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INFORM - N. 243 - 21 dicembre 2001

Voto all'estero e crisi in Argentina - De Matteo (PPI): "Dopo la stagione dei diritti deve prendere corpo quella delle politiche"

ROMA - Si è conclusa, dopo una lunga fase che forse non ha precedenti nella storia del nostro Parlamento, la vicenda del voto degli italiani all’estero, con un consenso impossibile negli anni passati quando, con motivazioni diverse, si è sempre affossata la riforma. Eppure, si domandava l’esercizio di un diritto da parte di milioni di persone che sono rimaste sostanzialmente legate all’Italia aiutandola in modo esemplare nella lunga e difficile fase della ricostruzione! Si tratta di un atto riparatore nell’epoca della globalizzazione che apre nuove chance al nostro Paese che potrà fruire per il suo sviluppo di una rete unica di presenze in tutti i continenti.

Ci amareggia la circostanza che il voto del Senato che chiude l’iter legislativo, coincida con una recessione senza precedenti che da tre anni affligge l’America Latina e in particolare l’Argentina dove vive la più numerosa comunità italiana. L’amarezza ci induce a ricordare a quanti hanno nel tempo ostacolato la riforma, la durezza dell’emigrazione e l’inadeguatezza di sofismi che ancora oggi qualche costituzionalista mette in campo per buttare ombre sulla scelta del nostro Parlamento, che è stato capace di modificare, nella passata legislatura, per due volte la Costituzione Ed ora di approvare, in modo definitivo, la legge sul voto.

La crisi argentina ci aiuta a capire di più le esigenze delle nostre comunità, laboriose ma non sempre fortunate. C’è una solidarietà naturale per un pezzo della nostra storia, per un Paese precipitato nella miseria e nella violenza. L’Europa e gli Stati Uniti non stiano a guardare e l’Italia assuma una iniziativa più decisa. La deriva economica di alcuni Paesi hanno ridotto ciclicamente alla povertà milioni di persone che hanno lavorato e risparmiato. Questo senso del risparmio, insito negli italiani ed in particolare negli emigranti, è in particolare frutto dell’incertezza, della paura di trovarsi in difficoltà e della speranza del rientro in Patria. Ora si accorgono con sgomento che anche il risparmio può essere una illusione non solo colpito dall’inflazione, ma con misure restrittive per cui non si può disporre, se non in minima parte, di quanto si è accantonato per le necessità della propria famiglia.

Questo richiamo serve a ribadire che dopo la stagione dei diritti deve prendere corpo quella delle politiche. Per il Parlamento, il Governo e le Regioni inizia un nuovo campo di impegno che con le prossime elezioni sarà sostenuto anche dai Parlamentari eletti all’estero: anzitutto la questione sociale e delle povertà insieme a quella culturale e dell’informazione.

La legge sul voto che ha come elemento caratterizzante proprio quello contestato da alcuni costituzionalisti (soltanto i connazionali residenti all’estero potranno essere candidati nella circoscrizione estero) impone una serie di provvedimenti per rendere la partecipazione più estesa a tutti quelli che ne hanno diritto. Non si può risparmiare sull’organizzazione della nostra rete consolare, soprattutto in alcune aree. Si rischierebbe di cadere in una grave contraddizione: da una parte il diritto di voto riconosciuto, dall’altra le difficoltà di esercitano e di avere costanti rapporti con il proprio Paese. Occorre allora non solo un’anagrafe completa e trasparente ma una riorganizzazione di tutta la presenza istituzionale.

I Popolari esprimono soddisfazione per la decisione del Parlamento. Sono sempre stati in prima linea e con coerenza riconosciuta. Il successo è dovuto all’unità che si è creata ed all’opera paziente, occorre riconoscerlo con onestà, di Mirko Tremaglia che ha sempre lavorato in modo trasversale introducendo anche nel suo schieramento elementi di contraddizione. L’abilità, poi, di proporre la legge all’inizio della legislatura completa l’opera proprio perché il numero dei parlamentari complessivo non verrà modificato. Vorrei ricordare tanti protagonisti di questa lunga battaglia il cui impegno è segnato negli atti parlamentari e nelle iniziative della società civile. Penso, in particolare, a Luigi Granelli, che animò la prima Conferenza dell’emigrazione e diede vita alle forme di rappresentanza che successivamente sono state modificate e perfezionate.

La legge dà ragione soprattutto a tutti quegli italiani che vivono all’estero che l’hanno voluta e non si sono fermati lungo le soste imposte, di volta in volta, dal Parlamento. L’associazionismo è stato il principale protagonista ed il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha dimostrato una tenacia ed intelligenza politica straordinaria. Ho voluto mettere in risalto le "cose buone", pur conoscendo i "buchi neri" dell’intera vicenda, ma penso che quello che conta è guardare avanti perché comincia la fase più impegnativa per noi ed i nostri connazionali, da ieri più vicini all’Italia". Aldo De Matteo*-Inform)

* Responsabile del settore Esteri del PPI, componente del CGIE


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