* INFORM *

INFORM - N. 20 - 29 gennaio 2002

Dal "Messaggero di Sant'Antonio", edizione italiana per l'estero, febbraio 2002

Intervista a Carlo Marsili, direttore per gli Italiani all’estero

"Farnesina, l’anno del rilancio". Bisogna superare personalismi e visioni riduttive. Il voto in loco darà un impulso nuovo all’attività del Ministero degli Esteri.-

ROMA - Dopo la definitiva approvazione della legge che consente il voto in loco ai connazionali all’estero e l’elezione di alcuni parlamentari residenti fuori dai confini nazionali, e alla vigilia della Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie, il direttore del "Messaggero di Sant'Antonio, edizione italiana per l'estero, padre Luciano Segafreddo, ha intervistato Carlo Marsili, direttore generale per gli Italiani all’estero della Farnesina.

A quali adempimenti dovrete far fronte per consentire l’esercizio del voto in loco ai nostri connazionali?

Ci sono innanzitutto delle conseguenze che riguardano la nostra comunità all’estero, diventata ormai pienamente partecipe del processo politico italiano. È stato un grandissimo successo ottenuto dal ministro Mirko Tremaglia. Accanto a questo importante traguardo, ci sono gli adempimenti in vista del voto e riguardano il riordino delle anagrafi, dato che per l’esercizio del voto sono necessari i nominativi e gli indirizzi esatti dei circa 4 milioni di connazionali all’estero. Abbiamo già iniziato un’azione di verifica delle anagrafi consolari, ma quest’operazione va portata avanti con la collaborazione dei nostri connazionali. Sono loro che devono farsi vivi, notificando ai consolati gli indirizzi di residenza e l’ubicazione della loro abitazione, dato che si voterà per posta. Poi ci sono gli adempimenti che i consolati dovranno portare avanti e ciò richiede il rafforzamento e la riorganizzazione della rete consolare, nonostante le poche risorse disponibili.

A marzo avrà luogo la Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie. Quali proposte farà il Ministero degli Affari esteri?

La Conferenza sarà una grande occasione per confrontarci con le Regioni in materia di connazionali all’estero. Finora abbiamo dialogato, unitamente al Ministero degli italiani nel mondo, con il Cgie, e insieme abbiamo fatto un buon lavoro. Le Regioni svolgono, e svolgeranno sempre di più, una politica per l’emigrazione; hanno un loro ruolo costituzionale, ma emerge sempre più l’esigenza di un coordinamento delle loro iniziative con i Ministeri degli Esteri, degli Italiani nel Mondo e il Cgie. Questo sarà l’obiettivo essenziale della Conferenza, unito all’impegno di trovare le sinergie per portare avanti, tutti insieme, i grandi temi che riguardano gli italiani all’estero, come la lingua e la cultura italiana, il lavoro, l’assistenza e la solidarietà, l’associazionismo, i diritti di cittadinanza e l’informazione.

Da più parti gli organismi in campo migratorio avanzano da tempo la richiesta di un maggiore e migliore coordinamento tra tutti i soggetti interessati. Come snellire l’attività di questi enti?

L’esigenza primaria è il coordinamento tra i vari soggetti, coordinamento che ridurrà per forza i soggetti interessati a quelli che operano essenzialmente a favore degli italiani nel mondo, come i Ministeri degli Esteri e quello per gli Italiani nel mondo, che già agiscono insieme; il Cgie, a cui i due Ministeri fanno riferimento nell’intento di portare avanti una politica indicata da questo Consiglio; le Regioni e, infine, le associazioni che dovranno essere maggiormente operative, coordinate con le Regioni, le ambasciate, i consolati e il nostro Ministero. Insieme dovremo seguire le grandi linee politiche che il governo e il Parlamento decideranno di portare avanti, lavorando in maniera coordinata per servire meglio gli interessi dei nostri connazionali.

La riforma federale dello Stato italiano va, almeno sulla carta, nella direzione di una più consistente attribuzione di poteri agli enti locali. Cosa intende fare la Farnesina per operare in sinergia con le Regioni?

Sono convinto che le Regioni, alla luce di questa grande Conferenza, in futuro orienteranno la propria attività in maniera più coordinata anche con amministrazioni centrali. Le Regioni sono un grandissimo soggetto istituzionale, con iniziative e disponibilità economiche capaci di affrontare una serie di problematiche che interessano le nostre collettività all’estero. Bisogna però rivitalizzare le Consulte regionali che talvolta non funzionano, mentre vanno coordinate in sintonia con la politica della Regione, attraverso i vari assessorati preposti all’emigrazione.

Come si possono appianare quelle disparità legislative e finanziarie che fanno delle Regioni a statuto speciale degli enti di serie A e le altre Regioni dei soggetti che hanno spesso le mani legate e molti meno soldi nel budget?

È un problema di ridistribuzione delle risorse che spetta indubbiamente al governo centrale. È fatale che le Regioni a statuto speciale, più o meno ricche, possano muoversi con legislazioni talvolta più incisive e più rapide. Su questo, la Farnesina non ha modo d’intervenire, mentre gli interventi a carico del nostro Ministero saranno orientati in sintonia con le Regioni, senza disparità. Si tratta infatti di raggiungere un equilibrio più soddisfacente.

I mass media sono il principale legame affettivo tra l’Italia e gli italiani nel mondo. Di fronte alle frequenti débâcle della Rai, che non riesce a far fronte alle loro richieste, spesso per ristrettezze economiche, il MAE intende intervenire con finanziamenti mirati?

Io credo che sia giusto fornire agli italiani all’estero le informazioni che si aspettano, ma rimane il grosso scoglio delle ristrettezze economiche. La Farnesina ha la possibilità di fare degli interventi, come quelli a favore di agenzie d’informazione che operano per le nostre collettività, ma i finanziamenti messi a nostra disposizione dal Ministero del Tesoro sono ridotti. Il ministro Tremaglia si è impegnato ad ottenere dei finanziamenti più consistenti per la stampa d’emigrazione: da circa 1 milione a circa 4 milioni di euro, incrementando così il settore dell’informazione.

Scuole e università, pubbliche o private, all’estero denunciano spesso una scarsa attenzione dello Stato italiano nel sostegno e nella promozione della nostra lingua e cultura. Il MAE intende affiancarsi alle iniziative oggi ancora appannaggio di fondazioni o associazioni?

È evidente che se si perde terreno nel settore della lingua e della cultura italiana, si perde il contatto con le collettività italiane più giovani, il che significherebbe la fine dei contatti con le nostre collettività all’estero. Come direzione generale degli italiani all’estero in questo momento organizziamo circa 25 mila corsi in tutto il mondo, con 500 mila utenti, con l’intento di inserire questi corsi nel curriculum scolastico dei giovani, in modo che sia una materia prevista dagli ordinamenti locali. Siamo riusciti in parecchi casi, ma se anche resta molto da fare questo è l’obiettivo che vogliamo portare avanti. Tra l’altro stiamo elaborando i "piani Paese", d’intesa con il Cgie per rivedere le nostre forme d’intervento e di sostegno finanziario d’accordo con i rappresentanti eletti delle nostre collettività.

Di fronte alle due categorie dell’emigrazione, quella tradizionale e quella dei discendenti di terza/quarta generazione, è ormai pressante la necessità di adottare una politica capace di salvaguardare la nostra presenza italiana nel mondo. Esistono dei progetti congiunti del MAE e del Ministero degli Italiani nel mondo?

Un primo obiettivo è di finalizzare meglio i corsi di lingua e cultura italiana, l’altro è di vedere che cosa i giovani vogliono. Purtroppo partecipando a tante riunioni all’estero, mi sono accorto che i giovani sono assenti e questo è un brutto segno. Se l’emigrazione organizzata perde il contatto con i giovani, ci viene a mancare il contatto diretto con coloro che costituiscono il futuro della nostra presenza nel mondo. D’accordo con il Cgie, i due Ministeri hanno programmato una Conferenza destinata esclusivamente ai giovani. Saranno loro a farsi "parte dirigente", comunicando a noi le loro aspettative, i loro interessi. La loro domanda può variare, in rapporto ai Paesi di provenienza, ma sono convinto che uscirà un’indicazione abbastanza omogenea che permetterà ai nostri due Ministeri e al Cgie di orientare una nuova politica per i giovani italiani all’estero.

Di fronte alle emergenze di alcuni Paesi dell’America latina, è necessario trovare risposte adeguate a quella fascia della terza età che spesso continua a patire il dramma dell’emigrazione nonostante viva da 30, 40 o 50 anni all’estero.

Grazie ad un’azione congiunta con il Ministero degli italiani nel mondo, siamo riusciti ad ottenere, da parte del Parlamento, dei finanziamenti straordinari destinati alle fasce più disagiate delle nostre comunità all’estero e stiamo affrontando anche la drammatica situazione dell’Argentina, che coinvolge anche tanti anziani italiani. Con l’approvazione di un decreto legge, gli organici dei nostri consolati potranno seguire meglio, in loco, le pratiche di assistenza diretta e indiretta, agevolando la ricostruzione della cittadinanza italiana per quei connazionali che desiderano venire in Italia per lavoro. (Luciano Segafreddo-Messaggero di sant'Antonio/Inform)


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