico di crescente importanza e non solo come destinatario di politiche assistenziali. Le conclusioni della ricerca impongono alle banche dei compiti innovativi, chiamandole a favorire l’invio delle rimesse come anche l’imprenditorialità degli immigrati nel nostro paese e in quello d’origine. Si inserisce in questa presa di coscienza il fatto che la Banca Antonveneta abbia messo a disposizione un contributo per la pubblicazione della ricerca.

I risparmi degli immigrati, in un contesto mondiale caratterizzato dalla tendenza a politiche migratorie restrittive e dalla preoccupazione di mettere in regola i conti interni dando minor peso alla solidarietà economica internazionale, costituiscono un forte incentivo allo sviluppo, da non trascurare (in molti paesi sono molto più elevati dell’aiuto che viene dall’estero) e da ricondurre a una funzione positiva dei migranti. Le differenze di reddito tra aree di esodo e aree di immigrazione sono così consistenti da rendere l’immigrato, attraverso l’invio dei soldi, una risorsa economica di fondamentale importanza. Sempre più spesso le rimesse costituiscono una sorta di strategia comunitaria, attraverso cui migliorare il reddito della famiglia nel paese d’origine e fornire altresì un contributo essenziale all’economia dell’intero paese (è questo il caso dell’Albania).

La ricerca si apre con una approfondita analisi dell’andamento delle rimesse a livello mondiale, che durante gli anni ’90 hanno sfiorato complessivamente la quota di 500 miliardi di dollari, esattamente 49,6 miliardi l’anno, più di 100.000 miliardi di lire. Rispetto agli anni ’70 questo importo complessivo è aumentato di ben sette volte ed è anche mutato il panorama dei paesi di destinazione sia quanto alla consistenza dei flussi monetari che per quanto attiene alla loro ripartizione, meglio rilevata nel tempo dal Fondo Monetario Internazionale.

Dopo aver analizzato il flusso delle rimesse per ogni singolo continente, la ricerca ha affrontato lo studio del contesto italiano. Il 1998 è stato l’anno in cui si è realizzato il sorpasso delle rimesse degli immigrati su quelle degli italiani residenti all’estero (oltre 760 miliardi di lire, per uno scarto di 225 miliardi rispetto alle rimesse inviate dai nostri emigrati). Il dato illustra una situazione tipica del processo di inserimento in un paese straniero: in una prima fase, quella dell’arrivo, la precarietà economica dovuta ad una instabilità ancora notevole non consente né un’adeguata capacità di risparmio, né un conseguente invio di denaro alla propria famiglia rimasta in patria. Ciò è possibile in una fase successiva, man mano che il loro inserimento verrà agevolato e godranno di maggiore tutela del loro lavoro e di più agevoli servizi nel trasferimenti dei fondi.

Nel 2000, dunque, l’ammontare complessivo delle rimesse inviate all’estero è stato di 1.138.000 milioni di lire (588,1 milioni di €). La quota pro-capite relativa a tutti i soggiornanti ammonta a 820.000 lire (€ 423,5), mentre quella calcolata solo sui titolari di un permesso per motivi di lavoro arriva a circa 1.187.000 lire (€ 613,0). Naturalmente l’importo sarebbe ancora superiore se si considerassero anche le somme di denaro inviate attraverso canali non ufficiali, come varie indagini non hanno mancato di mettere in evidenza.

Relativamente alle principali aree di destinazione delle rimesse, si nota una profonda inversione di tendenza dal 1990 al 2000. All’inizio dello scorso decennio la quota inviata ai Paesi in Via di Sviluppo era pari all’11,5%, mentre nel 2000 la sola Asia è giunta al 43,9%, attestandosi come primo continente di destinazione delle rimesse inviate dall’Italia. Segue l’Europa, con il 32,8%, e quindi l’America con il 16,2%. L’Africa (6,0%) si segnala per aver conosciuto nell’ultimo anno una forte crescita (+58,8%). In questo quadro complessivo, i filippini hanno dominato la scena per l’intero decennio per entità di rimesse inviate, passando da 34,3 miliardi di lire nel 1992 a 387 (199,9 milioni di €) nel 2000. (Antonio Ricci – Inform)


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