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INFORM - N. 27 - 7 febbraio 2002

Dino Nardi (CGIE): dopo la legge sul voto all’estero quale futuro per Comites e CGIE ?

 

ZURIGO - L’obiettivo del voto all’estero, e cioè la possibilità di poter esprimere in loco il proprio voto per il parlamento italiano, è stato perseguito dagli emigrati da lungo tempo. Solo lo scorso 20 dicembre l’obiettivo è stato centrato: grazie alla tenacia che ha avuto a tal proposito il CGIE in questi ultimi anni ed anche grazie alla politica delle grandi intese tra i vari partiti politici, come ricorda sempre il Ministro Tremaglia, che ha consentito di far approvare la legge con una maggioranza, addirittura, "bulgara". Così che gli italiani all’estero potranno, in futuro, essere rappresentati nel parlamento della Repubblica da dodici deputati e sei senatori e partecipare, non dimentichiamolo, anche alle votazioni per i referendum popolari sui quali viene chiamato ad esprimersi periodicamente il popolo italiano. Oltretutto gli italiani all’estero potranno farlo vot ando comodamente per corrispondenza! Ma, a questo punto, cosa accadrà con i Comites (eletti oggi a suffragio universale) e con il CGIE (eletto invece con un sistema di secondo grado da un’assemblea di Grandi Elettori), due organismi istituzionali che, per anni, sono stati gli unici a rappresentare gli italiani all’estero? Questa è una domanda sulla quale stanno riflettendo in questo periodo i Comites di tutto il mondo, dovendo esprimere i loro pareri e le loro proposte al CGIE che, proprio sulla sua autoriforma e quella dei Comites discuterà nella sua assemblea generale della prossima settimana. Anche in Svizzera, naturalmente, ci si è posti il quesito. Ebbene, ad avviso dello scrivente, ma non solo, è ovvio che anche in futuro ci sarà bisogno di organismi di rappresentanza intermedi tra le comunità italiane all’estero ed i suoi parlamentari votati nella Circoscrizione Estero e quindi dei Comites e del CGIE. Questo per il semplice motivo che le aree geografiche (collegi) che esprimeranno i loro parlamentari saranno talmente vaste da rendere difficilissimo, se non impossibile, un rapporto diretto e costante tra eletti ed elettori anche perché il parlamento italiano non lavora per sessioni periodiche bensì tutto l’anno ed è pertanto arduo immaginare come gli eletti nella Circoscrizione Estero possano raggiungere, nei fine settimana, i loro collegi elettorali corrispondenti a quattro grandi aree: Europa (compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia), Amer ica meridionale, America settentrionale e centrale, Africa/Asia/Australia/Oceania/Antartide. Anzi, probabilmente, i dodici deputati ed i sei senatori, dovranno trovarsi casa a Roma e risiedervi per lunghi periodi nel corso dell’anno. Pertanto è allora evidente che, in futuro, sia i Comites che il CGIE avranno un ruolo ancora più importante di oggi come strumenti indispensabili di raccordo tra i cittadini italiani all’estero ed i loro rappresentanti diretti in parlamento, quantomeno finché il parlamento italiano non deciderà di programmare i suoi lavori per sessioni (come già avviene in altri Paesi, per esempio la Svizzera) consentendo, così, ai parlamentari di poter ritornare e risiedere periodicamente nei rispettivi collegi elettorali. Resta, se mai, necessario, sia per i Comites che per il CGIE, rivederne le modalità di elezione e le loro funzioni rispetto ad oggi.

Ecco alcune proposte per stimolare il dibattito. Per i Comites, il disegno di legge che non terminò l’iter parlamentare nella scorsa legislatura, con alcune limature, può anche andar bene. Ma, a parere dello scrivente, ne andrebbe comunque ridotto il numero, anziché ampliarlo, limitandone la costituzione nelle sole circoscrizioni dei Consolati Generali e dei Consolati, purché vi risieda una comunità italiana numericamente importante, poiché rappresentando un numero ben più consistente di cittadini acquisirebbero in autorevolezza sia i Comites che gli stessi suoi componenti. Garantendo, ovviamente, dei finanziamenti adeguati e puntuali da permetterne la funzionalità. In secondo luogo la loro elezione dovrebbe pure avvenire per corrispondenza. Infatti non si giustificherebbe più una loro elezione con il sistema tradizionale dei seggi e delle cabine elettorali quando, per eleggere i parlamentari nella Circoscrizione Estero, si uti lizzerà, ormai, il voto per posta. Inoltre la loro elezione dovrebbe avvenire contemporaneamente alla votazione per il parlamento, facendone corrispondere anche la durata della legislatura: da un lato si risparmierebbe tempo e denaro e, dall’altro, le due elezioni contestuali avrebbero un reciproco effetto traino che consentirebbe, probabilmente, una maggiore partecipazione al voto per entrambe le votazioni. Mentre per il CGIE, pur riservandogli compiti più o meno analoghi agli attuali, si dovrebbe prevederne una funzionalità ancora più accentuata a livello di continente, ovvero di collegio elettorale, e ne dovrebbero far parte unicamente i presidenti dei Comites. Una volta l’anno dovrebbe tenersi una Conferenza mondiale dei presidenti dei Comites allargata ai presidenti delle Consulte regionali dell’emigrazione ed ai rappresentanti delle associazioni e delle organizzazioni nazionali italiane che si occupano delle problematiche degli italiani all’estero. Cosicché i parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero, a parte i rapporti diretti che riusciranno ad intrattenere con le comunità da loro rappresentate, potranno avere come interlocutori i singoli Comites, gli Intercomites di nazione (o strutture analoghe, comunque si vogliano definire), i Consigli Generali di Collegio elettorale ed infine la Conferenza mondiale dei presidenti dei Comites. Mentre, a scadenza biennale, anzi che triennale, dovrebbe, poi, continuare a tenersi la Conferenza Stato-Regioni/Province autonome-Cgie con il compito fissatole dall’articolo 17 bis dell’attuale legge del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e cioè di indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all’estero.

Il dibattito è aperto! (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela del CGIE, Presidente Ital-Uil Svizzera


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