* INFORM *

INFORM - N. 9 - 14 gennaio 2002

Berlusconi illustra alla Camera le linee di politica estera ed europea del governo

ROMA - "Il Presidente del Consiglio farà fronte con impegno e con entusiasmo all'interim responsabilmente assunto in un momento delicato e al compito di guida della nostra diplomazia e lascerà il campo alla personalità adatta a guidare la nuova Farnesina non appena saranno state poste le basi di un necessario riorientamento e aggiornamento del nostro modo di stare a testa alta, cooperativi e competitivi nel consesso delle nazioni". Lo ha detto il presidente del Consiglio e ministro degli Esteri ad interim, Silvio Berlusconi, dando inizio alla Camera alla sua "informativa" sulle linee di politica estera ed europea del governo da lui presieduto.

Dopo aver manifestato stima e gratitudine nei confronti di Renato Ruggiero, Berlusconi ha detto che la disponibilità dell'ex ministro degli Esteri ad assumere incarichi di governo, secondo quanto da lui dichiarato, sarebbe stata a tempo limitato per ragioni e per impegni personali. Anche per questo, dopo il varo della convenzione che dovrà avanzare le proposte per una Carta europea e dopo l'avvio effettivo della moneta unica, è stata decisa di comune accordo la cessazione della collaborazione per aprire una nuova fase di energica innovazione nella proiezione esterna del nostro paese.

Nessuno può metterci sotto tutela

Il presidente del Consiglio ha poi affermato che nessuna cancelleria europea e mondiale ha mai dubitato del diritto del Governo italiano di stabilire in piena autonomia la rotta della sua politica estera e di scegliere, in questa nuova fase, nuove idee, nuovi strumenti e nuove personalità per realizzarla. Noi, sia ben chiaro, - ha proseguito - offriamo e chiediamo chiarimenti, su un piano e su un piede di parità assoluta, agli interlocutori seri e cooperativi del nostro sistema di alleanze. Ma nessuno - ripeto nessuno - può pensare di metterci sotto tutela o, peggio, di trattarci come dei soggetti a sovranità limitata.

Come ho detto quando chiesi la vostra fiducia sulla base di un programma convintamente - direi schiettamente - europeista, l'impegno di questa maggioranza è di cambiare l'Italia, di modernizzare lo Stato, di rilanciare l'economia dando più potere e responsabilità agli individui, rimuovendo gli ostacoli al progresso e all'innovazione. Tutto questo non si può fare da soli, senza restare saldissimamente agganciati all'Europa. L'euro funziona - questa è una verità bella e, ormai, incontestabile - e la moneta è già un simbolo popolare per i cittadini del continente: tutto ciò è evidente e l'ultima appassionata e ferma testimonianza della nostra volontà europeista l'ha data, per tutti e a nome di tutti, il Capo dello Stato nel suo discorso di Capodanno .

Un'Europa meno rigida e più competitiva

Per Berlusconi, il vero problema politico urgente, quello che compete più direttamente alla nostra responsabilità, è come stare in Europa, che cosa fare in Europa e nel mondo in questa nuova fase, dopo il varo dell'euro e di fronte a questioni integralmente nuove, anche per le ombre lunghe che pesano sul mondo dopo i tragici avvenimenti dell'11 settembre.

Entro la fine del mese - ha annunciato - l'Italia designerà i suoi delegati alla Convenzione, che lavoreranno, per nostro mandato, sotto la guida della Presidenza e in collaborazione con un uomo di Stato italiano, Giuliano Amato, al quale portiamo, da sempre, una sincera stima personale.

Il Governo sente la sua continuità con i governi del passato che, contro la sinistra, portarono l'Italia ad essere membro dell'Unione. I nostri motivi di convinzione nell'Unione europea vanno, dunque, al di là dei singoli fatti. Noi crediamo nell'Europa, la consideriamo un ideale, un'ambizione, una volontà, una necessità, ma dobbiamo distinguere chiaramente la nostra fede dal fideismo e dal massimalismo europeista acritico e dogmatico.

È grande, quindi, il contributo che l'Italia può dare alla costruzione europea. Il contributo che l'Italia vuole dare e darà con ferma determinazione consisterà anche nel battersi per un Europa meno rigida e meno ingessata: un'Europa capace di riformare, nel senso di un'economia sociale di mercato, le sue cattive abitudini; un'Europa capace di rendersi più competitiva, di creare lavoro e ricchezza, di investire nello sviluppo e nella tecnologia, per tenere il passo dell'economia americana e del mercato globale; un'Europa capace di sostenere le protezioni sociali necessarie, ma anche di abbattere i privilegi e gli status corporativi ereditati da una vecchia concezione dell'economia, socialista e laburista e per niente liberale.

Valorizzare la rete diplomatica cogliendo gli elementi di innovazione oggi necessari

Il presidente del Consiglio ha poi ribadito che l'interim alla Farnesina durerà il tempo strettamente necessario per valorizzare al meglio la nostra antica e sapiente rete diplomatica, cogliendo gli elementi di riforma e di innovazione che sono oggi necessari, senza rinunciare al valore di una tradizione che onora l'Italia e che ha assicurato al paese grandi servigi e grandi successi.

Tutti gli Stati nazionali sanno gestire insieme - spesso al meglio - l'interesse dei loro sistemi economici, delle loro reti produttive e di mercato, con quelli comuni dell'Europa: dobbiamo saperlo fare meglio anche noi.

Dobbiamo essere orgogliosi di quanto creiamo e produciamo con il nostro lavoro; dobbiamo saper vendere, senza complessi, il prodotto del nostro talento e della nostra creatività, almeno come i nostri partner vendono il loro, e per far questo occorre stare sui mercati con tutta la forza e tutto il peso politico, economico e culturale che esprime la nazione.

Qualcuno - ha detto Berlusconi avviandosi alla conclusione - ha fatto dell'ironia sul made in Italy e sui diplomatici costretti a fare gli agenti di commercio. L'ironia è sempre una bella cosa, ma ritengo che qui sia proprio fuori luogo: qui è segno di miopia, distrazione o, peggio, ignoranza e pregiudizio. Chiedete ai diplomatici francesi, inglesi, americani, spagnoli e vi risponderanno che la via del commercio è da secoli una delle vie maestre - se non la via maestra - attraverso cui si realizzano gli scopi della politica estera e della presenza nazionale nel mondo. (Inform)


Vai a: