* INFORM *

INFORM - N. 7 - 10 gennaio 2002

Ancora irrisolto il problema del blocco dei trasferimenti contributivi svizzeri all’INPS

Dino Nardi (CGIE): "Al governo Berlusconi restano i tempi supplementari per trovare una soluzione e tranquillizzare i lavoratori italiani in Svizzera"

ZURIGO - Contrariamente a quelle che erano le previsioni, da parte dell’ultimo Paese dell’Unione Europea - il Belgio - che ancora non aveva approvato gli accordi bilaterali con la Svizzera, c’è stato il così detto "colpo di coda" nell’imminenza delle festività natalizie. Infatti i Parlamenti regionali fiammingo e vallone, lo scorso 20 dicembre, hanno approvato gli accordi consentendo, così, al Belgio di concludere l’iter legislativo per la ratifica degli accordi bilaterali CH-UE che, ricordiamo, riguardano complessivamente sette settori: trasporto aereo, trasporto terrestre, ricerca, appalti pubblici, agricoltura, commercio, libera circolazione delle persone.

Adesso per l’effettiva entrata in vigore degli accordi, anche se il traguardo non è stato ancora tagliato, si può ritenere a ragion veduta che si sia veramente in dirittura d’arrivo mancando solo alcuni passaggi, più che altro, di carattere burocratico. Innanzitutto sia la Francia che il Belgio dovranno, buon ultimi, depositare gli strumenti di ratifica dei bilaterali presso il segretariato del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea. Dopodiché si renderà necessaria l’approvazione formale dei sette accordi da parte del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea, nonché l’approvazione formale dell’accordo sulla ricerca da parte della Commissione (per la Comunità europea dell’energia atomica Euratom, anch’essa parte dell’accordo). Ed, infine, avremo finalmente l’entrata in vigore dei sette accordi a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo al deposito degli ultimi strumenti di ratifica.

A parere del Dipartimento Federale degli Affari Esteri elvetico l’entrata in vigore degli accordi bilaterali dovrebbe quindi avvenire nel corso del primo semestre 2002 che, praticamente, significherebbe non prima del primo marzo o, al più tardi, il primo giugno prossimi. Come si può notare, utilizziamo il condizionale visto e considerato che con i bilaterali ogni pronostico finora è stato sbagliato!

Per usare un linguaggio calcistico siamo entrati, in ogni caso, nei tempi supplementari per riuscire ad avere una soluzione al blocco dei trasferimenti contributivi svizzeri dall’AVS all’INPS. Problema che, come noto, è assurto alle cronache dell’emigrazione italiana in Svizzera, ormai da più di tre anni, e che interessa tuttora tantissimi lavoratori italiani emigrati e non. Purtroppo, a tutt’oggi, a tale proposito, non è ancora stata data alcuna risposta positiva dal Governo Berlusconi (come pure da quello precedente, ad onor del vero): né alle pressanti e ricorrenti interpellanze e sollecitazioni del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e dei Comites, né, per quanto ci risulta, alle organizzazioni dei frontalieri e ad altri soggetti che, sul problema, si sono attivati autonomamente.

Che dire? Che le maggioranze parlamentari e di governo in Italia cambiano ma i problemi per gli emigrati restano, per lo più, irrisolti. In questo caso per quelli in Svizzera.

Che fare? Sicuramente continuare a pressare il governo italiano da parte di tutti coloro che finora si sono dati da fare per ottenere una soluzione al problema con in primis, ovviamente, lo stesso CGIE. Dopo di che, se si riuscirà a risolvere la questione del blocco, gli emigrati italiani sapranno perlomeno chi ringraziare o, in caso contrario, a chi addebitarne la responsabilità! (Dino Nardi*-Inform)

__________________

* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, Presidente Ital-Uil Svizzera


Vai a: