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INFORM - N. 13 - 18 gennaio 2002

Provincia di Trento e associazioni imprenditoriali insieme per aiutare i trentini d’Argentina

TRENTO – "Non vogliamo incentivare il rientro degli emigrati trentini residenti in Argentina, anche perché questo significherebbe lanciare un inaccettabile segnale di sfiducia nei confronti di un paese che ha invece bisogno di essere sostenuto, per superare la crisi che l’attanaglia. Al tempo stesso, però, vogliamo offrire un aiuto concreto ai nostri conterranei: questo significa da un lato essere vicino a coloro che, comunque sia, hanno deciso di rientrare in Trentino, dall’altro mettere a punto tutta una serie di misure da realizzare sul posto, in aggiunta a quelle già esistenti".

Questa in sintesi la posizione della Provincia autonoma di Trento nei confronti della difficilissima situazione in cui versa l’Argentina, esposta il 17 gennaio dall’assessore all’emigrazione Sergio Muraro ai vertici delle organizzazioni imprenditoriali, di cui è stata richiesta la collaborazione. All’atto pratico, la Giunta ha già deciso – con un emendamento da inserire nella Collegata al Bilancio 2002 – un piano straordinario di interventi di circa 3 miliardi, per far fronte alle emergenze più gravi. Ma l’intenzione è anche quella di dar vita ad una commissione congiunta che elabori un piano di interventi a medio termine, e che contempli tra l’altro iniziative sul versante della formazione professionale, del sostegno alle cooperative di produzione e lavoro già avviate negli ultimi dieci anni in Argentina, e delle partnership industriali.

Riguardo ai rimpatri, il responsabile dei progetti della Provincia autonoma in America Latina Ciro Russo ha spiegato come in realtà questa possibilità sia riservata al momento solo ad una piccola minoranza dei circa 80mila (le cifre al proposito sono molto incerte) cittadini argentini di origine trentina, ovvero a quelli che sono già in possesso della cittadinanza italiana. Tutti gli altri incontrerebbero comunque difficoltà notevoli – in sostanza le stesse di un qualsiasi cittadino extracomunitario che voglia entrare in Italia - anche perché i consolati d’Argentina oggi sono letteralmente sommersi di richieste riguardanti il passaporto italiano, e impiegano anni per evadere le pratiche. Si consideri tra l’altro che fino al novembre del 2000, quando è stata varata una nuova legge in materia, i trentini emigrati prima del passaggio del Trentino dall’Impero Austroungarico all’Italia non venivano considerati di origine italiana, e quindi non avevano nemmeno mai potuto avviare le pratiche per la doppia cittadinanza.

La Provincia predisporrà un pacchetto di interventi per accogliere coloro che desiderino rientrare in Trentino e abbiano fin da ora la possibilità di farlo. Si chiederà all’Itea di mettere a disposizione degli alloggi (già adesso una quota di alloggi pubblici è riservata agli emigrati), verrà aumenta la copertura economica per le spese relative al reimpatrio di persone e cose (oggi la percentuale a carico dell’ente pubblico è del 90 per cento, sarà elevata al 100 per cento), e verrà stanziata per ogni "rientrante" una prima somma – di circa 3 milioni – con la quale sostenersi al momento dell’arrivo in Trentino.

E ovvio però che è necessario soprattutto offrire concrete occasioni di impiego: per questo la collaborazione con le categorie imprenditoriali – industria, artigianato, agricoltura, settore turistico- alberghiero, cooperative – risulta di fondamentale importanza. Tra l’altro – come sottolineato dal presidente dell’Associazione industriali Gianfranco Pedri – ciò tornerebbe a vantaggio di tutti: degli imprenditori, che notoriamente non riescono a reperire in Trentino tutta la forza lavoro di cui abbisognano, e dei lavoratori argentini.

Per fare incontrare domanda e offerta l’idea è quella di aprire due sportelli: uno in Argentina, che raccolga le richieste di coloro che intendono rientrare, e uno a Trento, per valutare la disponibilità di posti di lavoro. Riguardo al problema degli alloggi, gli imprenditori hanno proposto di esplorare anche altre strade oltre a quella dell’Itea, ad esempio consentendo – con una deroga urbanistica, e in stretta sinergia con l’ente pubblico - l’apertura di foresterie.

L’altra direzione nella quale si è deciso di muoversi è quella della formazione o riqualificazione professionale, riferita non solo a chi rientra in Trentino, ma anche a chi comunque, per volontà propria o per necessità, continuerà a vivere in Argentina (in pratica la larga maggioranza degli emigrati e dei loro discendenti). Sempre per aiutare le nostre comunità nelle terre nelle quali risiedono – e di cui, dopo tanti anni, ovviamente si sentono parte – la Provincia intende inoltre accrescere il sostegno ai progetti di cooperazione allo sviluppo già avviati, e che, compatibilmente con la crisi generale del paese, hanno prodotto finora buoni risultati.

Inoltre verrà aumentato il Fondo di solidarietà, attualmente di circa 100 dollari, con il quale l’amministrazione provinciale sostiene le famiglie che hanno un reddito mensile inferiore ai 400 dollari, e che, a causa dei recenti rincari, faticano persino a pagarsi le medicine. I rappresentanti delle categorie economiche hanno infine manifestato la loro disponibilità ad incrementare i rapporti con le comunità trentine d’argentina anche sul versante imprenditoriale: valutando la possibilità di impiantare nel paese sudamericano nuove iniziative, o approfondendo i rapporti con gli imprenditori locali. (m.p.-Inform)


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