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INFORM - N. 14 - 21 gennaio 2002

UNHCR: il rimpatrio dei rifugiati afghani essenziale alla ricostruzione

ROMA - Il capo missione dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Afghanistan si è rivolto ai rappresentanti presenti alla Conferenza di Tokyo sulla ricostruzione dell'Afghanistan per ricordare le necessità di milioni di rifugiati che intendono ritornare nel paese martoriato da oltre 20 anni di guerra. "Non si può parlare di ricostruire la società afghana se milioni di persone che sono state costrette alla fuga vengono escluse da questo processo, ha affermato Filippo Grandi, rappresentante dell'UNHCR in Afghanistan. "Mi auguro che la comunità internazionale non si dimentichi di sostenere la reintegrazione dei rifugiati e che finalizzi l'aiuto alla ricostruzione non solo alle zone urbane, ma anche ai villaggi e alle aree rurali cosi da consentire il definitivo ritorno delle persone nei propri luoghi di origine."

L'UNHCR stima che almeno 4 milioni di rifugiati afghani si trovino fuori del paese e circa 1,3 milioni siano gli sfollati all'interno dell'Afghanistan come conseguenza di oltre due decenni di guerre, quattro anni di siccità e limitatissime risorse economiche. Dalla caduta del regime dei talebani lo scorso novembre, almeno 100 mila afghani sono rientrati in patria dai paesi limitrofi e centinaia di migliaia di sfollati sono ritornati nelle loro case. Solo l'aiuto internazionale mirato a migliorare le infrastrutture, l'agricoltura e l'economia del paese può consentire a questa gente di sostenersi nel medio e lungo periodo.

L'Alto Commissariato ha in programma per quest'anno un progetto per il ritorno a casa e la reintegrazione di centinaia di migliaia di rifugiati e sfollati. L'Agenzia fornirà assistenza al trasporto, aiuti di prima necessità, materiali per l'alloggio e progetti per riattivare l'economia delle comunità.

"Faremo tutto quello che è nelle nostre facoltà per aiutare gli afghani a ritornare a casa, ma c'è un limite all'aiuto umanitario", ha sottolineato Grandi. "La sfida consiste nel creare un ponte tra l'aiuto umanitario d'emergenza e la ricostruzione a lungo termine fornita dalle agenzie di sviluppo, così da inserire nel nuovo Afghanistan tutti quegli afghani istruiti e capaci, attualmente costretti all' esilio". (Inform)


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