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INFORM - N. 32 - 14 febbraio 2002

Assemblea CGIE - Obiettivo mancato la riforma dei Comites. A marzo si deciderà sulle proposte di "emendamenti"

ROMA - L'assemblea del Consiglio generale degli italiani all'estero, che si è riunita alla Farnesina il 13-14 febbraio, aveva all'ordine del giorno, essenzialmente, due soli punti: la riforma dei Comites e la riforma del CGIE. Ma l'assemblea non ce l'ha fatta a portare a termine neppure il primo.

Tante "suggestioni", ma difficoltà a trasferirle sul piano della concretezza, del linguaggio legislativo. Eppure di questo c'è bisogno, per offrire al Parlamento una serie di veri e propri emendamenti al disegno di legge di riforma dei Comites. Un disegno di legge che nella precedente legislatura era stato approvato una prima volta dal Senato, successivamente era stato modificato dalla Camera e rinviato al Senato per un'approvazione definitiva che non è mai avvenuta. E non solo perché il Senato (più precisamente la Commissione Esteri-Emigrazione) intendeva apportare ulteriori modifiche al testo della Camera, ma perché il CGIE, su alcuni di questi emendamenti, non era d'accordo con i senatori e in questa incertezza si è arrivati al termine della legislatura.

Le elezioni per il rinnovo dei Comites, che si sarebbero dovute tenere nel giugno 2002, su richiesta del CGIE sono state frattanto rinviate di un anno, però il Ministero degli Esteri dovrà avviare al più tardi nel prossimo mese di ottobre le operazioni necessarie per organizzare le elezioni stesse. Di qui l'urgenza di riformare la legge per poterla applicare sin dalle elezioni del 2003.

Eppure si era partiti col piede giusto: la terza Commissione tematica del Consiglio generale "Diritti civili, politici e partecipazione" si era riunita sin da sabato 9 febbraio per l'analisi e la formulazione di proposte di riforma ed aveva predisposto un documento recante, in perfetto stile parlamentare, una serie di "emendamenti" al testo del disegno di legge dibattuto in Parlamento nella scorsa legislatura.

Ma in "aula" come è andata? "La discussione - spiega Gianni Farina del comitato di presidenza nella conferenza stampa conclusiva - è stata accesa, le opinioni divergenti, e questo è avvenuto perché le esperienze continentali e persino nazionali all'interno dei singoli continenti non sono simili, per processi integrativi, per consistenza della collettività, e ognuno di noi esprime una sensibilità diversa. Il problema è quello di raggiungere la maturità necessaria per arrivare ad una sintesi".

Inoltre occorre approvare una legge che sia dotata, secondo Farina, della necessaria elasticità. "Io credo che ciò sia possibile. Ad esempio, è stato posto un problema: in certi paesi vi è una miriade di Comites che non servono più, sono troppi. In altri (come in America Latina) vi sono spazi enormi su cui il Comites nemmeno riesce a ipotizzare un lavoro costruttivo, per cui ne occorrono più d'uno in una stessa circoscrizione consolare".

Come superare l'impasse? "Abbiamo deciso - risponde Tommaso Conte, anche lui del comitato di presidenza del CGIE - che entro il 28 febbraio ciascun consigliere avrà la possibilità di inviare al segretario generale Franco Narducci gli emendamenti che riterrà opportuni. Intanto padre Graziano Tassello, presidente della Commissione Cultura, si è preoccupato di annotare le principali proposte emerse da tutti gli interventi e la sua sintesi sarà opportunamente inviata a ciascuno di noi dal segretario generale unitamente agli emendamenti proposti da tutti i consiglieri".

Quando il CGIE si riunirà nuovamente in assemblea in occasione della Conferenza Stato-Regioni-Province autonome-CGIE (molto probabilmente giovedì 21 marzo) sarà così in grado di esaminare articolo per articolo il disegno di legge di riforma dei Comites e di approvare velocemente gli emendamenti da proporre al Parlamento.

E per quanto riguarda l'altro argomento all'ordine del giorno, la riforma del CGIE? Anche lì discussioni a non finire, posizioni molto differenziate - persino per quanto riguarda l'elezione a suffragio universale o di secondo grado come prevede la legge attualmente in vigore - ma nessuna decisione. "Abbiamo pensato di prenderci un po' più di tempo, fino all'assemblea ordinaria del CGIE che si terrà nella seconda settimana di luglio, e in quella sede dovremmo riuscire a definire la nostra proposta da presentare in Parlamento".

Si potrebbe parlare a lungo dell'impostazione da dare alle riforme Comites e CGIE... "Mi sono permesso di dire in assemblea che siamo in un manicomio - puntualizza Conte - perché quando chiedemmo il rinvio delle elezioni dei Comites immaginavamo che si potessero eleggere a suffragio universale sia i Comites che il CGIE, in un'unica tornata elettorale, mentre ora, dopo la raggiunta operatività della legge sull'esercizio del voto all'estero, le posizioni sono state ribaltate". (gc-Inform)


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