* INFORM *

INFORM - N. 244 - 22 dicembre 2001

Gianfranco Gazzola (CGIE) sulla moratoria per il trasferimento dei contributi svizzeri all'Inps

Necessaria e urgente un'adeguata azione politica e diplomatica

ZURIGO - Con l'approvazione da parte dei parlamenti vallone e fiammingo del Belgio, è giunto al termine l'iter parlamentare di ratifica da parte dei parlamenti dell'Unione europea e della Svizzera dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone, uno dei sette facenti parte del pacchetto degli Accordi bilaterali Unione Europea - Svizzera. Questo significa che entro il primo semestre del prossimo anno, al più tardi il 1° luglio 2002, forse già con il 1° aprile prossimo, questi entreranno in vigore e si applicherà anche alla Svizzera e ai suoi cittadini, come ai cittadini europei residenti in Svizzera, la legislazione europea di sicurezza sociale. Affinché gli Accordi abbiano efficacia, devono essere perfezionate alcune procedure amministrative dagli ultimi paesi firmatari, Francia, Irlanda e Belgio, e da parte del Consiglio dei ministri dei Quindici. Inoltre, nei due mesi precedenti l'entrata in vigore, si riunirà il Comitato misto esecutivo per definire le ultime modalità di applicazione ed eventuali clausole di eccezione o di salvaguardia.

Con l’entrata in vigore degli Accordi bilaterali non sarà più possibile il trasferimento dei contributi svizzeri all'INPS per coloro che volessero rinunciare alla pensione svizzera ed ottenere esclusivamente la pensione italiana. È in quella sede che sarà possibile ottenere una moratoria di cinque anni durante la quale mantenere la possibilità di trasferimento, tenuto conto che altri Paesi, da quanto sappiamo la Francia, la Grecia, il Portogallo e la Spagna, hanno proprie rivendicazioni da avanzare su alcune questioni di sicurezza sociale e quindi non è escluso, anzi è probabile, che si arrivi ad una clausola di salvaguardia di alcuni diritti contemplati dalle convenzioni sospese per effetto dell’accordo UE - Svizzera. In questo caso non vi sarebbero costi aggiuntivi ma solo un mancato risparmio per gli importi delle pensioni che si continuerebbero a calcolare in base al trasferimento, secondo le norme dell’attuale convenzione Italia - Svizzera. La soluzione legislativa del trasferimento virtuale, avanzata da alcuni nella scorsa legislatura, escluderebbe tutti coloro che non hanno un anno di contribuzione in Italia, necessario per operare la totalizzazione.

Il CGIE, i sindacati CGIL-CISL-UIL Frontalieri e il Comitato per la petizione ad hoc con sede a Zurigo hanno ripetutamente e fermamente chiesto che si trovi la possibilità per ottenere un periodo transitorio di cinque anni durante i quali lasciare aperta l'opzione del trasferimento. È in seno al Comitato misto esecutivo, quindi, che deve esercitarsi l'azione del nostro Paese per convincere gli altri Stati membri, la Svizzera ha già manifestato il suo accordo, ad introdurre una moratoria e venire così incontro alle aspettative di tanti lavoratori, rientrati in Patria o ancora in Svizzera, che dal trasferimento otterrebbero un pensionamento anticipato e decente. Il Ministero del Lavoro, il Ministero degli Esteri, il Ministero degli Italiani nel mondo, tutto il governo, devono adoperarsi, con un'adeguata azione politica e diplomatica, affinché questo risultato sia raggiunto. Riteniamo che il CGIE, con tutte le istituzioni e organizzazioni che hanno richiesto l’introduzione di un periodo transitorio, abbia diritto, sin d’ora, di conoscere quanto già sia stato fatto a questo fine e quali iniziative si intendano, con urgenza, a poche settimane dalla definitiva entrata in vigore, prendere nelle varie sedi nazionali ed europee competenti. (Gianfranco Gazzola*-Inform)

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* Consigliere del CGIE e presidente dell'INCA-CGIL Svizzera


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