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INFORM - N. 9 - 14 gennaio 2002

Domenico Pisano: Voto all'estero ovvero un gratuito tormentone

LOS ANGELES - La recente approvazione della Legge di attuazione per l'esercizio del voto degli Italiani all'estero pare stia dando inizio ad una nuova fase dello sport preferito dagli Italiani, specialmente da quelli che sono, o si ritengono, i depositari delle verità giuridiche e costituzionali.

Ho letto l'articolo pubblicato lo scorso 2 gennaio sulla Stampa di Torino a firma del Professor Fulco Lanchester: in esso l'illustre giurista si dilunga in una serie di "distinguo" miranti a dimostrare una pretesa incostituzionalità della già menzionata Legge, soprattutto laddove essa prevede iI voto per corrispondenza, denunziandone la mancanza di segretezza e di libertà di espressione, quindi in contrasto con iI dettato costituzionale per cui "il voto è personale ed eguale, libero e segreto".

Come purtroppo molti docenti universitari, così avvinti alla lettera di ogni disposizione legislativa, Lanchester ha un'evidente tendenza a "spaccare il capello in due", facendo, nella sua dotta analisi, un errore macroscopico, perdendo di vista lo spirito della Legge che contiene certamente qualche imperfezione, pero' ampiamente giustificate dall'obiettivo primario della Legge stessa, che vuole regolamentare un diritto sacrosanto, sancito dalle modifiche costituzionali; diritto che, altrimenti, verrebbe nuovamente e ripetutamente negato, oltre a costituire, per certo questa volta, un'immediata violazione della Costituzione nei suoi articoli testè modificati.

II pretendere poi, così come fa il Nostro in altre dissertazioni tecniche che vi risparmio, che le procedure del voto degli Italiani all'estero coincidano perfettamente con quelle vigenti nel territorio metropolitano, rivela o una colossale ingenuità o, come credo, una assoluta ignoranza delle problematiche degli Italiani che risiedono all'estero, che, altrimenti, bisognerebbe anche opporre, come sostiene Vitaliano Vita dal Venezuela, la discriminazione relativa al numero dei rappresentanti eleggibili nella Circoscrizione Estero, ridotti a complessivi diciotto, in luogo dei circa ottanta che spetterebbero se si adoperasse lo stesso criterio di rappresentanza valido in Italia.

Quando poi il Professor Lanchester assimila il criterio di incostituzionalità già deliberato dalla Corte Costituzionale in occasione della Legge sulle quote femminili, mi pare che egli collezioni un altro madornale errore, in quanto in quel caso si trattava di correggere una discriminazione per così dire "genetica" riconoscendo diritti diversi in base esclusivamente al sesso degli aventi diritto, mentre nella fattispecie di cui trattasi, si parla della regolamentazione dell'esercizio di un diritto sulla base di una condizione oggettiva di diversità territoriale e logistica.

Mi fermo qui, ma il nostro esperto di diritto fa altre considerazioni che con il diritto costituzionale non hanno nulla a che fare (determinazione del numero degli elettori, raccolta e scrutinio dei voti), per cui viene il sospetto che vi sia una continuità di azione del "fronte del no", iniziata nella scorsa legislatura dal Senatore Migone e timidamente proseguita nell'attuale Parlamento dai vari Intini e Boato.

Spero proprio di sbagliarmi: in ogni caso Lanchester & C. troveranno pane per i loro denti, non potendo essi immaginare contro quale muraglia di resistenza si troveranno a scontrarsi: quattro milioni di Italiani che, finalmente passati in serie A, non accetteranno più alcuna retrocessione. (Domenico Pisano*-Inform)

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* Rappresentante di "Azzurri nel Mondo" (Forza Italia) per gli Stati Uniti Occidentali


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