* INFORM *

INFORM - N. 3 - 4 gennaio 2002

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Società Mondo contro falsi profeti e cattivi maestri

ROMA - Gli auguri della nostra Organizzazione sindacale e di patronato - è detto nell'editoriale di fine anno di "Corrispondenza Italia", notiziario per l'estero dell'Inas-Cisl - vadano non solo a chi riceve direttamente questo notiziario ma anche alle famiglie i lavoratori italiani all’estero e alle comunità che li accolgono in tutto il mondo. Un augurio particolare, in un momento difficilissimo, ai connazionali di Argentina, e a tutta quella grande e sfortunata Nazione amica.

Licenziamo queste note subito dopo la chiusura dei lavori del Consiglio generale della Cisl, che ha potuto fare tesoro di una intensa e profonda relazione del Segretario Savinio Pezzotta. Lo riferiamo non certo come un dato di cronaca ma perché anche gli amici più lontani sappiano che una gran parte dell’analisi sindacale si è mossa cercando di comprendere i nuovi scenari geopolitici o le implicazioni che ne derivano nelle diverse aree continentali, nella condizione dei lavoratori e delle società, nelle modalità della produzione e delle retribuzioni, sui sistemi previdenziali e di sicurezza sulla qualità della democrazia e sui rischi che essa può correre, non solo nei Paesi del terzo e del quarto mondo ma anche nei sistemi emergenti che sperimentano una sorta di capitalismo autoritario, come è nel sud est asiatico, e perfino nel continente europeo, dove il tarlo roditore delle istituzioni è rappresentato dalla deludente possibilità di partecipare davvero alla determinazione delle scelte politico-economiche collettive.

Ma il terreno della politica e delle istituzioni internazionali non è il solo ad essere investito radicalmente da questi forti fenomeni innovativi. Sul versante economico, infatti, la crisi, per la prima volta dopo il 1929, è sincronica: il ciclo negativo cioè investe sia i tre poli del primo mondo, Nord America, Europa e Giappone cosicché nessuna delle tre zone può fungere da locomotiva motrice rispetto alle altre; sia i paesi produttori di materie prime, sia le aree gravate da endemiche emergenze finanziarie, come è per l’America Latina o da endemiche emarginazioni, come è per l’Africa, sempre più abbandonata al suo destino. La povertà e il sottosviluppo - ha ricordato efficacemente Pezzotta - non sono più un problema di coscienza ma un tema di interesse universale, anche economico.

Democrazia politica, democrazia economica, democrazia sociale sono dunque tre facce di un unico blocco. Se vogliamo che il XXI secolo sia caratterizzato dallo sviluppo dobbiamo far sì che le risorse tecnologiche, economiche, scientifiche, siano a disposizione di tutti i popoli e di tutte le società. Ma in questo senso non basta cancellare i debiti dei Paesi poveri o finanziare i programmi di emergenza delle Nazioni Unite o quelli di "pronto soccorso" delle altre agenzie internazionali finanziarie e bancarie. Occorre anche quel giusto "ricatto democratico", che spinga i governanti e i potenti al rispetto dei diritti umani, politici, sociali ed economici, dappertutto nel mondo. Si tratta cioè di praticare "politiche di unità" basate sul concetto di comunità, nelle quali ognuno abbia un suo peso e sia rappresentato non solo politicamente ma anche socialmente, attraverso le organizzazioni e le associazioni collettive.

Non è vero cioè, come sostiene qualche vecchio "cattivo maestro" tornato incredibilmente alla moda in America (il riferimento è a Toni Negri e al suo bestseller "Empire", osannato da "Times" come uno dei sette innovatori mondiali del pensiero) non è vero - riportiamo - che esista ormai solo un Impero centrale mentre le comunità, le nazioni, le classi, le identità, si sono sciolte e dissolute in una specie di meticciato universale composto da una moltitudine informe e senza colore. Sullo sfondo di quella visione, infatti, si può intravedere solo il trono di un Grande Fratello, quello sì, senza volto e senza vincoli e doveri verso nessuno. Tutelare e far crescere tutte le identità, armonizzandole con vero spirito di fraternità verso i vicini. E’ una morale, questa, che le comunità italiane all’estero praticano da sempre, per riflessione non meno che per istituto storico. Ed è questo - conclude "Corrispodnenza Italia" - l’augurio dell’Inas e della Cisl per l’anno che si apre. (Inform)


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