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INFORM - N. 248 - 31 dicembre 2001

Appello congiunto, dal Centro Calabrese e dal Centro Studi Enotrio di Buenos Aires sulla crisi in Argentina, al Governo italiano e alla Regione Calabria : "Siamo in un tunnel cieco"

BUENOS AIRES- Iniziativa congiunta del Centro Calabrese di Buenos Aires e del Centro Studi Enotrio di Buenos Aires, che il 26 dicembre hanno svolto un incontro di vertice per analizzare i gravi problemi di crisi economica e istituzionale che sta colpendo l’Argentina. Nella riunione straordinaria hanno partecipato le rispettive commissioni direttive e numerosi altri connazionali convenuti, specialmente calabresi.

"E’ bene che si sappia che non vogliamo dipingere questa realtà che viviamo, ha sottolineato Gaetano Cario - presidente del Centro Calabrese - con toni tragici, per attirare l’attenzione verso l’Argentina in maniera speculativa". Come segretario del Comites di Buenos Aires e membro del Cgie, Cario ha auspicato che il Governo Italiano metta in "piano di emergenza" la situazione argentina, in riferimento ai rimpatri dei nostri connazionali. Le autorità diplomatico-consolari sono ampiamente in grado di fare le proprie analisi e confermare gli effetti della delicata situazione che giustificano e costringono a queste misure di emergenza.

Da parte sua, Enzo Rapisarda, presidente del Centro Studi Enotrio di Buenos Aires, si è spinto ulteriormente anche sul piano dell’analisi politica. "In questo momento non possiamo e dobbiamo tacere. Abbiamo una responsabilità civile, politica ed anche storica, di difendere la libertà e la democrazia del diritto, dato che siamo coprotagonisti, sia come cittadini residenti di questo Paese d’immigrazione che come cittadini italiani nel mondo, e, soprattutto, trovare il coraggio di aprire le nostre coscienze alla verità". "Siamo in un tunnel cieco" - hanno convenuto sia Cario che Rapisarda. Una specie di "gabbia" in cui ci ha spinto la cattiva gestione istituzionale e politica argentina di questi ultimi dieci anni. Non abbiamo mai creduto al "miracolo" Menem, rivelatosi frutto di una selvaggia privatizzazione dei beni dello stato argentino. Una privatizzazione "forzata e pilotata", servita a fare da "tappabuchi" alle malversazioni politiche, accompagnate, purtroppo, da una "cultura" della corruzione che si è diffusa, come un grosso tumore, in tutti i settori pubblici ed ha contagiato anche le alte sfere della giustizia.

Senatori e deputati, sindacalisti e magistrati, governatori e consiglieri comunali, schierati sul fronte della difesa del proprio succulento stipendio, riducendo sempre più i salari dei lavoratori dipendenti, assottigliando le pensioni fino a renderle trasparenti, e abbandonando al proprio destino il popolo sempre più bisognoso di lavoro, salute, educazione. Se la "cavalcata" economica di Domingo Cavallo ci ha trascinato nella "pampa della miseria", fagocitando il presidente De la Rúa, costringendolo alle dimissioni, il futuro del Paese permane inaffidabile.

Adolfo Rodriguez Saá (poi dimessosi, ndr), dedito ai proclami eclatanti, si è lasciato scappare le prime linee di intervento, indicando una terza moneta - l’argentino - come "elisir’ miracoloso. Ma nessuno crede più né ai miracoli, né agli sciroppi. Anzi, dalle prime uscite era apparso come un "presidente monoteista" , ossia non di tutti, a giudicare dalle sue inclinazioni o debolezze di fede peronista. Emblematica la sua visita alla sede della CGT (Confederación General del Trabajo), la maggiore struttura sindacale; per recuperare le simpatie della classe sindacale, con le promesse elargite di un milione di nuovi posti di lavoro, ha intonato come un "descamisado" la marcia peronista, come si trattasse di una campagna elettorale del suo partito". Ci toccherà una lunga processione di attesa, durante la quale le nostre forze sono solo riposte nella speranza e nella solidarietà.

Il congelamento dei pochi risparmi, frutto si sacrificio di tanti anni di lavoro, - di lavoratori, impiegati, professionisti, imprenditori e pensionati - è un forma di appropriazione indebita che non obbedisce a nessun articolo di legge del diritto e neanche a nessun credo morale, anzi mortifica e denigra anche la dignità dell’uomo, oltre a carpire la libertà individuale.

Certamente se ci fossero le condizioni di aiuto, da parte dello Stato Italiano, da parte delle varie Regioni, molti sarebbero i rientri dei connazionali, senza esitare un momento, senza badare all’età. La situazione che si vive in Argentina è una specie di "guerra silente" dichiarata alla gente, già impoverita dalle varie inflazioni, dalle varie dittature, dalle irresponsabilità politiche dei governanti di turno.

Poiché entrambi i dirigenti dei due sodalizi - Gaetano Cario ed Enzo Rapisarda - fanno parte, in qualità di esperti, della Consulta Regionale dell’Emigrazione della Regione Calabria, estendono questo appello, anche alle autorità regionali, al Presidente della Giunta Giuseppe Chiaravalloti - titolare anche dell’Assessorato all’Emigrazione- e all’intero Consiglio Regionale, presieduto da Luigi Fedele, affinché sia oggetto di discussione e considerazione in seno al Consiglio Regionale, e che si prendano provvedimenti urgenti per i corregionali calabresi - che sono tanti- come stanno facendo altre Regioni italiane, come il Veneto, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, ed altre. (Inform)


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