* INFORM *

INFORM - N. 11 - 16 gennaio 2002

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

On. Berlusconi, l’efficienza della rete diplomatica interessa anche gli italiani all’estero!

ROMA - "Non ci si accusi di opportunismo se prendiamo spunto dalle questioni della "grande politica" azionale e internazionale per tirare l’acqua al nostro mulino, che è poi il mulino dei lavoratori che rappresentiamo in Italia e in emigrazione: il mulino delle loro esigenze quotidiane e delle prospettive di vita che intendono costruirsi con la loro volontà di progredire". Così inizia l'editoriale dell'ultimo numero di "Corrispondenza Italia" di cui anticipiamo il testo.

Ci riferiamo - prosegue il notiziario per l'estero del patronato Inas-Cisl - alla vicenda conseguente alle dimissioni del Ministro degli Esteri Ruggiero e agli intenti programmatici del suo successore ad interim. Il Cav. Berlusconi ha difatti confermato nel dibattito in Parlamento di voler imprimere alla Farnesina il sigillo della sua personalità di imprenditore di successo e di quella cultura aziendalistica che è un po’ la sua stella di riferimento.

Bene. Nessuno scandalo. Non c’è nulla di male a inserire tra i parametri in base ai quali giudicare l’efficienza di un ambasciatore o di un console, la quantità di affari e di prospettive che egli riesce ad aprire al business del "made in Italy", nel paese o nella circoscrizione affidatagli. Va da sé, peraltro, che tale impegno sarà tanto più prestigioso e proficuo quanto più i prodotti e i servizi da promuovere nel mondo saranno oggettivamente competitivi per qualità e livelli di tecnologia e innovazione in essi contenuti. E questi aspetti non si possono certo mettere a carico dello zelo dei nostri diplomatici! A maggior ragione, è bene che si metta un po’ d’ordine nella giungla delle competenze sull’attività di sostegno alle imprese italiane all’estero, Tra Ice (l’Istituto per il commercio) la Sace (l’Istituto che assicura per i rischi nelle transazioni internazionali) la Simest (la finanziaria per il credito agevolato all’export) le Camere di commercio (che sostengono l’internazionalizzazione delle imprese) e gli addetti commerciali della rete diplomatica, c’è davvero da perdere la testa, soprattutto per le piccole e medie imprese che non possono permettersi apparati burocratici pesanti e costosi e spesso sono costrette a rinunciare a sostegni e benefici perché il costo del gioco non vale la candela.

Ma detto e sottoscritto tutto ciò, chiediamo al neo-ministro degli Esteri se non è il caso di inserire tra le priorità della sua azione innovatrice, anche il sistema normativo e dei servizi "ad personam" necessari ai nostri emigranti e alle loro famiglie.

La crisi in Argentina ha portato alla ribalta, perfino della grande stampa e delle TV generaliste, il problema degli italiani (di passaporto od oriundi) che vorrebbero ritornare in patria, magari in zone che hanno carenza di braccia o cervelli, come accade soprattutto (ma non solo) nel Nord-Est. E sono note in proposito, non solo le crudeli farraginosità di leggi vecchie o inefficienti ma anche le carenze burocratico-amministrative che inceppano le strutture diplomatiche e ostruiscono i flussi del loro quotidiano lavoro (lasciamo stare qui, per amor di patria, le disfunzioni che derivanti da comportamenti vessatori e scorretti).

Ebbene, onorevole Ministro degli Esteri Berlusconi, il suo pungolo vigile e diligente sul Ministero degli Esteri, potrà esercitarsi positivamente anche in tale direzione?

Gli addetti ai lavori e i connazionali all’estero sanno bene quale è il ruolo di assistenza e di "segretariato attivo" che il patronato svolge di fatto, anche in emigrazione, attraverso le sue sedi, uffici ed operatori specializzati, Ma il nostro contributo può applicarsi spesso soltanto "a valle" e cioè sugli ultimi anelli della catena funzionale. Senza ironie (ma con determinata passione) il patronato in generale e l’Inas in particolare, può e vuole portare la sua esperienza di prima linea anche sul complessivo processo organizzativo e normativo che governa questi aspetti, sempre più importanti della presenza dell’Italia (e degli italiani in carne ed Ossa) nel mondo aperto, globalizzato, multiculturale e pacifico nel quale vogliamo vivere e far crescere i nostri ragazzi. Del resto è questa la strada, avallata dalla nuova legge di riforma dei patronati, che prevede, in un apposito articolo, la possibilità di sottoscrivere convenzioni tra il patronato stesso e il ministero per svolgere l’attività di supporto alle autorità diplomatiche e consolari.

Cavaliere- conclude "Corrispondenza Italia" -, ci consenta d farlo! (Inform)


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