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INFORM - N. 8 - 11 gennaio 2002

Argentina 2002: Democrazia, occupazione, sviluppo

ROMA - Riprendiamo da "Emigrazione Notizie" l'intervista di Lucio Filipponi a Rino Giuliani, vice presidente dell'Istituto Fernando Santi, sulla crisi dell'Argentina e le prospettive per la comunità italiana.

- I nostri connazionali d'Argentina che da mesi lanciavano il segnale di allarme rosso avevano ragione se alle soglie del Natale la situazione è esplosa con l'abbandono del governo e la fuga del ministro del'economia. La solidarietà ha riempito le pagine dei giornali; le associazioni ed il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero sono intervenuti prima e dopo la Conferenza degli Italiani nel mondo, ma ora in concreto cosa si deve fare per cambiare davvero le cose?

- Magari fosse facile dare soluzioni a problemi difficili . Quello che è certo è che la vicenda argentina resterà ancora, a lungo, sulla scena. E' stato e sarà diverso da altre situazioni destinate ad essere rapidamente "superate" da nuovi sovravanzanti drammatici avvenimenti. Non a caso, nel discorso di fine anno il Presidente Ciampi, ha citato, in primo luogo, gli italiani di Argentina e gli argentini con implicito richiamo a darsi da fare, in nome del passato e del presente ma anche per il futuro dell'Argentina. Troppo grande è infatti il debito argentino verso l'estero e troppo povero è il paese per trovare, nell'immediato, risorse interne sufficienti ad onorarlo. Bloccare ora i conti bancari a cosa può servire quando si hanno debiti per 132 miliardi di dollari e la disoccupazione è al 18% ? Decurtare del 13% le pensioni degli argentini per provare a raschiare il fondo del barile sarebbe solo un esercizio inutile di disperata insensibilità sociale. Più facile svuotare il mare con un secchiello. Lo hanno capito anche i creditori internazionali che pensano a conteggiare le perdite dei propri bilanci puntando sul futuro. Tra questi gli investitori italiani, centinaia di migliaia, che nel 2000 (stando all'ICE) hanno finanziato soprattutto l'assorbimento del debito statale argentino per una cifra pari a Ml.1191,93 acquistando titoli a tassi vantaggiosi ( quasi il doppio dei nostri bot). Lo ha capito, tra questi, anche il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale prendendo atto dei risultati della convertibilità dollaro-peso e dei periodici piani condizionati di rientro dal deficit che non hanno certo rimosso inflazione, instabilità e limiti della crescita economica argentina. Lo ha capito il governo argentino che ha rinunciato alla parità, al cosiddetto currency board e che comunque dovrà gestire le conseguenze economiche di tale scelta . Si pensi a tanti cittadini che hanno contratto debiti da pagare con moneta definita pari al dollaro. Ci si chiede soprattutto quanto sia profondo lo squilibrio strutturale. Ci si chiede cosa accadrà dunque nel 2002 se la crescita economica in America Latina si attesterà, stando ai più ottimisti sull'1-2 per cento o peggio, stando ai pessimisti, sullo 0.5 per cento? Cosa potrà accadere in una Argentina il cui contesto più prossimo, il Cono Sur, ha evidenziato ed evidenzia a partire dalla crisi economica asiatica del 1997, un persistere stato di fragilità dei mercati ?

- Se seguitiamo a pendercela con la solita globalizzazione cattiva e con il modello liberistico che sarebbe stato imposto, more solito, attraverso lo strumento del Fondo Monetario Internazionale non si corre il rischio di perdere la strada maestra per aver scelto la scorciatoia delle risposte apparentemente più semplici?

- Sarà pur vero che le decisioni sono state prese dagli argentini in casa propria e che il Parlamento sapeva cosa votava quando s'impegnava con il FMI; sarà pur vero che esistono altre cause del disastro ma certo l'Argentina non ha incontrato dei benefatto ri tra gli attuali creditori. Quanto ha poi inciso sull'attuale situazione di bancarotta la fuga dei capitali e. soprattutto una pubblica amministrazione "peronista" accusata nelle piazze e dai muri delle città come corrotta? Molti in questi giorni si sono chiesti come possa evolvere una società nella quale il caudillismo (nelle sue diverse epifanie individuali e collettive, con i suoi sindacati integrati nella gestione, a tutti i livelli) sembra essere quello di sempre, a suo tempo analizzato e descritto da G. Germani. L'azione populistica, agitativa del peronismo seguita a riprodursi sterilmente in un paese eguale a se stesso, entro l'orizzonte immobile della società argentina. In queste settimane, mentre, giovani, ancora una volta, descamisados, protestavano irrompendo nell'edificio del Parlamento, la sola mobilitazione democratica visibile è stata quella delle Madri de Plaza de Mayo.

- Ma dalla valutazione fatta dell'attuale potenziale democratico il quadro che emerge è davvero così sconfortante? Quanto tempo ci vorrà per vedere insieme democrazia e giustizia sociale?

- Quello che si vede è quello che arriva dall'Argentina. Certo non è tutto né tutto quello che arriva fino a noi è sufficiente a far capire una realtà che è complessa e complicata. Di fronte agli inevitabili limiti di conoscenza potremmo forse astenerci dal dare giudizi e dal suggerire soluzioni ma è questa la scelta migliore a fronte di un paese così legato, per la sua storia, all'Italia? Resta forte la convinzione che occorra ripartire dalle nuove generazioni. Ad esse va data fiducia iniziando con l'affermazione di maggior garanzie di attuazione del diritto al lavoro. La crescita del paese non deve più durare solo il tempo deciso da realtà finanziarie speculative il cui rigore " a geometria variabile" ben è conosciuto in America Latina ed altrove. Lo ha capito bene il direttore delle relazioni esterne del FMI quando ha dovuto riconoscere che se si vuole rinegoziare i crediti "occorre aiutare l'Argentina a sviluppare un programma che sia sostenibile da un punto di vista tanto economico che politico". L'aiuto primario, per l'emergenza, di beve periodo, può venire da singoli paesi. L'Italia in tale direzione, c'è da esserne certi, farà quanto possibile. Se tuttavia si vuol evitare che a cicli sempre più brevi si riproducano in Argentina le tensioni gravi di questi giorni deve intervenire un soggetto internazionale, forte, autorevole e credibile quale la Unione Europea. L'Europa svolga un ruolo propulsore collegando al vecchio continente- madre, ed all'Italia in specie, l'Argentina, questo paese che è America ed Europa, con quel rispetto che merita e che fino ad oggi non ha avuto dai potenti esterni ed interni. La grata restituzione di una antica accoglienza solidale attraverso mirati aiuti economici è cosa più importante rispetto alla limitata tutela di alcune centinaia di italiani d'Argentina da avviare al mercato del lavoro di questa o quella regione ma molto più importante è partecipare ad un piano organico di rinascita promosso, su iniziativa italiana, dalla Unione Europea. Occorre essere consci, come comunità internazionale, delle responsabilità accresciute in una epoca di accresciuta mondializzazione dei fenomeni economici e di interdipendenza. L'Europa deve saperlo in specie oggi che la moneta unica europea le affida maggior responsabilità nella partnership mondiale, contro nessuno certo ma per fare pesare di più i valori della stabilità nella democrazia in paesi, come l'Argentina, oggi di nuovo a rischio, messa a terra da una crisi che è economica e politica, dopo aver conosciuto il neoperonismo, la dittatura militare, la "guerra sporca" e trentamila desaparecidos. Risanamento economico e sviluppo sociale non si fanno in un sol giorno in nessun paese ma più tardi s'inizia peggiori sono le condizioni per una possibile ripresa. Dal Consiglio Generale degli Italiani all'Estero c'è da augurarsi possa arrivare al governo ma anche al parlamento italiani una proposta in tal senso . Non mancano al suo interno analisi sul campo, conoscenze e competenze.

- In quest'ultima settimana in Italia molti si sono attivati: l'Italia non esige il pagamento di debiti, riapre linee di credito, ci si organizza per sostenere attività produttive in Argentina, alcune regioni vogliono far venire italiani di quel paese a lavorare presso di loro.

- Qualcosa già si è messo in moto ma senza il necessario coordinamento che sarebbe richiesto. Si sono viste in azione singole regioni da un lato, Ice, Ministero delle attività produttive ed altri dall'altro. Il ministro Tremaglia ha fatto appello al F.M. I. E' difficile pensare nelle prossime settimane ad un lavoro organico del Ministero degli Esteri e del Ministero per gli Italiani nel mondo con confronti con le Regioni dopo che il ministro degli Esteri Ruggiero si è dimesso, gli altri paesi europei criticano il governo perché ritenuto poco disponibile ad una comune operatività europea, dando per certo che il nuovo responsabile del dicastero in questione avrà molto da fare essendo nello stesso tempo anche presidente del Consiglio. Quello che occorre a questo punto è, tuttavia, ancora una volta, la promozione di una iniziativa della Presidenza del Consiglio, che integrando competenze di altre istituzioni, si ponga come sede di decisione e di raccordo operativo di una progettualità solidale. Le Regioni avrebbero così la necessaria sede di armonizzazione delle distinte iniziative in atto , alcune anche da tempo pensate, in un più organico progetto rivolto agli italiani d'Argentina e agli argentini. Le associazioni degli italiani all'estero non hanno risorse significative ma radicamento e collegamenti. Esse tuttavia rappresentano un network che potrebbe per compiti definiti e limitati organizzarsi per collaborare in modo razionale e coordinato, insieme e tra le comunità italiane, a sostegno di tutti gli argentini. Molti, fino a qualche giorno fa . fidando nelle capacità dei responsabili dei due ministeri, nella loro sensibilità europea e nella sintonia con il Presidente Ciampi in tema di italiani all'estero e di Argentina in specie, confidavano in una forte azione propositiva del governo italiano, d'intesa con l'insieme del parlamento, volta a richiedere alle istituzioni dell'Unione un protagonismo inedito dell'Europa per la rinascita dell'Argentina. L'uscita di scena del ministro Ruggiero dopo un braccio di ferro con parte del governo dichiaratamente poco entusiasta dell'Europa che si sta avviando a crescere nel contesto mondiale, eloquentemente illustra , fra le due anime presenti nello stesso, chi ha vinto e chi ha perso. Le parole rassicuranti, e che prendiamo sul serio, del presidente del Consiglio sulla immutata natura europeista della nostra politica estera contrastano con il tono euforico di quei ministri bonariamente definiti "euroscettici" che hanno salutato come " 'na bella jurnata" l'uscita dal governo del più europeista dei ministri. Saprà e vorrà il governo, nel suo nuovo equilibrio di posizioni politiche, passare dalle iniziative parcellizate e dall'annuncio di interventi organici ad una organica proposta capace di far collegare al protagonismo forte della nuova Europa un paese a noi tanto caro e vicino quale è l'Argentina? Solo un grande sforzo economico e sociale dell'insieme dell'Europa potrà aiutare il popolo argentino nella acquisizione di una permanente e congiunta presenza nella società argentina dei valori della democrazia e della giustizia sociale. (Lucio Filipponi-Emigrazione Notizie/Inform)


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