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INFORM - N. 241 - 19 dicembre 2001

"Gli italiani nel mondo in attesa di un vero regalo di Natale". L'intervento di Tremaglia al Senato a conclusione della discussione generale sul voto all'estero

ROMA - L'intervento del ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia al Senato, al termine del dibattito generale sul disegno di legge che detta le norme di attuazione dell'esercizio del voto all'estero, è stato applaudito da tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, con la sola esclusione dei Verdi, che sull'articolo 8 - quello che assicura ai residenti all'estero la rappresentanza politica delle nostre comunità - hanno condotto una tenace battaglia. Dopo aver ringraziato il relatore senatore Pastore e tutti i colleghi del Senato, Tremaglia ha così proseguito:

Desidero iniziare questa mia breve replica sottolineando un passaggio che è stato richiamato ultimamente dalla senatrice Toia, che ringrazio molto per quanto ha detto. Dopo anni di stress, anni persino di dolore fisico, anni di sconfitte, noi siamo riusciti, perché credevamo e crediamo in questa battaglia, che è una battaglia di civiltà, ad ottenere questo miracolo di revisione costituzionale perché abbiamo impostato il discorso vero della politica dell’intesa, chiamatela bipartisan, chiamatela come volete.

Quando vi sono interessi di carattere generale bisogna fare la politica dell'intesa. Forse io mi sono preparato quando sono diventato Presidente della Commissione affari esteri della Camera. Ecco, quando sono stati presi in considerazione gli interessi generali dell'Italia, ci siamo sempre comportati così. Ed in questo caso si trattava dell'interesse di 4 milioni di cittadini italiani, a cui dovete aggiungere 60 milioni di cittadini di origine italiana, 329 parlamentari di origine italiana, il 15 per cento dei sindaci degli Stati Uniti d'America, che è di origine italiana, e così via.

C'è una grande forza, che è stata per tanti anni ignorata dalla classe politica, misconosciuta e perfino discriminata. Dobbiamo riandare con il pensiero a quando abbiamo votato nel 1988 (non so ancora come sia successo) la legge sull'anagrafe, che recuperava tutti questi nostri cittadini italiani che non erano più nello stato civile.

Questa mattina ho ascoltato affermazioni strane in ordine al fatto che i cittadini italiani all'estero non dovrebbero essere considerati cittadini e che quindi non hanno dei diritti. Ho sentito un discorso strano sulla cittadinanza, che mi ha fatto pensare veramente che non abbiamo ancora capito che per annullare la cittadinanza, così come è espressa, bisogna cambiare la legge. Ma fin quando c'è questa legge, i cittadini italiani all'estero, che hanno tanto sofferto in un secolo della loro storia, trovano un riconoscimento dei loro diritti.

Non per nulla, la mia prima visita ufficiale come Ministro degli italiani nel mondo l'ho fatta a Marcinelle. Non dimentichiamo il nostro passato, perché insegna molte cose, insegna che abbiamo molto sofferto, che gli italiani nel mondo sono stati maltrattati. Ricordo ancora le scritte che dichiaravano che certi ristoranti erano vietati ai cani e agli italiani, oppure il fatto che gli italiani venivano messi nei carri bestiame. Poi però gli italiani si sono riscattati con tanto lavoro, con tanta capacità e amore per la loro terra lontana, e sempre e ovunque hanno portato progresso e civiltà, hanno costruito ospedali, strade, scuole. Certo, quelli che non li conoscono forse non lo sanno.

E' giusto dire che questi italiani costituiscono una grande risorsa e una ricchezza per l'Italia. Da un'indagine che abbiamo fatto svolgere dall'Ufficio italiano cambi, emerge che l'indotto procurato dagli italiani all'estero a favore dell'Italia è di 191.000 miliardi di lire in un anno, una cifra pari a quella di un'immensa finanziaria. Poi però si trova qualcuno che dice che costoro non dovrebbero essere cittadini perché non pagano le tasse o fa altre affermazioni di questo genere. Queste cose le abbiamo sentite per anni anche nel Parlamento italiano e ciò costituiva un'autentica vergogna. Tra l'altro, se il limite costituzionale fosse quello di non pagare le tasse, non so quanti potrebbero andare a votare in Italia, data la "piccola" entità di evasori fiscali che c'è.

Non voglio ripetere i discorsi che ho fatto tante volte. Mi sembra che già il relatore abbia risposto ottimamente alle osservazioni che sono state svolte. Mi corre soltanto l'obbligo di aggiungere che sono già all'esame della Camera due proposte di legge sugli italiani che si trovano all'estero temporaneamente. E' certamente un'altra misura giusta, sacrosanta, da adottare in modo che i nostri militari all'estero, i marittimi e coloro che sono in giro per il mondo per un lavoro di carattere temporaneo e non sono residenti all'estero possano votare.

Per quanto riguarda il famoso articolo 8, sul quale siamo tornati molte volte durante la discussione nell'altro ramo del Parlamento, non dimentichiamo che la Camera ha approvato questo provvedimento con una votazione quasi plebiscitaria. In democrazia mi sembra possa contare il fatto che vi siano stati 412 sì contro 35 no. Anche in quella circostanza si è parlato dell'articolo 8, denunciando che si trattava di una "deformazione" di carattere costituzionale. Ebbene, è vero esattamente il contrario. Noi abbiamo fatto il miracolo costituzionale, ma l'abbiamo fatto proprio per costituire la circoscrizione Estero. E nella Costituzione sta scritto che quei seggi sono assegnati alla circoscrizione Estero, non ad altri.

È veramente assurdo pensare che non dobbiamo tenere in conto il discorso della rappresentanza politica: bisogna garantire la rappresentanza politica, altrimenti sarebbe una beffa, sarebbe un vero tradimento per gli italiani all’estero. Per decenni abbiamo continuato questa nostra lotta politica e alla fine, quando abbiamo ottenuto il successo, diciamo che devono arrivare altri candidati da altre parti d’Italia?

Ripeto, bisogna garantire la rappresentanza politica: questo è il succo, il senso di un’espressione di legittimità costituzionale manifestata da eminenti costituzionalisti. E io mi sono permesso di mandare a tutti i colleghi questi pareri, in modo che, al di là di una valutazione politico-parlamentare, vi fosse anche un’espressione della legittimità sul piano del diritto costituzionale.

Circa l’altro elemento che è stato addotto, cioè la funzione del parlamentare senza vincolo di mandato, anche in questo caso il discorso del Presidente, al pari di quello svolto da altri colleghi, è stato perfetto: un candidato nella ripartizione di Buenos Aires, una volta eletto, non rappresenta forse tutta la nazione italiana? Io sono eletto a Bergamo, ma è solo un fatto inerente alle modalità di elezione su base territoriale; sono ventinove anni che faccio il deputato e sono sempre stato eletto lì, ma che vuol dire? Forse io guardo gli interessi territoriali e non quelli della Nazione? Questo mi sembra, pertanto, un elemento di valutazione assai scarso.

Allora, io credo sia giusto concludere dicendo che abbiamo fatto un grande sforzo, perché ci siamo resi conto che vi erano situazioni anche non facili. Ringrazio molto il Senato perché esso, sul punto specifico dei candidati riservati agli italiani all’estero, è stato molto chiaro sin dalla passata legislatura; infatti, il Senato, il 22 febbraio 2001, ha votato presso la Commissione affari costituzionali questo passaggio (che si riferisce poi all’articolo 8).

Come Ministero per gli italiani nel mondo, abbiamo affrontato discorsi di carattere tecnico, siamo entrati nei dettagli (e non era una cosa facile) e, insieme al Ministero dell’interno e al Ministero degli affari esteri abbiamo redatto una relazione tecnica sulla fattibilità della legge sui seguenti punti specifici: coerenza normativa del testo proposto; primi adempimenti per la circoscrizione Estero; scadenzario; organizzazione del voto all’estero e capacità delle amministrazioni, in particolare della rete diplomatico-consolare, di farsi carico delle nuove e complesse responsabilità derivanti dal provvedimento in esame; intese fra Italia e Stati esteri che ospitano le comunità italiane; unificazione dei dati anagrafici e istituzione di uno schedario nazionale centrale ai fini dell’esercizio del voto in occasione delle elezioni politiche e dei referendum; opzione e aggiornamento dei dati anagrafici; organizzazione dello scrutinio in Italia.

Abbiamo cercato nei dettagli, nei particolari di rassicurare il Parlamento che effettivamente questa legge è stata pensata, è stata meditata, è stata caratterizzata da un grande senso di serietà e di sensibilità.

Ecco, cari senatori, i termini di questa vicenda, che io spero si concluda per fare un vero regalo di Natale agli italiani nel mondo, che sono in grande attesa, che sono, direi, felici in questa attesa ultima, visti i risultati dell’altro ramo del Parlamento. Noi dobbiamo essere capaci con serietà di giungere a questo traguardo; è un traguardo al quale io guardo con profonda emozione e anche con commozione, perché indubbiamente significa il traguardo di tutta una vita politica e forse anche della mia vita personale.

Così, mi pare di ringraziarvi dal profondo del cuore, come ringrazio tutti gli italiani nel mondo; in particolare, ringrazio il Consiglio generale degli italiani all’estero, che durante i lavori della Camera è riuscito a contattare tutti i Gruppi parlamentari per far capire che era giunto il momento definitivo di ottenere giustizia e grande riparazione per gli italiani nel mondo.

Cara senatrice Toia, convocherò la FIAT in questi giorni, d’accordo con il Ministero degli affari esteri e con il Consiglio generale degli italiani all’estero. E' vero che la FIAT ha detto che non si licenzia nessun italiano sul territorio nazionale, ma vi sono gli italiani di Argentina, gli italiani dell’America latina, gli italiani che vivono e lavorano presso gli stabilimenti FIAT in ogni continente.

Se capita effettivamente che vengono chiusi gli stabilimenti FIAT in Argentina, 1.300 italiani vengono licenziati. Per questo mi pare mio dovere profondo e sentito fare questa indagine, definiamola pure "da sindacalista", ma con il concorso molto collaborativo del Ministero degli affari esteri e del Consiglio generale degli italiani all'estero.

Questo è anche un messaggio per assicurare la presenza ovunque di questo Ministero e per garantirvi che la collaborazione di tutte le parti del nostro Parlamento mi è particolarmente gradita.

(Inform)


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