* INFORM *

INFORM - N. 3 - 4 gennaio 2002

RASSEGNA STAMPA

La Stampa, 2 gennaio 2002

"Voto impossibile. La legge sul diritto elettorale dei cittadini all’estero"

Il 20 dicembre sembra essersi chiuso, con l'approvazione definitiva da parte del Senato, l'iter tormentato della legge relativa al voto per i cittadini residenti all'estero. A mio avviso, la soluzione adottata dal legislatore ordinario si scontrerà, invece, con l'ambiguità delle decisioni della precedente revisione costituzionale del terzo comma dell'art. 48 Cost., introdotta nel gennaio del 2000 e che devolve alla legge di stabilire "requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini all'estero".

In effetti non è stata risolta la questione fondamentale della compatibilità del voto per corrispondenza con il secondo comma dell'art. 48 Cost. ("il voto è personale ed eguale, libero e segreto"), né la questione relativa agli standard di democraticità della competizione elettorale e referendaria all'estero. In primo luogo, l'istituzione del voto per corrispondenza, previsto dall'art. 1, comma 2 della nuova legge, cozza palesemente con il dettato costituzionale: personalità, eguaglianza e segretezza del voto (e perciò la libertà dello stesso) non sono in alcun modo garantiti dal voto per corrispondenza soprattutto nel momento dell'espressione del voto.

In secondo luogo, la volontà elettiva o deliberativa del singolo elettore costituisce il frutto di un processo complesso in cui fondamentale è la garanzia dell'eguaglianza delle opportunità tra i concorrenti nella fase preparatoria della prospettazione delle posizioni dei candidati e delle liste e della richiesta delle informazioni da parte degli aventi diritto al voto.

Questa legge non assicura in alcun modo che la fase preparatoria dell'atto elettivo sia adeguata agli standard di democraticità richiesti dall'ordinamento.

In terzo luogo, le garanzie procedimentali della veridicità dell'espressione della volontà dell'elettore vengono ulteriormente ridotte rispetto a quelle richieste per l'elettore che vota in Italia attraverso la pluralità di passaggi necessari per la distribuzione e la raccolta delle schede. Infine, l'incognita persistente è quella relativa al numero degli aventi diritto, che finisce per riverberarsi, da un lato, sulle dimensioni del collegio, dall'altro, sulla stessa fase finale delle operazioni di spoglio dei voti.

Ai sensi dell'art. 13 della nuova legge lo scrutinio dei voti, inviati dalle rappresentanze diplomatiche, viene operato in Italia presso l'Ufficio centrale estero da seggi che dovrebbero amministrare ciascuno 5.000 elettori. Ciò vuol dire che, se per il Viminale gli italiani residenti all'estero sono circa quattro milioni e per l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero circa due milioni e 600 mila, bisognerebbe pensare di istituire a Roma dalle 500 alle 700 sezioni di scrutinio. Le prospettive di questa innovazione, su cui tanto si è discusso, non sembrano dunque far sperare nulla di buono.

V'è la possibilità che la Corte costituzionale dichiari, come ha già fatto nel caso della legge sulle quote femminili, l'incostituzionalità delle disposizioni in oggetto, ma vi è anche la sicurezza della grande difficoltà e della confusione con cui il tutto verrà gestito. Chi l'ha approvata, l'ha - evidentemente - fatto più con il sentimento che con la testa ed è probabile che tutti ne sconteremo le conseguenze. (Fulco Lanchester)


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