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INFORM - N. 9 - 14 gennaio 2002

Crisi Argentina - Associazione Giovani Italo-Argentini di Mar del Plata: "In che modo l'Italia può aiutarci?"

MAR DEL PLATA - È evidente che la crisi politica, sviluppatasi in Argentina, non è che il punto finale di trent'anni di deterioramento, causato da gestioni fuor di misura da parte di chi l'ha governata. A questo punto la domanda è: quanto durerà questo deterioramento? Saranno capaci gli argentini di risolvere la profonda crisi istituzionale, che coinvolge la totalità della popolazione?

In tale contesto, penso con inquietudine che passeranno molti anni prima che questo bel Paese - come scrive la dr.ssa Annita Garibaldi in una sua attenta e-mail -, che ci vide nascere e che accolse i nostri genitori e nonni, migliori la sua posizione attuale.

Non è da meno questa visione, questo pensiero rigoroso, che emerge dalla gioventù che ha sempre adempito gli obblighi verso il suo Paese, per quanto riguarda la crescita, il rispetto delle Istituzioni, l'adesione alla democrazia, che ci costò tanto, la formazione educativa, e se questo non bastasse, difendendo a 12 mila km di distanza, un'altra patria, quella che diede luce alle nostre radici. Ma la realtà attuale ci supera, coi suoi conflitti sociali; con l'incessante lotta per il potere, che rende violenti taluni protagonisti; con le ingiustizie illimitate.

Abbiamo vissuto un'illusione per molto tempo. La cessazione dei pagamenti volteggiava come un fantasma, ma nessuno avvertiva il pericolo. L'uscita di scena fece parte della strategia di non esaminare la realtà affinché continuasse questo progressivo indebitamento, attraverso il quale si dava luogo a maggiori commissioni, migliore collocazione politica dei "grandi", funesta sottomissione del Paese e delle sue grandi masse alla miseria in salita, occultamento della debolezza di un sistema neoliberale in una Nazione, non preparata a tale regime.

Oggi viviamo in un Paese sommerso nella peggiore crisi della sua storia, un Paese senza crediti fluidi per la sua ripresa, con una povertà in crescita, la disoccupazione dilagante nelle sue diverse manifestazioni, che, quindi, legittima la crescente e rovinosa protesta sociale.

L'indebitamento argentino è precipitato durante gli anni '90, giungendo quasi alla duplicazione del debito esterno pubblico, nonostante le privatizzazioni. Il debito esterno è, ovviamente, un commercio per i creditori, ma ne condividono i benefici gli intermediari, che a volte sono anche creditori, come succede con le banche di rilevanza internazionale.

È chiaro che il debito esterno dell'America Latina si considera nel contesto della denominata globalizzazione. Ma è questa stessa globalizzazione che ci permette di far conoscere quello che sta succedendo oggi in Argentina, ed ottenere risposte al minuto. Queste voci di fiato che, come dice l'amico Vito d'Adamo, a volte rimangono nel teorico ed in un'utopia, sono importanti per il Paese argentino, perché esse fanno pensare che esiste una gran preoccupazione per salvaguardare la nostra ricca Nazione.

Come dicevamo, questa emarginazione dell'Argentina guadagna velocità negli ultimi tempi: a mano a mano che si aggravano gli effetti di queste politiche, avanza la globalizzazione e a causa di azzardate manovre e pericolose decisioni, aumenta il debito esterno ed il Paese si impoverisce.

Un nuovo fenomeno è sorto, intanto: il "cacerolazo", a definire chi scende in strada a protestare in maniera pacifica, percuotendo casseruole. L'angoscia, il rimprovero, le ingiustizie, il declino della qualità di vita, non costituiscono ciò, che ogni buon argentino desidera; per tale ragione la manifestazione pacifica di migliaia di famiglie acquistò forza e potere, tanto da provocare la caduta di vari presidenti. Sono, però, avvenute deplorevoli contestazioni, da parte di chi crede che la violenza sia l'unico modo di farsi ascoltare, dandosi ad atti vandalici, che la società tutta ripudia.

Come ha reagito la collettività italiana a questi fatti? La comunità italiana soffre come tutta l'Argentina per questa situazione, e molti dei nostri giovani sono partiti, hanno scelto di cercare nuovi orizzonti in Spagna, o in Italia. Sarebbe questa la soluzione del problema: propiziare l'esodo della nostra gioventù?

So che arrivano messaggi dall'Italia e da altri Paesi, improntanti alla solidarietà; che offrono aiuto, incoraggiandoci a non cedere, a sperare, a fare le nostre scelte in direzione di uomini di provata onestà e capaci. C'è molta preoccupazione nelle autorità dello Stato, delle Regioni, dei Comuni, del CGIE, dei COMITES e nella maggior parte degli italiani per la situazione, in cui attualmente versa l'Argentina. Tutti esprimono la loro buona volontà per aiuti umanitari. Ma temo che l'aiuto a livello istituzionale non arriverà mai al nostro Paese, nemmeno alla comunità italiana bisognosa, o arriverà in misura insufficiente e tardi. Ovviamente, molte regioni italiane, fanno grosse promesse per alleviare la crisi dei discendenti da italiani.

Noi pensiamo che sia tempo di ideare strategie innovative nel mondo del lavoro, favorendo la professionalità, curando l'assistenza, incoraggiando il volontariato, accreditando la cultura. L'insieme di tali strategie dovrà tendere:

  1. al mantenimento e consolidamento delle strutture sociali esistenti, siano Associazioni regionali o no;
  2. all'appoggio finanziario delle attività di rivalutazione della cultura italiana e le tradizioni regionali, mediante programmi di abilitazione e perfezionamento per i veri artefici della rivendicazione della cultura italiana, cioè le associazioni di base;
  3. al pieno sostegno delle rappresentazioni diplomatiche, consolari e Comitati, a ché migliorino concretamente le condizioni degli emigrati e dei loro discendenti;
  4. alll'intervento del governo italiano affinché si realizzino gli accordi tra Università italiane ed argentine;
  5. al supporto delle potenziali imprese italiane, onde generare fonti di lavoro nel Paese e ristabilire l'interscambio commerciale;
  6. a promuovere una microimprenditoria, che risponda alla necessità di alleviare la disoccupazione dei giovani italo-argentini;
  7. all'espansione di iniziative, rivolte all'assistenza degli indigenti italiani. con lo stabilire una rete solidale, ove i beneficiari siano veramente quelli che hanno bisogno.

Date le circostanze, sono molte le persone che sollecitano specificamente aiuto o sussidi al governo italiano; però noi pensiamo che l'aiuto debba essere orientato diligentemente e strategicamente, altrimenti non arriverà mai a chi ne ha necessità. La pianificazione e la presentazione di progetti concreti e realizzabili devono essere la base che generi un "autosoccorso", che stimoli dal seno della nostra società i meccanismi di produzione e la crescita solidale, per un reale miglioramento della situazione. In caso contrario, lo sforzo non otterrebbe i risultati, desiderati dalle autorità italiane.

Senza misure straordinarie, ognuno comprende che sarebbe oltremodo molto difficile sostenere le basi associative italiane, che in alcuni casi esistono da oltre un secolo in Argentina ed nell'America latina.

Di fronte a questa difficile situazione e alle circostanze. ben conosciute dall'intera comunità, l'Associazione dei Giovani Italo-argentini di Mar del Plata, presieduta da Marcello Carrara, autoconvocata e riunita in Assemblea sabato 29 dicembre 2001, propone:

( Seguono le firme di 84 giovani, figli e nipoti di italiani che vivono a Mar del Plata, rappresentanti di realtà regionali, - primo firmatario Gustavo Velis - "che non rinunceranno mai a lavorare per una collettività libera ed unita")

(Inform)


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