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INFORM - N. 12 - 17 gennaio 2002

Diritto a pensione dei lavoratori migranti

Oltre le convenzioni bilaterali grazie al diritto comunitario

BRUXELLES - Nell'Unione europea può una persona perdere diritti previdenziali per un motivo di nazionalità? Indubbiamente no. E' questo il succo di una importante sentenza pronunciata dalla Corte di Giustizia europea il 15 gennaio scorso in una causa di pensione che opponeva una ex cittadina italiana all'INPS di Genova.

Questi i fatti: la signora Elide Gottardo, italiana di nascita, nel 1953 si sposa con un cittadino francese ed acquisisce, a seguito del matrimonio, la cittadinanza francese perdendo contemporaneamente quella italiana (a quel momento non esisteva la legge sulla doppia cittadinanza). All'età della pensione questo cambio di nazionalità si traduce in una sorta di "punizione" per la signora Gottardo. Vediamo il perché.

La signora Gottardo ha svolto la sua carriera professionale in tre Paesi: Italia (100 settimane), Svizzera (252 settimane) e Francia (429 settimane). In Svizzera e in Francia il diritto alla pensione è maturato autonomamente, senza la necessità di ricorrere alla totalizzazione dei periodi di assicurazione. Per la pensione italiana occorrevano 15 anni di assicurazioone (780 contributi settimanali) e siccome i periodi contributivi italiani e francesi, messi insieme, non erano sufficienti per il perfezionamento di questo requisito, l'interessata chiedeva che venissero presi in considerazione anche i periodi contributivi svizzeri. L'INPS rifiutava però la totalizzazione multipla eccependo che la signora Gottardo, in quanto cittadina francese, non poteva avvalersi della convenzione italo-svizzera del 14 dicembre 1962, applicabile ai soli cittadini dei due Paesi (Italia e Svizzera). La domanda di pensione veniva pertanto respinta nell'assicurazione italiana.

Su iniziativa del Patronato ACLI e con il patrocinio degli avvocati Rosamaria Ciancaglini e Marcella Rossi del Foro di Roma, la questione è stata portata dinanzi alla Corte di Giustizia europea per la soluzione della vertenza.

Il procedimento pregiudiziale si è sviluppato essenzialmente intorno all'interpretazione degli articoli 12 e 39 del Trattato sull'Unione europea:

La Corte di Giustizia ha constatato subito che si trattava, nel caso della signora Gottardo, di una discriminazione operata sul solo fondamento della cittadinanza - "peccato imperdonabile" per il diritto comunitario - ed ha censurato senza appello la posizione dell'INPS.

Secondo il ragionamento sviluppato dalla Corte, quando uno Stato membro (in questo caso l'Italia) conclude con un Paese terzo (in questo caso la Svizzera) una convenzione bilaterale sulla previdenza sociale, il principio fondamentale della parità di trattamento impone a tale Stato membro di concedere ai cittadini di un altro Stato membro (in questo caso la Francia) gli stessi vantaggi di cui godono i suoi stessi cittadini in virtù di detta convenzione. In altri termini l'Italia deve, ai fini previdenziali, trattare i cittadini di un altro Stato membro esattamente come se fossero cittadini italiani. Pertanto, se la convenzione italo-svizzera conferisce al cittadini italiani determinati diritti pensionistici, questo deve valere anche per i cittadini francesi, belgi, tedeschi, ecc., che abbiano compiuto periodi assicurativi in Italia e per i quali sia necessario ricorrere al sistema della totalizzazione (cumulo dei periodi assicurativi italiani e svizzeri) per il perfezionamento del diritto ad una pensione.

La sentenza in argomento costituisce una significativa applicazione concreta del concetto di cittadinanza europea. Essa avrà un impatto limitato nei rapporti con la Svizzera per effetto dell'entrata in vigore entro il corrente anno dell'Accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sulla libera circolazione delle persone, firmato a Lussemburgo il 21 giugno 1999. Ma l'importanza dei princìpi affermati dalla Corte europea si rivelerà in tutti i suoi aspetti positivi per quei cittadini europei che hanno lavorato in paesi extra-comunitari (Canada, Stati Uniti, America latina, Australia, ecc.) e che devono appellarsi alle disposizioni delle convenzioni bilaterali per il riconoscimento dei loro diritti previdenziali.

Ecco il dispositivo della sentenza: "Gli enti previdenziali competenti di un primo Stato membro sono tenuti, conformemente agli obblighi comunitari loro incombenti in virtù dell'articolo 39 del Trattato CE, a prendere in considerazione, ai fini dell'acquisizione del diritto a prestazioni di vecchiaia, i periodi contributivi maturati in un paese terzo da un cittadino di un secondo Stato membro quando, a parità di situazioni contributive, i detti enti, in applicazione di una convenzione internazionale bilaterale conclusa tra il primo Stato membro e il paese terzo, computano i periodi di tale natura maturati dai loro stessi cittadini".

(causa C-55/00, E. Gottardo c/INPS, sentenza del 15 gennaio 2002).

(Daniele Rossini*-Inform)

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* Patronato ACLI Belgio


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