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INFORM - N. 5 - 8 gennaio 2002

Voto all’estero: Vitaliano Vita: "Non create mostri"

CARACAS - Dopo l'intervento di Tobia Bassanelli dalla Germania e le osservazioni dal Brasile di Edoardo Pacelli (Italiamiga) all'articolo del prof. Fulco Lanchester nel quale si adombrava un intervento della Corte Costituzionale per negare l'esercizio del voto all'estero così come previsto dalle norme attuative della "legge ordinaria", articolo apparso su "La Stampa" del 2 gennaio, sullo stesso argomento interviene Vitaliano Vita dal Venezuela.

La prima vera manifestazione di globalizzazione l'abbiamo data con l'estensione del voto ai cittadini italiani residenti all'estero. Fatto che ritrae, per altro, una situazione di assurda irregolarità nella quale eravamo rimasti impantanati per cinquant'anni, purché, per dirla con Tobia Bassanelli (Inform del 4.1.2001) il voto non diventi una vittoria di Pirro. Un segno premonitore verrebbe dal tentativo di ricostituzione del partito del no, del quale, dopo la mancata rielezione al Senato di Migone ed altri "compagni", si sono autoeletti in Parlamento nuovi portavoce come Intini e Boato.

Non a caso dal Piemonte di Migone, "La Stampa" pubblica un articolo di Fulco Lanchester il quale, dopo aver criticato superficialmente la legge per far votare gli italiani all'estero, ammonisce circa la possibilità di un ricorso alla Suprema Corte per far dichiarare la incostituzionalità del provvedimento.

Invero le cause agitate dal prof. Lanchester non solo non convincono, ma al contrario mettono in evidenza le prevaricazioni subite dall'elettorato italiano all'estero, se è vero, come si sostiene nello scritto, che la nuova legge contrasta con l'art.48 Cost. per violare i principi di libertà, uguaglianza ecc.

Un ricorso alla Corte Suprema semmai si sarebbe dovuto fare per modificare i termini della rappresentanza politica che cozzano, senza giustificazione logica e giuridica, con i principi fondamentali del diritto e con le tanto decantate pari condizioni, dato che stabiliscono inconfutabilmente imbarazzanti situazioni di privilegio a favore dei candidati dei collegi in Italia.

E' inutile far finta di non vedere che esistono irregolarità e parzialità; che a fronte degli ottanta parlamentari spettanti ai 4 milioni di elettori italiani all'estero, sono stati loro assegnati soltanto 18 seggi. Perciò non sembra giusto che specialisti come Lanchester ignorino l'argomento della differente valenza del voto esercitato all'estero, che non denuncino che la nuova legge discrimina gli italiani all'estero, attribuendo al loro voto una efficacia elettiva pari ad un quinto di quella che ha chi vota in Italia (ci vogliono infatti i voti di 5 italiani residenti all'estero per eguagliare l'efficacia del voto dell'elettore residente in Italia!).

Il prof. Lanchester, considerati gli strumenti di cui dispone, non può trattare in modo generico un argomento che, per le sue "stranezze", ha fatto parlare il mondo politico e del diritto per 50 anni. In questo modo si rischia di essere strumentali, di creare un mostro da ripudiare prima ancora della nascita: "il parlamentare eletto all'estero" perché sarebbe il figlio di nessuno o peggio, dell'incesto di una legge nata da un amore irregolare dell'Italia per i suoi figli all'estero. Eh no, questo non possiamo tollerarlo. Dobbiamo gridare forte il nostro sdegno rivendicando, noi, semmai, il maltolto. Altro che ricorsi di incostituzionalità!

Perciò senza abbassare la guardia e senza voler essere "paciosi" ci chiediamo: non sarebbe il caso che si conservasse a questo avvenimento la dignità raggiunta con la modifica della Costituzione, lasciando di prendere di petto la legge ordinaria? Perché non suggerire, invece i correttivi da inserire nel suo regolamento se si vuole veramente raggiungere un miglior esercizio del diritto al voto?

E' certo che nessuno di noi, dopo tante lotte ed attese può accettare supinamente, senza reazioni, i tentativi di rimettere in discussione la legge e magari, attraverso ricorsi e controricorsi, farci arrivare alle elezioni del 2006 nella stessa condizione che abbiamo appena superato. Perciò: diamoci da fare! (Vitaliano Vita*-Pagine/Inform)

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* CGIE Venezuela


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