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INFORM - N. 246 - 27 dicembre 2001

Trevisani nel Mondo - Voto all'estero? Ecco che cosa ne pensano i diretti interessati

TREVISO - "Finalmente il voto agli italiani all’estero", è il commento di quanti si sono adoperati energicamente per ottenerlo, in primis la Trevisani nel Mondo.

E’ un evento inseguito da decenni, che istintivamente scatena entusiasmi. Giusti ! Anche se talvolta stemperati dal sottile scetticismo che viene da alcuni " troppo tardi" . Evidentemente, si è arrivato molto tardi. Questo doveva avvenire 50 anni fa, come in Svezia e Germania, quando le forze umane dell’esodo erano ancora fresche di memoria e informazione per quanto avveniva nella madre patria.

Ma ecco il riscontro immediato venuto direttamente da alcuni di loro. Cominciamo da Luciano Alban, di Biadene, egregiamente inserito nel lavoro e nel sociale a Zurigo: " Sul piano del principio si tratta di una conquista enorme, tuttavia la rappresentatività di 18 seggi non può influire più di tanto e bisognerà anche distinguere bene chi ha diritto e chi no …". Un salto fra i canguri, a Sidney, da Jimmi Pellizzari, originario di San Zenone:" Che ne penso ? E’ un buon salto in avanti, che avvicina il popolo. Quasi un riconoscimento ad essere chiamati italiani di primo grado. Questa riconoscenza ce la siamo guadagnata , è un’arma che fa valere i propri diritti. Tuttavia, non credo che interessi molto;noi dell’Australia, conosciamo solo parzialmente ciò che avviene da voi e non mi sembra giusto che chi è fuori di casa voglia comandare". Dall’altra parte dell’emisfero ( Adelaide) Guido Cavallin di Montebelluna ci fa sapere di netto che " non abbiamo alcun interesse : cosa ci ha dato l’Italia in questi 40 anni che siamo qua ? Molti sono naturalizzati, la notizia ci lascia freddi. Inoltre: per chi votiamo ? Si parla poco di questo e la gente non sa niente ". Un parere dal Sud Africa Bruno Mattiuzzo ,di Treviso. " Da poco siamo collegati con la Rai, ma lo stesso ci sentiamo tagliati fuori, in 50 anni che siamo qua non possiamo capire e conoscere come si dovrebbe. Qua ci tengono molto e la maggioranza ha piacere. Era ora !, dicono. La gente vede bene, ma per noi anziani non dice più di tanto". Argentina , tra la moltitudine di oriundi, in una recente nostra intervista , si espresse Riccardo Merlo di Buenos Aires, responsabile di " Umanesimo latino" e della Federazione italo-argentina,con avi di Miane; ci disse di vedere il voto " come una conquista grande ",ricordò che per le vie del corso principale della capitale recentemente sfilò un tricolore snodato per due chilometri e non esitò a definire l’Italia come " aria del sangue…". A Ottawa c’è il vittoriose Luciano Pradal che và dritto al nocciolo: " L’Italia deve vederci come persone che sono sempre stata ambasciatrici di valori italiani nel mondo; eppoi pensiamo alle rimesse, agli investimenti, al turismo , alle rimpatriate ecc. e si vedrà che il voto non è una spesa ingiusta ma piuttosto un investimento da investire come enorme risorsa umana a livello internazionale…"Per Loredana Basso (Toronto) originaria di Fietta del Grappa questo fatto la lascia scettica, ma ammette che esiste un forte spirito di italianità fra chi si trova all’estero. Ci spostiamo , infine, nell’Alberta , ad Edmonton, dove Fides Cancan (Mareno) è " contenta di questa bella novità e mi va molto bene, anche se avremo una preoccupazione in più: quella di informarci. Mi sono mantenuta cittadina italiana anche per questo…" Nel suo orto coltiva stelle alpine che riescono splendidamente e che distribuisce agli amici: a merito di quanto parlato promette di mandarci i migliori esemplari. (Riccardo Masini-Inform)


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