* INFORM *

INFORM - N. 7 - 10 gennaio 2002

Voto all'estero - Una nota della Migrantes

Superata l’ultima stazione della quarantennale Via Crucis è ora di mettersi al lavoro... quotidiano

ROMA - Sotto l’albero di Natale gli italiani residenti oltre i confini nazionali hanno trovato una gradita sorpresa: la possibilità dell’esercizio di voto in loco e una loro rappresentanza nel Parlamento per potenziare il collegamento ideale tra i milioni di cittadini emigrati e la madrepatria. Una sorpresa attesa troppo a lungo e nella quale ormai pochi credevano. Quarant’anni di attesa sono tanti anche per i più coriacei, rileva la Migrantes, Fondazione della Conferenza episcopale italiana, in una nota apparsa su Migranti press.

Gradita comunque, perché è un diritto in più: riconosciuto e reso possibile. Anche perché quanto era stato atteso per decenni si è realizzato... in fretta: la legge n. 339 sull’"Esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero", approvata dalla Camera il 20 novembre, è stata approvata il 19 dicembre: cursus in fine velocior. In un tempo e con un consenso record che non ammettono repliche. Ma talmente in fretta e tra tanti avvenimenti - le feste natalizie incombenti, gli Stati generali della scuola in corso, la Finanziaria in dirittura d’arrivo, l’Euro alle porte - da non creare molti approfondimenti o attenzione nell’opinione pubblica. Il fatto non è riuscito neanche stavolta ad attirare quell’attenzione che avrebbe meritato. Ma resta una realtà su cui costruire.

Oltre e più che un traguardo raggiunto, il voto in loco è una porta aperta in Italia: sarà una novità e una bella prova di efficienza il "suffragio per corrispondenza"; sarà una novità il "numero finalmente attendibile" dei concittadini/connazionali residenti all’estero e la "bonifica" dell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) completata con gli schedari consolari (disegno di legge n.627 per l'aggiornamento della rilevazione dei connazionali nel mondo); sarà una novità la comparsa in Parlamento della Circoscrizione Estero accanto alle Regioni; sarà una novità per i Parlamentari italiani non il doversi stringere per far posto ai diciotto nuovi colleghi ma addirittura il cedere loro i seggi corrispondenti. Una novità chiamata a lasciare il segno in Italia. Anche se è passata inosservata tra i tanti avvenimenti di fine anno.

Oltre e più che un traguardo raggiunto, la realizzazione di un sogno obiettivo perseguito a lungo dalle associazioni rappresentative degli italiani all’estero è una porta aperta per l’altra Italia. Il 2005, prossima scadenza naturale delle elezioni nazionali, non è così lontano, se si tien conto della velocità di crociera del panorama politico italiano. È già ora di mettersi al lavoro... normale - ammonisce la Migrantes - per non arrivare impreparati: quarant’anni insegnano! Molti dei pionieri delle emigrazioni italiane sono partiti definitivamente e le nuove leve che incalzano sono più tiepide o disincantate. Conquistato un diritto bisogna esercitarlo: per questo è ora necessario potenziare informazione, cultura, assistenza... Non solo bisogna conoscere meglio l’Italia per non "sbarcarvi" impreparati, ma è necessario farsi conoscere meglio nella Penisola per essere meglio accettati e coinvolti e, infine, è indispensabile mantenere o ritessere dei legami tra comunità all’estero per eleggere dei rappresentanti al Parlamento che esprimano qualitativamente le quattro ripartizioni in cui si articola la Circoscrizione Estero. E tre anni - o poco più - non sono molti.

"Sarà sufficiente il voto in loco - ci chiedevamo nello scorso novembre - per rimettere nel "sistema Italia" una potenzialità ed un patrimonio rappresentato da milioni di italiani residenti all’estero? È troppo presto per dirlo ma c’è da sperarlo. Il voto sarà certamente un’ulteriore occasione per sollecitare Governo, Parlamento e Regioni a cambiare la politica nei confronti delle collettività dei connazionali all’estero, da sempre considerati fratelli poveri dell’Italia contemporanea".

Il voto è ora realtà, non resta che metterla in opera, ma già le altre forme di rappresentanza in campo oggi all’estero - come il CGIE, i Comites, l’Associazionismo storico o regionale - devono rivedere le loro figure e i loro compiti, devono ri-posizionarsi di fronte a questa novità ed inserirsi in un panorama radicalmente cambiato. I Comites e le associazioni hanno un loro ruolo e funzione locale, l’associazionismo regionale una compito di interlocutore con le regioni di partenza, il CGIE e l’associazionismo "storico" si dovranno ripensare in chiave di "stati generali". I futuri diciotto rappresentanti ufficiali e democratici avranno bisogno di tutto questo entroterra per esprimere al meglio quanto sono chiamati a rappresentare.

La soddisfazione per il traguardo raggiunto - conclude la Migrantes - si fa presa di coscienza del cammino da intraprendere. (Inform)


Vai a: