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INFORM - N. 7 - 10 gennaio 2002

Documento dei DS per l’Argentina: affrontare l’emergenza in un’ottica di sviluppo

La drammatica crisi dell’Argentina

I Democratici di Sinistra ritengono che l’Italia debba avere nei confronti della crisi dell’Argentina una posizione di diretto e speciale impegno, volta ad aiutare quel paese a superare al più presto le sue gravi difficoltà finanziarie e produttive e a corrispondere con immediatezza alla drammatica emergenza sociale che si è venuta a determinare in questi ultimi anni. Le manifestazioni di esasperazione delle ultime settimane sono, infatti, solo l’espressione più diretta di una rottura della coesione sociale che si è determinata a seguito della lunga crisi economica.

La causa prima di questa crisi risiede nel fatto che, contemporaneamente alla spesa pubblica, non è cresciuta la struttura produttiva del paese: questa è la principale ed enorme responsabilità della politica economica del decennio di governo Menem, una politica che ha favorito solo i settori finanziari e non quelli produttivi. Il governo della Alianza, del Presidente De la Rua, non è stato in grado di superare questa pesantissima eredità e per questo è stato travolto. Ora, con il governo guidato dal Presidente Duhalde - che ha ricevuto un ampio sostegno parlamentare - vi è un distanziamento dal cosiddetto modello economico neoliberista e la svalutazione della moneta locale la riavvicina al suo valore reale.

Ruolo dell’Italia: sostegno economico e appoggio internazionale

Come ci ha ricordato nel suo discorso di Capodanno anche il Presidente Ciampi, verso l’Argentina l’Italia ha vincoli storici di antica data, sociali per la presenza di milioni di cittadini di origine italiana, etici per il dovere di riconoscenza verso le tante persone che dopo essere state costrette a lasciare la propria terra d’origine per lungo tempo hanno continuato ad aiutarla con le loro rimesse ed acquistando i suoi prodotti.

Il nostro paese, inoltre, ha un interesse strategico a sviluppare particolari rapporti di collaborazione con l’area del Mercosur, che guarda all’Europa e, in particolare, ai suoi partners latini come ad interlocutori privilegiati.

Sul terreno della ricostruzione di una struttura produttiva l’Italia e l’Europa possono giocare un ruolo importante: con il superamento della dollarizzazione le politiche industriali e produttive dovrebbero contribuire a rilanciare il processo di integrazione dell’Argentina nel Mercosud. In questo contesto regionale potranno essere meglio tenute sotto controllo anche possibili spinte populistiche, storicamente caratterizzate dall’iperinflazione e dalla propensione a sbocchi autoritari.

Il nostro paese dovrebbe, quindi, concentrarsi su tre filoni di interventi:

Infine valutiamo molto positivamente il decreto firmato dall’ex Ministro degli Esteri Ruggiero, che ha riaperto la cooperazione allo sviluppo con l’Argentina, rimettendola fra le nostre priorità.

In questo ambito la cooperazione italiana - governativa, decentrata e non governativa - può valorizzare e potenziare quell’insieme di legami e di esperienze già avviate con Enti locali e partner argentini, con la finalità della creazione di occupazione attraverso il sostegno delle politiche municipali di appoggio alle piccole e medie imprese.

Occorre, quindi, orientare le iniziative in programma, tenendo conto anche dell’esperienza accumulata in Argentina da parte di vari Organismi non governativi italiani, non solo verso l’emergenza ma anche verso politiche di sviluppo produttivo e sociale.

Ruolo dell’Italia: solidarietà verso la popolazione argentina

L’Italia può e deve avere un ruolo essenziale nel concorrere ad affrontare i problemi dell’emergenza per la capillarità della presenza di persone nate nel nostro paese.

Per la gravità e l’urgenza della situazione si deve pensare all’adozione di poche efficaci misure, preferibilmente attraverso l’uso di strumenti esistenti o ordinari.

Il più diretto sostegno sociale può essere assicurato attraverso interventi di natura assistenziale che hanno la capacità di arrecare sollievo alla popolazione anziana di origine italiana e, indirettamente, alle loro famiglie.

Si possono prevedere quattro ipotesi:

  1. L’applicazione immediata ai pensionati Inps all’estero dell’aumento a un milione, secondo quanto predisposto in Finanziaria. Solo in Argentina i possibili beneficiari potrebbero essere circa trentamila;
  2. il raddoppio delle somme previste in Finanziaria per l’assistenza diretta ed indiretta, che sono erogate, con il controllo dei consolati, per garantire i livelli minimi di sopravvivenza e l’assistenza farmaceutica gratuita;
  3. l’immediata creazione di un fondo di solidarietà costituito con risorse regionali, da erogare tramite i Consolati e sulla base di regole obbiettivamente fissate, nonché con la collaborazione dell’associazionismo regionale;
  4. la predisposizione dei disegni di legge che prevedano la corresponsione di un assegno sociale a quegli italiani all’estero che versino in condizioni di comprovato disagio economico-sociale.

Un’altra forma di aiuto può venire dall’impegno del governo italiano ad affrontare radicalmente l’enorme arretrato nelle pratiche di richiesta di cittadinanza che si è accumulato nei Consolati argentini. In questo modo si consentirebbe a chi ne avesse interesse di avere il passaporto comunitario, per cercare liberamente strade di diversa collocazione nel mercato del lavoro.

Si sta manifestando da anni una forte spinta all’esodo dall’Argentina delle giovani generazioni. L’emigrazione dei giovani non può essere una soluzione generale ed una politica organica in nessun paese del mondo. Solo riavviando il meccanismo di sviluppo potrà trovare una risposta reale la diffusa domanda di lavoro che proviene dalla quella società. Qualsiasi altra soluzione sarebbe non solo socialmente ingiusta, ma velleitaria.

E, tuttavia, in condizioni di tanto acuto disagio, è giusto e opportuno pensare anche a soluzioni che possano rispondere positivamente alla volontà di lasciare il paese.

Per quanto riguarda la situazione degli italoargentini si può pensare a queste soluzioni:

Queste proposte non possono essere confuse in alcuna forma con la disposizione prevista dalla norma del progetto Fini-Bossi sull’immigrazione che sancisce l’obbligo per il Governo di procedere alla chiamata di lavoratori stranieri solo dopo aver cercato tra gli italiani residenti all’estero.

È urgente infine avviare un’opera di monitoraggio sul duplice versante della disponibilità di lavoro a livello territoriale e, in Argentina, di domanda di occupazione maturata nell’ambito delle comunità di origine.

In Italia è necessario che il Governo si attivi, d’intesa con la Conferenza delle Regioni, per indurre la Direzione Generale per l’impiego, con l’eventuale supporto di istituti specializzati, a definire quantità, qualità e dislocazione territoriale dell’offerta di lavoro.

Sotto l’indirizzo delle Regioni, inoltre, è opportuno coinvolgere pienamente gli enti locali, affidando alle Province il compito del coordinamento territoriale.

In Argentina è opportuno creare un sistema a rete che veda il coinvolgimento, oltre che dei Consolati, dei COMITES, delle Camere di Commercio, dei Patronati e dell’associazionismo generale e regionale per raccogliere e verificare realisticamente l’entità e la qualità dell’offerta di lavoro.

I Democratici di sinistra si impegnano a seguire queste linee di iniziativa nelle prossime settimane e a coinvolgere i gruppi parlamentari, regionali e locali affinché la risposta all’emergenza argentina sia urgente, efficace e in una prospettiva di ripresa del paese. (Inform)


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