* INFORM *

INFORM - N. 248 - 31 dicembre 2001

RASSEGNA STAMPA

Il Tempo, 31.12.2001

"L’Afghanistan ora rischia la catastrofe umanitaria"

Intervista al Sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver

ROMA - Margherita Boniver, sottosegretario agli Affari Esteri con delega per l'Asia, segue per incarico del governo la crisi afghana ed i problemi umanitari connessi. E' rientrata in questi giorni da Kabul ed ha accompagnato nella sua visita romana, il nuovo primo ministro ad interim dell'Afghanistan, Karzai. Nell'intervista che segue fa il punto sulla guerra e sulle prospettive del dopo talebani. Ci parla anche della nigeriana condannata a morte e dei socialisti senza pace.

- La guerra può essere considerata conclusa?

- "E' quello che ci auguriamo tutti quanti. Dal punto di vista militare, diciamo che praticamente è conclusa. I talebani sarebbero oramai stati sgominati anche se le informazioni relative devono essere adeguatamente vagliate perché ritengo che ci sia stata una inusitata quantità di censure attorno a queste operazioni. Pare che tutte le basi di Al Qaeda sono state distrutte e questo è già un gran successo. Rimane ovviamente il pezzo principale, Bin Laden, dove sia e se potrà ancora nuocere, questo è il punto".

- Questa guerra allora era giustificata?

- "Era giustificatissima, è giustificatissima. Non che l'Occidente non abbia le sue colpe. Aver abbandonato l'Afghanistan, (e non si tratta della sola crisi rimasta irrisolta),aver lasciato il paese in preda ad una guerra fratricida ch'è durata dal 1990,quando si sono ritirati i sovietici, è stato, con il senno del poi, un errore colossale. Così come quello di aver lasciato la Somalia in una condizione non statuale. Non avere anche affrontato con la necessaria risolutezza il dopo Camp David. Non avere, per esempio risolto la crisi di Kashmir che dura da cinquant'anni e che rischia di esplodere in queste ore, con conseguenze drammatiche. Il fatto è che la comunità internazionale nel suo insieme e nelle sue varie componenti, porta una gran responsabilità".

- C’è un ritorno alla normalità a Kabul?

- "E' difficile fare una valutazione perché è la prima volta che ci vado. Con un po' d'esperienza posso tuttavia dire, che la normalità è nell'aria e non soltanto simbolicamente perché ho visto i ragazzini con gli aquiloni che, come ben sa, erano proibiti dai talebani. La voglia di volare, i bambini che giocano è un segno molto forte".

- E le donne e il burqa?

- "Non ho visto una sola donna che non fosse coperta. Non si fidano ancora, credo con ragione. Per noi occidentali il burqa è diventato un simbolo fortissimo, ma bisogna andare a vedere cosa ce di sotto. Al di là della follia dei talebani, è ancora in atto l'antico sistema secondo il quale la donna è comprata e considerata una bestia da lavoro".

- Quindi, il burqa è meno...

- "Proprio così. Un medico italiano, il dottor Alberto Cairo - il quale ha messo le protesi a cinquantamila afgani e teme di doverne mettere altrettante perché il paese è cosparso si dice di dieci milioni di mine, messe lì da tutti, incluse le "cluster bomb" americane, terrificanti - dice che anche un uomo che non ha più le gambe si può comprare una donna . Ma una giovane donna mutilata con la protesi, non vale nulla sul mercato di matrimonio. Bisogna allora andare a vedere sotto il burqa cosa c'è..."

- Una realtà atroce...

- "Credo che il nuovo governo interinale, costituito in tempo record e nelle condizioni particolari, sia composto da persone preparate e consapevoli della necessità ricambiare radicalmente la condizione delle donne. L' ex-re Zahir e lo stesso premier Hamid Karzai sono impegnati in questo senso e non a caso ci sono già tre donne fanno parte del nuovo governo afghano".

- Reggerà, a suo giudizio, l'intesa tra le varie fazioni afghane?

- "Nelle conversazioni che abbiamo avuto con Karzai si è detto molto fiducioso. Credo che non ci siano precedenti di un paese in guerra da ventitré anni, di un negoziato politico che è durato solo nove giorni, mentre ancora sono in corso eventi bellici. Un caso che non ha precedenti nella storia contemporanea. E' stato una specie di miracolo, mettere insieme i rappresentanti di gruppi così diversi".

- La catastrofe umanitaria è stata evitata o e incombente?

- "Assolutamente incombente, perché quel poco che si poteva descrivere come un quadro economico, non c'è più. Non c'è assolutamente più nulla. Per dare un esempio, c'è soltanto il cinque per cento di fabbisogno di luce elettrica dell'intero paese. L'analfabetismo dei giovani tocca oramai il novanta per cento, La più alta mortalità infantile al mondo. Una siccità, che ha aggiunto una catastrofe naturale a quella politica. I un terzo del paese non ci sono più raccolti. La catastrofe umanitaria che immaginava un flusso imponente, nuovo da aggiungersi a quello già avvenuto, non c'è stata. Ci sono stati solo spostamenti interni che hanno riguardato circa duecentomila persone. Se ne aspettavano un milione e mezzo. E' l'unico dato positivo. Stiamo parlando di una popolazione che da anni sopravvive grazie agli aiuti della comunità internazionale. I talebani, e non certo i bombardamenti americani, hanno reso il popolo afghano, un popolo di lazzari, di mendicanti insomma".

- Quali le priorità in una situazione così disastrata?

- "Distribuire gli aiuti in maniera capillare anche nelle regioni remote del paese. Perché anche l'orografia, con montagne altissime, è nemica. Si tratta di arrivare a circa due milioni di anime. Per la loro elementare sopravvivenza. Oltre al pane, con quel freddo infernale, servono carbone, coperte e medicine, naturalmente. Ma il problema ancor più grave sarà lo sminamento. Tutti hanno seminato il paese di mine che fanno strage. Dei bambini soprattutto che, curiosando, senza rendersene conto, le scoprono. Sicurezza vuol dire anche e soprattutto bonificare il paese dalle mine".

- Cambiando scenario e tragedia, si è aggiornata sul caso della giovane nigeriana Safiya Husaini condannata a morte?

- "Prima di partire per Kabul, avevo compiuto un pressante intervento presso l'Ambasciatore nigeriano, il quale mi aveva rassicurato che questa condanna, emessa da un tribunale locale in una regione del paese, dominata dagli estremisti islamici, non è riconosciuta dal governo nigeriano. E' pronto a prendere tutti i provvedimenti necessari per impedire l'esecuzione della condanna, mediante lapidazione, che per il momento è sospesa. In ogni caso, a quanto mi risulta, la donna si trova in un nascondiglio sicuro e se, necessario, contiamo di invitarla in Italia. E' un caso, emblematico, che mi sta molto al cuore".

- Una battuta, per concludere: i socialisti proprio non riescono a trovare la pace?

- "Dopo l'infoibamento del Partito Socialista, dopo il pogrom giudiziario del '92,94 che ha coinvolto non soltanto i Socialisti ma cinque partiti di solide tradizioni democratiche, e decine di suicidi, si è abbattuto sulle diaspore di vari partiti e quindi, dei socialisti, la mannaia di una legge elettorale che era cambiata. Con l'introduzione del sistema maggioritario, sia pure misto. Che non lascia spazi ai partiti minori. Con De Michelis, abbiamo scelto l'alleanza con il centro-destra ed intendiamo restarvi fedeli. Altri come Bobo Craxi e Martelli stanno compiendo una scelta diversa e molto discutibile. Io comunque mantengo ottimi contatti con Stefania Craxi anche perché responsabile della fondazione che porta il nome del padre". (Olga Bisera)


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