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INFORM - N. 241 - 19 dicembre 2001

Rapanà (Comites Montreral): La diffusione della lingua italiana fattore integrante della politica estera

MONTREAL - È necessario acquisire la consapevolezza che la diffusione della lingua italiana nel mondo è uno strumento integrante della politica estera dell’Italia.

L’Italia è l’unico paese al mondo che, oltre a vantare un patrimonio culturale ed artistico tra i più importanti, può contare su una diaspora numerosa, ben radicata nelle società di accoglienza e legata alla madrepatria di cui ne conserva le tradizioni, la cultura e, soprattutto, la lingua.

É questa, in realtà, la vera ricchiezza dell’Italia. Allora, così come si restaura un dipinto di Giotto o un’opera di Leonardo, l’Italia dovrebbe ravvivare i legami con le comunità italiane all’estero. In quest’ottica la diffusione della lingua italiana si rivela uno strumento necessario a garantire il mantenimento di questo patrimonio ed il suo naturale trasferimento alle generazioni future.

Paradossalmente, però, l’Italia è uno dei paesi europei che investe meno nella diffusione della propria lingua nel mondo. Per contro, è, probabilmente, quello che promuove più conferenze e seminari sull’insegnamento dell’italiano nel mondo. Vi partecipano esperti, burocrati e politici. Si esaminano i problemi da ogni angolatura, si avanza ogni sorta di congettura, ma quello che c’è di più interessante è che, per fortuna, finiscono tutti per dire sempre le stesse cose. Tutti concordano sulla necessità di impiegare più risorse; di rendere più agevoli i procedimenti burocratici; di erogare i contributi finanziari con maggiore puntualità, nel rispetto delle esigenze degli enti gestori; di dare un indirizzo più moderno agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo, che molto spesso si perdono nell’interpretazione della legge che li ha istituiti, eccetera.

Malgrado ciò, ogni anno, la storia si ripete e bisogna tornare a ricordare che i contributi continuano ad arrivare con notevole ritardo, costringendo gli enti gestori a pagare ingenti interessi bancari; che le previsioni di spesa, sui relativi capitoli di bilancio della legge finanziaria, non sono sufficienti a garantire un’adeguata diffusione della la lingua italiana nel mondo; ecc...

A questo punto viene spontanea la domanda: a cosa sono servite le indicazioni scaturite dalle conferenze, dalle tavole rotonde e dai convegni. Se siamo sempre punto e daccapo? A che servono gli sforzi compiuti quotidianamente da Ambasciate, Consolati, CGIE, Comites, Enti gestori e organismi delle comunità italiane nel mondo, intenti a promuovere l’insegnamento della lingua italiana nei paesi di accoglienza, se poi, questi sforzi compiuti all’estero, non vengono supportati da un’adeguata politica finanziaria in Italia?

Per questo motivo chiediamo con vigore al Governo italiano di incrementare le risorse destinate alla diffusione della lingua italiana nel mondo; di erogare i contributi con maggiore tempismo affinché gli enti gestori possano rispettare gli impegni presi con i provveditorati locali, con gli insegnanti, con le banche.

I governi dei paesi che ci ospitano osservano con particolare attenzione e rinnovato interesse l’operato dell’Italia, soprattutto dopo gli importanti traguardi raggiunti in materia di diritto di voto all’estero. Un’errata valutazione di questi problemi, potrebbe compromettere seriamente, la credibilità e il prestigio non solo dell’Italia, ma degli stessi italiani nel mondo. (Giovanni Rapanà*-Inform)

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Presidente del Comites di Montreal (Canada)


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