* INFORM *

INFORM - N. 4 - 7 gennaio 2002

L'Eco d'Italia, Buenos Aires

La scivolata del colosso: "La Repubblica" chiude i battenti in Argentina

BUENOS AIRES - La crisi in Argentina spazza via anche dalle edicole il quotidiano "La Repubblica", che molti connazionali italiani potevano acquistare, in allegato, con "Clarín" . Domenica 29 dicembre 2001 è apparsa una nota d’appendice che informava sulla chiusura dei battenti del quotidiano italiano sulla piazza argentina, e che a partire dal primo gennaio 2002 il Clarín non avrebbe più "ospitato" il quotidiano teletrasmesso "La Repubblica".

Da un lato ci rattrista questo "lancio della spugna", per la perdita di una "voce" editoriale democratica e pluralista, ma ci obbliga a una serie di considerazioni e riflessioni.

Come mai questa decisione?. Cosa s’aspettava "Repubblica" da questa esperienza? La scivolata del colosso editoriale italiano, inizialmente accolto, in termini trionfalistici, dalle autorità diplomatico-consolari e, solo di buon grado, da molti connazionali, ha messo a nudo una realtà già segnalata anche a suo tempo dalla stampa di collettività. Realtà messa in luce sia in seno al CGIE, ai vari Comites e anche in sede diplomatica, in ambasciata. L a stampa di grande "piazza" è uno strumento gigante, ma non può, - non per mole - sostituire la piccola stampa di collettività edita all’estero, così capillare e unica.

Certamente sono due dimensioni diverse, il cui paragone non ci sogniamo, in termini di "peso specifico e finanziario", ma lascia ben capire e ribadisce - se ce ne fosse ulteriore bisogno - circa la funzione importante e fondamentale che la stampa di collettività occupa e svolge in seno alla comunità italiana in Argentina e nel mondo. Si dice che l’11 settembre abbia cambiato il mondo. E’ certamente vero. Le guerre si susseguono, non solo quelle belliche e antiterroristiche, ma quelle finanziarie, economiche, sociali e anche editoriali. Non è tempo di trionfalismi di parte, ma la "perdita" della "Repubblica" in Argentina, speriamo che non sia un presagio politico sventurato, per questa giovane democrazia sudamericana, a constatare quanto e come spira il vento della crisi.

Ma tornando ai giornali e alla stampa, siamo convinti che al "colosso" non mancassero i mezzi finanziari per penetrare nel mercato argentino, e raggiungere tutti i lettori imbevuti d’italianità. Come si spiega, quindi, questa "ritirata" improvvisa o scelta di dileguarsi dai lettori italiani all’estero?.

Alle prime uscite in Argentina del "Corriere della Sera", prima, e di "Repubblica", poi, avevamo gioito ma anche sollevato alcune perplessità, relative alla volontà concreta che avrebbero dovuto esprimere questi due nostri quotidiani, nel garantire maggiore attenzione e spazio giornalistico verso i problemi degli italiani nel mondo, e al pericolo indotto di una "concorrenza" sleale, che poteva verificarsi a danno della stampa di collettività italiana in loco. Stampa che come si sa non gode certamente dei grandi mezzi, delle grandi risorse economiche, delle grandi sovvenzioni, dei grandi crediti e contributi a cui attingere, per garantirsi una presenza attiva o per sopravvivere.

Ci volevano "linciare" per questa visione reale delle cose, e tranne qualcuno - vedi Venezuela - nel CGIE, gli altri si sono schierati a favore della "colonizzazione" editoriale, spacciata come "informazione di ritorno", ma, con il senno di poi, visti i servizi pubblicati sul "colosso", si sono svelate le vere intenzioni e missioni politiche. Sarebbe interessante conoscere pubblicamente i passi di "ricerca di mercato" che ha svolto preventivamente "Repubblica", prima di fare il suo ingresso in Argentina, o in Australia, visto che anche lì è stata costretta a "chiudere" e sparire. Ci chiediamo: non era più sensato o razionale affidarsi ad un editore della stampa italiana all’estero? Sicuramente conoscitore più acuto della realtà, e nello stesso tempo pensare ad un "accordo editoriale" di mutuo interesse?.

Vai a vedere, grattando-grattando, che qualcosa si era anche "firmato" in tal senso e che poi, il "colosso" si è defilato lasciato in panne e a "bagnomaria" l’editore interpellato. Ci risulta per l’Argentina che Cario Editore, in data 20 luglio 1988, abbia firmato una lettera d’intenti con il "Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A. - divisione La Repubblica", e, in rappresentanza del Gruppo italiano, firmato dal suo vice Direttore Generale, Giancarlo Turrini. Questo impegno non è stato mai onorato, perché "La Repubblica" ha razzolato per altri lidi, noncurante delle eventuali richieste di danno arrecato che l’Editore Cario avrebbe potuto avanzare. Sarebbe interessante sapere quanto ha "investito" e poi "perduto" in Argentina, il nostro "colosso" per questa esperienza, frutto dell’inesperienza? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ma, in questo momento, ciò che interessa é rimarcare la differenza. I giornali di collettività sono fatti con i polmoni, grazie all’abnegazione instancabile di piccoli editori e giornalisti - anche quelli d’adozione, prestati o ad honorem- che rimangono sulla breccia a garantire un servizio, ad assolvere ad una funzione che ha i contenuti del diritto all’informazione che gli italiani residenti all’estero hanno e continueranno ad avere.

Probabilmente, per questa "scivolata", La Repubblica reclamerà al Governo italiano qualche quota d’indennizzo (?), che stimiamo molto più sostanziosa, rapportata ai miseri contributi destinati alla Stampa Italiana all’Estero. Contributi irrisori come ben lo denunciano sia il presidente della FUSIE, dott. Domenico De Sossi, che lo stesso Ministro degli Italiani nel Mondo, on. Mirko Tremaglia, richiedendone un aumento.

Forse, hanno anche ragione quelli di "La Repubblica" a reclamare un aiuto, per lo scivolone, ma, al ritorno a casa, quando si tratta di spendere qualche parola, per analizzare i risvolti di una esperienza all’estero, questa volta potranno meglio comprendere i sacrifici e gli sforzi altrui. (Enzo Rapisarda, redattore dell’Eco d’Italia).

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Una sola osservazione all'articolo di Enzo Rapisarda. La sospensione delle pubblicazioni non sembra si possa porre in relazione con la crisi in Argentina, dal momento che a fine 2001 si è verificata anche in Australia dove, peraltro, "Repubblica" era allegata a due giornali in lingua italiana, "Il Globo" e "La Fiamma". (Inform)


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