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INFORM - N. 30 - 12 febbraio 2002

Regione Veneto - Progetto rientro emigrati: primi risultati e analisi

VENEZIA - Aldo Rozzi Marin, coordinatore del "Progetto rientro emigirati" promosso dalla Regione Veneto, traccia un primo bilancio dell'iniziativa e, sulla base di un'elaborazione dei dati effettuata da Claudio Pitton, responsabile dello sportello di Cordoba, propone un identikit dei fruitori del progetto stesso

Il Progetto Rientro Emigrati, dopo la fase di rodaggio organizzativo, di presentazione alla stampa, alle istituzioni e imprese, nonché di osservazione a distanza da parte delle aziende, per verificarne le effettive possibilità, entra nel vivo.

Le imprese e le Associazioni di categoria del Veneto chiedono, in numero sempre crescente, di poter partecipare attivamente al Progetto, non solo perché spinte dalla maggior sensibilità prodotta dall’attuale situazione argentina, ma anche perché ormai si è consolidata negli imprenditori la fiducia che il Progetto Rientro Emigrati si basi, nel suo operare, su canoni di serietà e attenzione socio-economica alle esigenze delle diverse parti coinvolte.

Numerose sono, perciò, le offerte di posti di lavoro pervenute all’Ufficio Rientro Emigrati di Padova: si tratta di oltre 160 richieste di lavoratori, di cui 50 da parte di un importante gruppo siderurgico di Verona, che uniti ai 204 richiesti dalla Elettrolux-Zanussi, portano la quota di personale richiesto a 364 unità.

Osservando la natura delle richieste presentate, possiamo verificare che le aziende venete cercano lavoratori con caratteristiche e qualifiche diversificate: dato di fatto questo che rende possibile offrire una maggiore ampiezza di opportunità di lavoro in Italia agli emigrati di ritorno, sia pensando, quindi, a coloro che hanno un grado di specializzazione elevato, sia a quanti invece non abbiano alcuna specifica qualifica professionale.

Alcune aziende venete, in particolare del padovano e del veronese, sono già pronte a partire alla volta dell’Argentina per realizzare colloqui di selezione con i candidati e per perfezionare i contratti tra i candidati prescelti e le aziende.

Quando arriveranno in Argentina, le commissioni selezionatrici delle aziende venete troveranno, a loro supporto, un folto gruppo di esperti nel settore medico e psicologico, attivato dal responsabile dello sportello di Cordoba e lo sportello stesso garantirà supporto logistico-organizzativo per lo svolgimento dei colloqui, programmati secondo appuntamenti personali da compiersi nei giorni stabiliti di comune accordo con le aziende interessate.

Inoltre, tali aziende stanno, proprio in questi giorni, ultimando la sistemazione degli alloggi preposti ad ospitare gli emigrati di ritorno, non appena questi arriveranno in Italia, dove troveranno la sicurezza di un lavoro e di un’abitazione.

La relazione curata dal responsabile dello sportello di Cordoba, dott. Claudio Pitton, offre una panoramica immediata dell’analisi delle candidature pervenute allo sportello di Cordoba, in base ai seguenti indicatori: sesso, stato civile, cittadinanza, conoscenza della lingua italiana, livello di istruzione, distribuzione per province di provenienza, divisione in base all’attività economica di interesse.

L’elaborazione di tale nota informativa è stata condotta sui dati forniti da un campione di 1230 persone, di cui 620 hanno già presentato tutta la documentazione completa richiesta dal Progetto Rientro Emigrati.

Gli uomini che offrono la loro disponibilità di lavoro rappresentano il 75% del totale, mentre il rimanente 25% è costituito da donne. Il numero di persone sposate (51%) è molto vicino a quello dei single (44%), situazione che può essere spiegata con la constatazione che l’età media dei candidati si aggira sui 35 anni.

Più della metà degli interessati hanno completato i processi per l’ottenimento della cittadinanza italiana (55%), venendo a costituire, assieme a coloro il cui procedimento è ancora in corso (29 %), l’84% della totalità di persone rivoltesi allo sportello di Cordoba.

Il 13% dei candidati dichiara di conoscere un italiano fluente, mentre il 18 % non lo conosce per nulla. Unendo coloro che si qualificano secondo un buon grado di conoscenza della lingua italiana (21%) e coloro che dichiarano una conoscenza di base si raggiunge una percentuale del 69% dei candidati.

Secondo una classificazione che considera gli studi completati, il livello accademico conseguito è notevole, tanto che quasi il 60% ha ottenuto titoli di studio superiori al secondario.

I principali settori di attività economica scelti dai candidati mostrano una forte concentrazione nelle attività di contenuto tecnico e di estensione su larga scala: costruzioni 13,92%, elettrico/elettronico 10,15%, informatico 9,49%, metallurgico e settore del legno 8,86%.

Quei settori tradizionalmente più arretrati, o con una alto grado di circoscrizione a livello locale, registrano i valori più bassi, per esempio: agricoltura, tessile, alberghiero, arte, artigianato e industria del cuoio/calzaturiero.

In conclusione, è possibile apprezzare le seguenti caratteristiche comuni ai candidati: si tratta di persone giovani, con un età media di 35 anni, in larga maggioranza uomini; non si segnalano differenze apprezzabili per quanto riguarda lo stato civile; limitato è il numero di familiari a carico (media di un figlio); provenienza dalle classi medie, con elevato grado di istruzione e possibilità concrete di viaggiare, di pagarsi il trasferimento e la prima permanenza; in possesso della cittadinanza italiana, o in fase di ottenimento; buona conoscenza della lingua italiana; prevalente formazione accademica di livello universitario o corrispondente alle lauree brevi italiane. (Aldo Rozzi Marin-Veneti nel Mondo/Inform)


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