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INFORM - N. 6 - 9 gennaio 2002

RASSEGNA STAMPA

Il Giornale, 9 gennaio 2002

Un articolo del Sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver. "Un salvagente italiano per Duhalde"

Che l’Argentina sia stata troppo spesso mal governata è più che evidente. D’altronde un’alternanza politica tra conservatori monetaristi e peronisti populisti difficilmente può produrre buoni risultati costretta, com’è, a sottoporre il Paese e la sua economia a repentini scarti sovente dettati da pulsioni demagogiche o dagli interessi delle grandi lobby. Più che altrove i risparmi degli argentini hanno cercato e cercano rifugio all’estero, un segnale inequivocabile.

Né può essere una giustificazione per quanto accade in questi giorni, in quel bellissimo ricco e sfortunato Paese, l’acquiescenza statunitense che si è sempre profilata dietro i tanti colpi di Stato che hanno travagliato la vita democratica della nazione più italiana del sud America. La collera che il popolo argentino mostra nelle piazze e che rimbalza fin dentro le nostre case attraverso il domestico tubo catodico, sembra voler affermare, oltre all’evidente disperazione, una profonda voglia di radicale cambiamento. Ce lo fanno sapere i volti delle casalinghe che battono il cucchiaio sulle pentole: delle donne ancora segnate dal dolore per i figli "disaparecidos" che ancora attendono risposte; la violenza dei giovani stanchi di attendere un futuro migliore, sempre promesso, che non arriva mai: dei pensionati in coda davanti alle banche nel tentativo di recuperare i loro risparmi; dei padri e delle madri che si chiedono come potranno nei prossimi mesi a far quadrare i conti di famiglia. Purtroppo non si riesce a comprendere o almeno a cogliere in quale direzione vorrebbero vedere indirizzarsi il Paese. Gli stessi politici, esecrati duramente dalla folla e costretti a nominare cinque diversi presidenti della Repubblica e altrettanti governi, in meno di quindici giorni, non sembrano per ora in grado di indicare una praticabile, oltre che ragionevolmente sopportabile, via d’uscita alla gravissima recessione economica. La svalutazione del 35% del Peso e l’insolvenza dei debiti contratti per i prestiti esteri decisi dal neo presidente Duhalde suonano più come un accorato grido di soccorso alla finanza mondiale che come una radicale svolta risanatrice. Come ha sottolineato con ironia un argentino intervistato al volo dalla tivù mentre protestava in una piazza :"da troppi anni per risolvere i nostri problemi cambiano lo spartito ma i suonatori sono sempre gli stessi". Il passaggio verso un rinnovamento della classe politica, più preoccupata dell'andamento finanziario internazionale con i congrui benefit per pochi e potenti patrimoni che dell'economia argentina e dei suoi risvolti sociali, probabilmente s'imporrà. La salute economica di un Paese non può esprimersi aridamente in entrate e uscite, in saldi attivi di cassa, che pur hanno una grande importanza, ma anche in assistenza sociale, sanità, scuola, reale difesa dei più deboli, lavoro. Il Fmi è certamente un indispensabile punto di riferimento in un orizzonte globalizzato ma non può essere l'unico per un Paese come l'Argentina, ricco, pieno di risorse, con un popolo volenteroso e moderno, ma con una economia non ancora sufficientemente irrobustita in grado di reagire e adattarsi proficuamente ai diktat delle istituzioni finanziarie internazionali.

E' difficile oggi immaginare il percorso attraverso il quale l'Argentina potrà sottrarsi al grave impaccio in cui è finita. Tutti dobbiamo augurarci che le soluzioni prospettate non siano troppo traumatiche e operare affinché a nessuno venga in mente di rifugiarsi in regimi autoritari come già accaduto in passato. Per i legami di sangue e i tanti interessi delle nostre imprese che ci legano strettamente all'Argentina, l'Italia non può assistere silenziosa a quanto sta accadendo ma deve farsi promotrice di un grande intervento di salvataggio economico in ogni foro competente. (Margherita Boniver)

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