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INFORM - N. 3 - 4 gennaio 2002

Vito D'Adamo: Note a margine del Convegno di Francoforte su "Informazione e valorizzazione della identità di origine"

FRIBURGO/BR: - Il Convegno, organizzato nello scorso dicembre presso il Centro Congressi "Kolping Hotel" di Francoforte sul Meno, da Sicilia Mondo e da Media Club (Club degli Operatori Italiani dell'Informazione in Germania), con il patrocinio dell'Ordine Nazionale Giornalisti e del locale Consolato Generale d'Italia si è svolto nel più soddisfacente dei modi lungo il percorso preordinato.

L'informazione è stata assunta come servizio, veicolo di cultura, mezzo eccellente per incontrarsi; per mantenere contatti, svilupparli, diffonderli; scuola di democrazia, nel pluralismo delle idee, nel dibattito, nell'analisi dei concetti, nella loro sintesi: questa una delle principali tesi, dibattute nei tre giorni previsti, impostati, appunto, sul tema "Identità e informazione".

Abbiamo ascoltato con attenzione: possiamo condividere le idee, qui scaturite, nelle linee generali ed anche particolari. S'è avvertito, però, come un vuoto, una ritrosia, una mancanza di passaggio, nel trattare la cosiddetta informazione di ritorno. Non si è tenuto in debito conto la gracilità della stampa italiana all'estero rispetto a quella nazionale. Gli italiani fuori di patria non hanno mai fatto notizia, e se talvolta qualche avara riga sull'argomento è comparsa su taluni quotidiani o periodici, compressa tra segnalazioni giudicate di ben altro momento, si è trattato di qualcosa di cui proprio non si poteva fare a meno.

Sono state, inoltre, taciute le considerazioni sugli effetti della metodica del bombardamento incessante, applicata dai media nazionali per diffondere informazioni, che dopo alcuni giorni, talvolta dopo poche ore dall'avvenimento sottostante, si sgonfiano o cadono del tutto. Noi non possiamo opporre assolutamente niente a questo modo di far notizia; siamo completamente disarmati di fronte a un concorrente ben agguerrito, che ha abituato gli utenti a un genere di lettura, di visione, d'ascolto aderente ai canoni loro imposti. Quando un palato è abituato a cibi molto piccanti e d'intenso aroma, non riuscirà facilmente ad adattarsi a una cucina semplice. Noi non possiamo di certo creare quotidianamente casi, come a suo tempo quelli di Sacco e Vanzetti, e montarli; per fortuna: il che vuol dire che l'emigrazione è fondamentalmente sana, non produce notizie censurabili o eccitanti attenzioni morbose (1).

Che significato potrebbe, dunque, assumere in simile contesto una siffatta informazione di ritorno? Potrebbe forse essere indirizzata alla novità, all'interesse, suscitati dall'allargamento del voto attivo e passivo all'estero; spostarsi sui deputati e sui senatori, eletti dai cittadini italiani fuoripaese, sui loro programmi, sul loro modo di concepire una politica, che non sia rivolta esclusivamente alle comunità rappresentate. A queste conclusioni, in verità, bisogna pur giungere e occorrerà un periodo di assestamento adeguato.

Se consideriamo, poi, la rilevanza attribuita dai media nostrani all'estensione del voto ai concittadini di stanza estera, ci cascano le braccia. Una notiziola telediffusa; scarni articoletti, pochi compassati commenti, sperduti nelle pagine interne delle testate nazionali, contro i fitti ed infine stranamente concordi canti di vittoria, strillati dai politici - anche, o specie, da quelli che s'erano sempre opposti alla sottrazione di seggi a candidati di residenza patria da candidati di residenza esterna -, ma relegati nelle "agenzie" specializzate per l'estero, che non si rivolgono direttamente al grosso pubblico, su questo "regalo di Natale", che - con buona pace del mio caro amico Mimmo e di quanti hanno interpretato l'evento in modo analogo -, regalo non è, ma atto dovuto, e per puro caso capitato in periodo prenatalizio dopo cinquant'anni e passa di attesa, a gloria della tempestività d'uno smaliziato governo in carica e a scorno di trascorsi governi, sempliciotti al riguardo.

Seguirà il silenzio, fino alla ventura campagna elettorale? Sarebbe, invece, auspicabile, nell'attesa, un serrato ed impegnato dibattito tra le forze politiche e sociali e tra i candidati in pectore e gli elettori italiani, sparsi in tutte le Nazioni di accoglimento. È questa l'occasione che i media della diaspora devono cogliere appieno; opportunità alla quale non potranno assolutamente sottrarsi, pena il fallimento del loro precipuo compito, il venire meno alla stessa loro funzione, disertando l'unica possibilità per confrontarsi in qualche modo con i media nazionali. (Vito D'Adamo-Inform)

(1) - Scrive il Tassello, a questo proposito (Inform n. 245 del 24.12.2001), ma l'intero articolo è particolarmente interpretativo di vari aspetti della recente estensione del voto all'estero: "La TV sembra avere indottrinato gli italiani ad aver bisogno di fatti di sangue per accorgersi che esiste una diaspora. I fatti dell'Argentina in questi giorni sono tragicamente illuminanti".


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