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INFORM - N. 245 - 24 dicembre 2001

Con il voto all'estero una sfida entusiasmante per il CGIE

di G. Tassello

Un regalo quasi insperato per la trasversalità delle opposizioni e l’utilizzo troppo frequente in passato delle aspirazioni della diaspora italiana per scopi non pertinenti. Di fatto la nuova legge che regola l’esercizio del diritto di voto all’estero è il risultato dell’impegno di pochi ferventi amanti dell’emigrazione, in particolare del ministro Mirko Tremaglia, che vede coronato il sogno di una vita. Ora l’Italia si trova a confrontarsi con una legge tra le più avanzate nel mondo, tra le poche a concedere ai residenti all’estero il diritto di eleggere al Parlamento candidati che siano residenti all’estero.

Questa intesa interpartitica può segnare l’avvio del superamento di quella opposizione assai diffusa in Italia, fatta di indifferenza e di snobismo verso gli italiani all’estero e frutto di una mancata cultura dell’emigrazione. La TV sembra avere indottrinato gli italiani ad avere bisogno di fatti di sangue per accorgersi che esiste una diaspora. I fatti dell’Argentina in questi giorni sono tragicamente illuminanti.

La nuova legge va interpretata soprattutto come una richiesta formale di perdono agli italiani all’estero, poiché il ritardo ha creato un elevato tasso di disaffezione alla partecipazione. Sta di fatto che essa permetterà a tanti emigrati di esercitare per la prima volta il diritto di voto: una vittoria per la democrazia!

Ma il voto non è solo la rivendicazione di un diritto (sono ancora tante le "ingiustizie" perpetrate ai danni della diaspora e vanno dalla cultura della invisibilità all’arroganza culturale di chi continua a giudicare la diaspora in un’ottica assistenzialistica), ma anche, e soprattutto, una occasione per formulare una nuova cultura politica, in cui accanto al rispetto dei diritti della diaspora italiana e delle sue peculiarità culturali, i membri eletti dell’estero, appunto per la loro storia di vita, adottano come valori guida il principio della solidarietà, dell’attenzione precipua verso le categorie più emarginate e del rispetto della storia dal basso, che tanti politici italiani stanno troppo in fretta accantonando come irrilevanti nell’era della globalizzazione.

Il voto degli italiani all’estero, nella sua valenza più profonda, introduce un modo democratico finora inedito di esercitare la cittadinanza globale, non legata ad un territorio, e che punta sulla centralità della persona, sui diritti fondamentali dell’uomo e sulla instaurazione di una politica dell’interdipendenza. Gli emigrati eletti al parlamento italiano dovranno essere le sentinelle che ricordano al parlamento italiano queste esigenze inderogabili.

Si prospettano mesi di intensa riflessione e dibattito per tracciare le linee essenziali della cultura politica di questo collegio virtuale e per non ricadere nelle solite lotte tribali tra persone che si ritengono rappresentative solo perché sanno fare dell’arroganza il loro vanto. Si prospetta, infatti, una ipotesi in cui la diaspora supera la dipendenza totale dai partiti italiani. Il voto favorisce la nascita e la crescita di un gruppo autonomo, seppure legato a valori o ideologie politiche, in dialogo con le forze ideali di alcuni partiti "italiani" che hanno mostrato interesse non solo elettorale per gli emigrati, ma soprattutto in sintonia con le nuove elaborazioni culturali della diaspora e in sinergia con le forze vive della comunità, composte non soltanto da camere di commercio o grandi imprenditori o nuovi emigrati che non amano frequentare le tradizionali prime generazioni.

Il voto si rivela una grande occasione per verificare la capacità propositiva delle associazioni, la loro dichiarata internazionalità nonché il numero reale dei soci. Finora i partiti italiani hanno fatto il bello ed il cattivo tempo nei confronti della diaspora lasciando al volontariato associativo la gestione dell’ordinarietà. Un volontariato messo a dura prova dalle tante inadempienze e sempre emarginato quando si trattava di spartire potere e mezzi finanziari: il parente povero che non doveva interferire con la nuova immagine dell’Italia all’estero da non deturpare ricordando inadempienze e sacche di emarginazione. Nella enucleazione di una nuova cultura politica il volontariato sollecita la creazione di una società più attenta e più accogliente, che gestisce una economia più a misura d’uomo e che persegue una politica più preoccupata del bene comune e meno localistica.

Il CGIE si trova ad affrontare una sfida entusiasmante. I parlamentari della diaspora dovranno rappresentare interi continenti, con il pericolo di cadere nella genericità . Sarà il CGIE a fare presenti le istanze dei singoli paesi, tramite un legame capillare con la base. Mentre i parlamentari della diaspora guarderanno a Roma, il CGIE si rivolgerà all’esterno, creando collegamenti sempre più efficaci con le nazioni ospiti, senza rinunciare ad un confronto dialettico con i parlamentari e ad una sapiente opera di mediazione e di lobbying di cui ha già saputo dare prova in passato. Se non avvenisse un cambiamento profondo nelle attività del CGIE, i consiglieri diverrebbero meri portaborse dei neoparlamentari.

Anche la stampa di emigrazione dovrà testare la sua capacità di penetrazione. Sono in tanti a non avere mai votato e la stampa - quella che raggiunge realmente tante famiglie della diaspora, e quindi anche la cosiddetta stampa "povera" - dovrà far conoscere i meccanismi della democrazia ed offrire un aiuto alla riflessione sui programmi dei candidati scelti tra coloro che non intendono essere succubi di esigenze di partito "italiane", ma che si impegnano a rappresentare l’originalità della diaspora.

Mentre tutti inviano meritati pensieri di gratitudine a quanti hanno continuato a credere e a battersi per il voto e la diaspora canta il suo canto perché può finalmente uscire dalla sua invisibilità politica, si spera che non si tratti del canto del cigno, ma del canto che annuncia l’arrivo di un modo originale di fare politica. I prossimi mesi, in cui assisteremo alle prime mosse dei tanti candidati, ci permetteranno di cogliere "il tema della sinfonia". (G. Tassello-Inform)


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