* INFORM *

INFORM - N. 29 - 11 febbraio 2002

Voto all'estero e realtà canadese

MONTREAL - "Voto agli italiani all’estero: molte perplessità e qualche certezza", era il titolo di un articolo apparso sul Corriere Italiano di Montréal del 30 gennaio 2002, nella rubrica "L’Opinione" di Ermanno Lariccia. Le preoccupazioni espresse dall’autore devono farci riflettere ed è per questo che bisogna parlarne. È legittimo porsi degli interrogativi di fronte ad una legge tanto dibattuta e che, finalmente, riguarda tutti gli italiani. Tutti coloro che sono in possesso della cittadinanza italiana. La legge 27 dicembre 2001 n. 459 "norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 4 del 5 gennaio 2002, giunge dopo le necessarie modifiche costituzionali che hanno interessato l’art. 48, che istituisce la Circoscrizione estero e gli articoli 56 e 57, che stabiliscono il numero dei parlamentari che saranno eletti in questa circoscrizione, vale a dire: 12 deputati e 6 senatori. Questi cambiamenti hanno introdotto alcune novità fondamentali, rispetto a prima: quella di consentire agli italiani residenti all’estero di votare rimanendo nel paese di accoglienza; quella di votare per corrispondenza; quella di votare per un proprio rappresentante che dovrà essere, al momento della candidatura, cittadino italiano residente all’ estero da almeno cinque anni.

Ora, condivido l’orgoglio e l’entusiasmo di Lariccia quando afferma che: "Il diritto di voto rappresenta per noi una grande ed importante conquista: anche noi italiani che viviamo fuori dall’Italia abbiamo la possibilità di far ascoltare alle autorità italiane e, tramite esse, a tutti gli italiani, la nostra voce. Di questo ne siamo orgogliosi perché rafforza in noi il senso della democrazia e della libertà e ci incoraggia a mantenere alti i valori culturali, sociali e civili della nostra terra". Condivido anche le sue preoccupazioni, sulla reale possibilità dei candidati di farsi conoscere in ripartizioni così estese geograficamente e così eterogenee sotto il profilo economico-sociale-politico, con le risapute carenze croniche dei mezzi d’informazione. Qualche perplessità condivisibile emerge anche sul sistema proporzionale, quando afferma: "E i partiti sceglieranno coloro a cui fa più comodo per i loro interessi politici e non sarà la base popolare a sceglierli liberamente".

Non posso, però, condividere il suo allarmismo quando dice: "ora tutti sappiamo che cosa è una campagna elettorale: si tratta di feroci baruffe tra partiti che mettono in agitazione tanta gente con dispendio di soldi e di energie". E poi, continua: ve lo immaginate cosa accadrà nelle varie comunità: divisioni e lotte intestine tra miriadi di illusi che lotteranno per una candidatura alla Camera dei deputati o al Senato italiani quando le possibilità di vincere sono più che striminzite?

Vorrei far notare a Lariccia, come a tutti coloro che la pensano come lui, che il dibattito politico è vitale, anche quando emergono delle differenze di opinioni. Ma questo avviene in ogni campagna elettorale, sia in Italia che in Canada o altrove, dove c’è in gioco il consenso degli elettori. L’importante è, a mio avviso, che tutti si attengano alle regole del paese ospitante e diano prova di civismo.

Nel caso del Canada, in particolare, ci sono posizioni sicuramente da rivedere che si tramandano da anni. Infatti, mentre con la ripartizione della Circoscrizione estero in quattro aree la legislazione italiana ha voluto dare una rappresentatività geografica più diretta ai futuri parlamentari della Circoscrizione estero, il Canada, proprio per questo, ha da tempo sollevato delle obiezioni. Forse le preoccupazioni del Canada vanno oltre, magari ancora legate agli atavici timori istituzionali che il voto agli italiani residenti all’estero vada a stabilire una "pericolosa" (o fastidiosa) "correlazione su base geografica tra territorio canadese e la rappresentanza nell’ambito del parlamento italiano"? Ma a chi potrebbe realmente nuocere una tale evenienza?

I più informati ricorderanno le inquietudini espresse da Mirko Tremaglia alle agenzie di stampa nazionali ed internazionali sul diniego all’esercizio di voto degli italiani all’estero sul fronte canadese, datate 30 novembre 1999. E ciò nonostante la fiducia espressa in una lettera inviatagli dell’allora Sottosegretario Toia, sulla buona volontà dimostrata dal Canada nel "superare" le proprie posizioni di intransigenza, tenute sino a quel momento e sulla disponibilità dello stesso Governo canadese a cambiare atteggiamento in relazione alla "possibilità di permettere l’esercizio del diritto di voto per gli italiani ed italocanadesi residenti nel paese" a patto "di fare maggiore chiarezza sulle modalità necessarie da concordare fra Italia e Canada" per consenire consultazioni elettorali normali anche in quest’area del mondo abitata da centinaia di migliaia di italiani.

Parole incoraggianti, certo, dietro alle quali, però, da due anni si sono arenate tutte le buone intenzioni manifestate allora. Cosa si nasconde, dunque, dietro questo comportamento del Canada? Chi fa pressione sul Governo canadese affinché mantenga tale posizione?

Quindi per gli italiani in Canada, per il momento, l’unica via percorribile per votare rimane quella di rientrare in Italia. Eppure i francesi residenti in Canada votano per l’elezione del loro "Conseil Supérieur des Français de l’Étranger", (http://www.csfe.org/elections/guide/intro.htm). La legge che lo istituisce, però, vieta ogni propaganda all’estero ad eccezione dell’invio agli elettori, in busta chiusa, delle circolari sulle modalità di voto, delle schede elettorali e delle liste dei candidati. Tale legge autorizza, inoltre, l’affissione della propaganda elettorale nelle Ambasciate, nei Consolari e, in accordo con i paesi ospitanti, in locali appositamente predisposti. Forse è un esempio utile. D’altronde anche in Italia i famosi "comizi" non si tengono più nelle piazze, ma in luoghi chiusi e facilmente controllabili.

Speriamo che le cose cambino e che anche gli italiani in Canada possano cogliere questa splendida opportunità di rinsaldare i legami con la terra d’origine e di poter proporre direttamente al Parlamento i tanti problemi, ancora insoluti come la Rai, l’Alitalia, le pensioni, la cittadinanza, il diritto di mantenere viva la lingua italiana e a trasmetterla ai nostri discendenti, ecc…. Tutti problemi per i quali ci siamo sempre battuti, scrivendo a destra e a manca, cercando di carpire l’attenzione di qualche politico di passaggio a Montreal.

Non possiamo mancare questa opportunità, è una nuova sfida che dobbiamo affrontare con spirito positivo, evitare di seminare preoccupazioni e allarmismi inutili. Mi riferisco in modo particolare a coloro che sono preposti all’informazione, perché d’ora in avanti saranno loro a giocare un ruolo chiave. Sarà, infatti, compito della stampa, della televisione e della radio, fare giungere l’informazione agli italiani all’estero. Per questo su di loro grava una grande responsabilità che il Governo italiano deve riconoscere per il bene di tutti gli italiani all’estero. (Giovanni Rapanà*-Inform)

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* Presidente del Comites di Montreal


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