* INFORM *

INFORM - N. 24 - 4 febbraio 2002

RASSEGNA STAMPA

La Stampa, 4.2.2002

"El Alamein, meglio se avessimo vinto"

Il ministro Tremaglia al sacrario delle vittime italiane: "Dalla nostra parte combatteva Hitler? Sì, però dall´altra combatteva Stalin" "Portiamo qui i ragazzi delle scuole ad abbeverarsi di eroismo"

"E' stata la battaglia delle battaglie, la battaglia conclusiva. E non occorre essere strateghi per capire che se passava El Alamein davvero si poteva capovolgere la situazione". La cerimonia al sacrario delle vittime italiane affacciato al deserto e al mare, un torrione ottagonale costruito dal colonnello Paolo Caccia Dominioni un centinaio di chilometri da Alessandria d'Egitto, è appena terminata: quello che Mirko Tremaglia, ministro per gli italiani nel mondo, chiama il suo terzo "pellegrinaggio" - dopo il viaggio a Marcinelle per ricordare i nostri emigrati vittime della tragedia nella "miniera maledetta", l'8 agosto del 1956, e a Manhattan per rendere omaggio ai morti degli attentati alle Twin Tower - sta per finire. La celebrazione, preceduta dalla visita al sacrario tedesco e a quello degli avversari in guerra, gli inglesi e i greci, si è svolta in uno spirito e con stile bipartisan: "Onore ai morti del Commonwealth, onore ai morti greci, onore ai morti tedeschi", ha detto il ministro deponendo le corone e ricordando la volontà e il dovere di ricordare "tutti i caduti di tutte le parti".

Conversando con i giornalisti, adesso, Tremaglia cambia registro. "Nel rispetto di tutti i morti, sarebbe stata davvero meglio vincerla questa "battaglia di tutte le battaglie"?", gli viene chiesto alludendo alla possibilità di un successo dell'asse Mussolini-Hitler e alle sue conseguenze per Europa e il mondo. "Certo, uno fa la guerra da volontario per vincerla. E se da una parte intravvedevi Stalin dall'altra intravvedevi Hitler", è la risposta. Con Stalin tuttavia c'erano anche gli ame ricani. "Ma con gli americani c'era anche Stalin, che fu determinante. Perché se qui noi abbiamo perso, a Stalingrado Stalin ha vinto". Tremaglia proporrà al governo di sponsorizzare le visite delle scuole italiane a El Alamein perché i ragazzi d'oggi "vengano qui ad abbeverarsi di eroismo". Il suo richiamo al sacrificio dei soldati italiani morti nella compagna d'Africa e ai valori della patria esaltati anche dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli sollecita spesso emozione e commozione, durante le cerimonie al sacrario che raccoglie le spoglie di 4634 soldati italiani - 2187 dei quali senza un nome - caduti fra le dune di El Alamein nell'autunno di 60 anni fa. Di quei morti, Tremaglia rivendica i valori: "Lasciamo stare che i giovani fascisti si chiamavano come si chiamavano. Ci sono esempi che vanno studiati per capire i principi che li hanno ispirati e che dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi: non è giusto che quelli che hanno dato la vita per la patria siano sconosciuti". Di quei morti, il ministro rivendica l'esempio: "Hanno dato la vita, erano ragazzi che credevano in certi valori educativi e andarono in guerra per entusiasmo, non perché erano guerrafondai".

Della delegazione fa parte anche Giovanni Bianchi, già leader del partito popolare oggi nella Margherita. Da tempo sostiene le battaglie di Tremaglia in favore degli italiani nel mondo: "La manifestazione si è mantenuta sul livello segnato dal messaggio del Capo dello Stato (che contiene una "esortazione vibrante a considerare l'immenso sacrificio umano come un monito e un impegno affinché simili tragedie non si ripetano mai più"). "I giudizi espressi in conferenza stampa vedono un prevalere dell'uomo politico di An e dei suoi elementi personali sull'uomo di governo in rappresentanza della nazione", commenta. "Rendere omaggio alle vittime non implica il medesimo giudizio sulla vicenda storica. L'eroismo dei poveracci aumenta la responsabilità di chi li ha costretti a morire". (Dall'inviato Emanuele Novazio)

Corriere della Sera, 4.2.2002

Tremaglia ricorda El Alamein: "Sarebbe stato meglio vincere"

EL ALAMEIN (Egitto) - Mentre Gianfranco Fini dichiara che eviterebbe di definire un’altra volta Benito Mussolini lo statista più grande del XX secolo, Mirko Tremaglia non se la sente di nascondere una sua profonda convinzione: se l’Italia del Duce avesse vinto la Seconda guerra mondiale sarebbe stato un bene. A 17 anni d’età volontario nella Repubblica sociale e adesso, a 75, anziano e paterno leone di Alleanza nazionale, il ministro per gli Italiani nel mondo lo ha ammesso di fatto ieri durante un pellegrinaggio nella pianura desertica egiziana tra i sacrari eretti per i circa 17 mila italiani, 13.500 britannici e novemila tedeschi caduti a El Alamein nel 1942.

"Questa è stata la battaglia delle battaglie", ha detto Tremaglia ai giornalisti rievocando i combattimenti tra le forze dell’Asse e l’VIII armata di Montgomery. "Se passava El Alamein, passava tutto. Si poteva capovolgere la situazione", ha sottolineato. Ministro, a distanza di tanti anni, nel rispetto di tutti i caduti, una domanda: lei ritiene che sarebbe stato davvero meglio vincerla, la "battaglia delle battaglie"? Risposta: "Certo. Uno fa la guerra, da volontario, per vincere. Ho capito l’interrogativo. Ma se da una parte intravedevi Hitler, dall’altra intravedevi Stalin. Quindi...". C’erano anche gli americani, però, dall’altra parte. "Sì, ma con loro Stalin, che fu determinante. Perché se qui abbiamo perso, a Stalingrado Stalin ha vinto".

E’ stata una tesi che ha messo in imbarazzo altri partecipanti a una visita improntata, per il resto, a un raro spirito bipartisan. Una tappa al sacrario britannico con Tremaglia che depone una corona di alloro ed esclama: "Onore ai caduti inglesi e del Commonwealth!". Scena simile per l’Afrika Korps. Poi una messa per i nostri soldati e corona agli ascari libici per la "grande fedeltà alla Patria italiana", formula sulla quale a Tripoli forse avranno da ridire. Dietro al ministro, alla moglie Ita, all’ambasciatore Mario Sica, un particolare concentrato di unità nazionale: il parlamentare del Ppi Giovanni Bianchi che ha evitato di approvare la guerra in Afghanistan, l’ex deputato ds Marco Pezzoni che è consigliere di Tremaglia sul voto all’estero, il reduce dei "Giovani Fascisti del Regio Esercito" Antonio Cioci dall’invidiabile tempra giovanile pur avendo perso una gamba ad El Alamein.

"L’eroismo dei giovani morti qui aumenta la responsabilità di chi li costrinse a morire", è stato il commento di Bianchi. Secondo il ministro, gli studenti dovrebbero visitare El Alamein per "abbeverarsi di eroismo". La proposta riceverà adesioni non incondizionate. "Però Tremaglia ha il mio rispetto", precisa Bianchi. (dall'inviato Murizio Caprara)


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