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INFORM - N. 4 - 7 gennaio 2002

Crisi Argentina - La comunità italiana in allarme: "i poteri speciali richiesti dal nuovo Governo Duhalde sono il passaporto per l’Inferno"

BUENOS AIRES - In Argentina si sta vivendo nell’anticamera dell’inferno. Lo stato di emergenza sta contribuendo alla rottura degli argini. I poteri speciali che il Governo Dhualde chiede al Congresso, per i due anni di presidenza, rappresentano il "passaporto per l’inferno", escludendo, di fatto, lo stato di diritto.

La Camera e il Senato della Repubblica Argentina hanno approvato la "Legge Omnibus" per sostituire il modello economico della convertibilità - già cadavere - con un altro modello nato mummificato, già al suo primo vaglio.

La manovra politica del recupero economico è "fraudolenta" e piena di trappole, tentando di coinvolgere i parlamentari dell’opposizione alla complicità, in nome di un governo di unità nazionale - obbligando alla "prostituzione" morale l’intero Congresso. Grottesco e inaccettabile l’atteggiamento politico che "incapsula" il parlamento, riducendolo al solo valore virtuale, e dando spazio, di fatto, ad una sottile quanto sofisticata forma di dittatura.

La comunità italiana, assieme alla società civile argentina, lancia il suo grido d’allarme. Il "corralito" - recinto - con il quale sono stati confiscati i capitali dei risparmiatori onesti è un cappio dal quale non se ne esce. I risparmiatori italiani, lavoratori esemplari che hanno lavorato una vita ,contribuendo allo sviluppo di questo Paese e, attraverso le rimesse dall’estero, anche al recupero dell’Italia democratica, oggi si vedono "confiscare" il frutto del proprio sacrificio di una vita intera. I nostri pensionati, che stanno vivendo

grazie alla pensione mandata dall’Italia, che riescono a stento anche a mettere da parte qualche piccolo risparmio, pensando agli imprevisti che la salute può riservare, dato che non è garantita dal Governo argentino l’assistenza sanitaria, soffrono la stessa sorte.

In questo scenario ogni struttura della comunità italiana è minata, è colpita dalla crisi. Le file ai Consolati sono una emorragia di disperazione. Le scuole italiane, le associazioni, le federazioni, la stampa di collettività, stanno soffrendo lo stesso destino: la chiusura. La situazione è drammatica, toccando i vertici del caos. Una situazione insostenibile e che ha spinto il ceto medio a scendere in piazza, a manifestare la sua protesta e ribellione con " El caserolazo" - la "rivoluzione delle casseruole" - una specie di rivoluzione francese senza ghigliottina. Ma che, in futuro, potrebbe anche degenerare in un bagno di sangue, più di quanto è stato finora con i 30 morti in piazza. La Corte Suprema di Giustizia ha dimostrato d’essere succube del potere politico. Viviamo una condizione di "insicurezza giuridica garantita" o se si vuole "sicurezza giuridica nulla".

Siamo in gabbia, all’interno di un tunnel cieco, dove non si vede via di uscita, né si può tornare indietro. Sono troppe le cose da rif ormare, nello stesso tempo e momento, per poter dare una risposta e soluzioni all’emergenza sociale. A cominciare dallo Stato, alla riforma del regime cambiario e tributario, al cambio integrale della mentalità politica, al recupero della credibilità, alla garanzia dei diritti umani di base.

Ma la realtà ci parla con altro linguaggio e illumina uno scenario diverso. Eduardo Duhalde, è una figura politica non certamente "immacolata", rispetto ai predecessori. Anche lui non è esente da responsabilità politiche dirette che hanno maturato questa drammatica situazione. Ricordiamo che è stato vicepresidente durante la presidenza di Menem, è stato Governatore della Provincia di Buenos Aires lasciand ola allo sfascio economico, e, infine, candidato alla presidenza, ma bocciato dalla gente, quando vinse Fernando De la Rúa. Un decennio di "miracolo" menemista, affittato al miraggio, reso possibile con gli strumenti della corruzione e della malversazione dei fondi pubblici.

E, se non bastasse, un sistema perverso della corruttela e decadenza morale della classe politica, finanziaria e sindacale, che ha troncato il futuro di questo paese emergente, potenzialmente ricco, ma selvaggiamente impoverito. Adesso ci vogliono convincere che sono tutti "nazionalisti", che hanno a cuore il futuro di questa giovane demo crazia. Dimenticano, però, che questa giovane creatura democratica, è nata sulle ceneri di una guerra perduta (quella combattuta dai giovani argentini per la sovranità delle isole Malvinas) e che ha posto in ginocchio la dittatura militare dell’era Videla e Gualtieri.

Una democrazia "mutilata", subalterna al ricatto militare (Legge di Obbedienza dovuta e Legge del Punto Finale), lasciando aperta una ferita mai cicatrizzata: quella dei diritti umani di base.

Come ultimo pensiero ci vengono in mente i nostri bisnonni, nonni, padri e fratelli, uomini e donne in emigrazione, che hanno lasciato l’anima in questa terra, costruendola con il lavoro e l’onestà. Adesso è un pugno di polvere. Ma, ancora siamo vivi.

(Dr. Enzo Rapisarda, membro della Consulta Regionale dell’Emigrazione della Regione Calabria, in Argentina)


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