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INFORM - N. 10 - 15 gennaio 2002

Svizzera, adesione all’ONU. Sale il tono del dibattito

ZURIGO - La politica svizzera è entrata nella fase calda del dibattito per l’adesione all’ONU, che affrontare il giudizio della votazione popolare il 3 marzo prossimo. Come da copione, ha provveduto Christian Blocher, il motore e uomo simbolo della destra che s’incarna nell’Unione Democratica di Centro, ad accendere i fuochi d’artificio infiammando la platea con gli argomenti di più forte impatto, la neutralità e il continuismo sopra tutti gli altri, oppure con le insinuazioni sui molti milioni di Franchi (10) che Economiesuisse avrebbe deciso di gettare sulla bilancia per sostenere la campagna di convincimento pro adesione all’ONU.

Mai come ora la motivazione per entrare a far parte dell’ONU ha visto il Consiglio Federale compatto a sostegno del si. Per il Governo svizzero, infatti, non vi sono più motivi giustificabili contro l’adesione della Svizzera all’ONU, giudicata una garanzia importante contro il pesante isolamento in politica estera.

Eppure a voler dare ascolto alle sirene demoscopiche i pareri sull’adesione svizzera all’ONU sembrano già cristallizzati. Gli avversari dell’adesione diffondono fandonie senza scrupoli, argomentando spesso con citazioni estrapolate maldestramente dal contesto generale della Carta dell’ONU. Dimenticando in definitiva l’obiettivo e la posta in gioco: la Svizzera e i suoi interessi. Se l’ONU risponde agli interessi svizzeri, allora l’adesione non è soltanto ragionevole bensì un passo obbligato. Gli obiettivi dell’ONU, sicurezza, pace e giustizia, coincidono in buona parte con quelli della Svizzera, al proprio interno come all’estero.

Per esempio per combattere il fenomeno della clandestinità, che genera l’esodo di vaste fasce di popolazione, spinte dalla mancanza delle risorse primarie, oltre che dalla mancanza di lavoro e di pace. L’ONU, e non altri, ha dato vita alla missione in Bosnia assicurando la pace e avviando il lavoro di ricostruzione, ma creando anche le basi per un futuro meno teso. La missione dell’ONU potrà essere ridotta a soli 400 uomini alla fine di quest’anno, poiché insieme alla ricostruzione è stato ricostituito un’efficiente organo di polizia bosniaco sull’esempio dei modelli occidentali, che dovrà farsi carico dei compiti svolti finora dal contingente militare delle nazioni unite. L’ONU è nata per garantire la pace e la stabilità, valori appartenenti al patrimonio genetico della Svizzera che dunque nelle Nazioni Unite potrebbe giocare le proprie carte, come le ha giocate fino a qualche anno fa offrendo i servizi diplomatici all’insegna della propria neutralità. Oggi invece, e la recente Conferenza sull’Afghanistan ne ha dato ulteriore prova, i buoni servizi di una Svizzera neutrale ma al di fuori perfino dell’ONU non interessano veramente più a nessuno. (Franco Narducci*-Inform)

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* Segretario generale del CGIE


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