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INFORM - N. 247 - 28 dicembre 2001

L'editoriale del direttore della Voce d'Italia, Venezuela

Dopo la conquista del voto. La sfida

CARACAS - Se ci assistesse l’autorità che il ministro Tremaglia si è guadagnata abbracciando la causa degli emigrati e conducendo in porto un’antica e giusta aspirazione, quella del voto all’estero, oggi che quel sogno è divenuto realtà convocheremmo l’altra Italia, la nostra, a una giornata di riflessione. E ció perché ravvisiamo nel legittimo tripudio che ha invaso le nostre comunità il rischio ch’esso possa far perdere di vista la responsabilità, non certo di poco conto, che comporta la promozione alla Serie A accordata dal Parlamento.

Le lezioni del passato ammoniscono che sarebbe troppo ingenuo interpretare le accoglienze tributate alla estensione all’estero del diritto al voto del tutto disinteressate e ispirate al benessere collettivo.

Vi si saranno certamente infiltrati i talibani dell’emigrazione, quelli che ne hanno fatto una professione impostata sul tornaconto personale. Questi già da qualche tempo vanno trescando qua e là. Sono gli stessi riprovevoli protagonisti di brutte esperienze che hanno finito spesso con lo screditare istituzioni come i "Comites" e più di uno dei membri del "CGIE".

Non a caso - citiamo gli esempi di quanto accade tra gli "italiani del Venezuela" - la Collettività diserta manifestazioni che per l’impegno dei promotori e per il loro contenuto meriterebbero ben altra accoglienza.

Non a caso sono solo sparuti gruppetti che rispondono alle convocatorie dei "Comites", fatte le debite eccezioni.

La nostra Collettività ch’è sana, ch’è profondamente onesta, grazie al cielo, é stata turbata da gravissimi fatti che esigevano interventi della Procura della Repubblica e le denunce, invece, sono state coperte da connivenze, anche poderose, ed affossate.

La situazione suesposta la segnaliamo da queste colonne al nostro Ministro Tremaglia, alla sua integrità di galantuomo, convinti che un suo intervento concorrerebbe a fare quella pulizia che fino ad oggi é stata invocata invano.

Purtroppo abbiamo più d’una ragione per ritenere che quanto accade nella nostra Collettività accada nelle altre.

Costerà fatica, se ne può stare certi, mantenere a bada, lontani dal voto onesto, gli intrallazzatori che s’annidano un po’ dappertutto.

"Il voto degli italiani all’estero può essere una grande occasione per ridare piena dignità politica e democratica alle nostre Collettività nel mondo o può essere, più banalmente, un modo per rastrellare consensi a sostegno dei partiti italiani, senza nessuna considerazione per le vere esigenze degli emigrati." É l’opinione di Andrea Amaro, responsabile dell’Ufficio Italiani all’Estero della CGIL, che condividiamo. Respingiamo invece, deplorandola, la motivazione con cui Gigi Malabarba ha accompagnato al Senato il "no" del PRC al voto all’estero: "É una legge che serve esplicitamente alla destra che potrà contare su bacini di elettori "nostalgici" in vari paesi del mondo, valorizzando i legami di segno antico."

Premesso che non si può negare un diritto soltanto perché esso non conviene ai propri interessi, il Malabarba insulta l’Italia ch’è fuori d’Italia dimostrando crassa ignoranza nel disconoscere la crescita di questi anni che ha collocate le nostre comunità ai vertici della stima laddove esse risiedono.

Di preoccupazioni, tutte da affrontare e superare con le scelte piú idonee, lo stesso ministro Tremaglia è stato tra i primi a non farne mistero, cominciando con l’indicare le carenze dell’Anagrafe e la poca affidabilità che si registra, e dovrà essere corretta, nei nostri Consolati.

Questa nota, con i rilievi e le preoccupazioni che vi si espongono, vuol essere un doveroso richiamo alle responsabilità che incombono su tutta l’Italia fuori d’Italia.

Sta agli Italiani all’estero con la "I" maiuscola dimostrare che il ministro Tremaglia puntando sugli emigrati ha giocato una buona carta, che Fassino non si è sbagliato nel definirci "una grande ricchezza". Sí, lasciatecelo dire, a costo di peccare d’orgoglio: Siamo davvero una grande ricchezza, soprattutto adesso che il Parlamento ci ha promossi in Serie A. (Gaetano Bafile-La Voce d'Italia/Inform)


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