* INFORM *

INFORM - N. 237 - 12 dicembre 2001

 

L'editoriale del Messaggero S.Antonio-edizione estero dicembre 2001

Natale per tutte le genti

Fanatismo e violenza offuscano la dignità e la sacralità dell’uomo. Solo il dialogo e la solidarietà possono essere alla base della giustizia e della pace.

PADOVA - Ci prepariamo al Natale, il primo del terzo millennio, con la speranza che sia un evento che tolga dal cuore degli uomini le profonde lacerazioni causate dagli atti di violenza e di terrorismo che in questi mesi hanno inciso nella coscienza di coloro che credono nei valori della democrazia, della libertà e della vita. Dall’11 settembre scorso, seguiamo con apprensione le vicende dell’Afghanistan e le minacce di nuovi attentati terroristici; com’è motivo di profonda tristezza il feroce massacro dei 17 cristiani nella chiesa cattolica di Bahawalpur, in Pakistan, e la visione dei profughi afghani, vittime incolpevoli esposte ad ogni genere di privazioni. Noi ci poniamo contro ogni delitto e per la riconciliazione dei popoli coinvolti dalle guerre, dai conflitti e dalle violenze in Afghanistan, in Medio Oriente, in Algeria, nelle Filippine e in altri Paesi dell’Africa. I rapporti del mondo occidentale con alcuni Paesi di religione musulmana sono oggi più difficili, anche se c’è il risultato positivo del consenso di tanti altri Stati islamici sulla necessità di estirpare il terrorismo. Rimane quindi attuale il monito di Giovanni Paolo II che in Kazakistan aveva affermato che con l’autentico Islam, "l’Islam che prega, che sa farsi solidale con chi è nel bisogno", i cristiani, memori degli errori del passato anche recente, devono unire tutti gli sforzi affinché l’odio, il fanatismo e il terrorismo non profanino mai il nome di Dio né sfigurino l’autentica immagine dell’uomo.

La guerra di difesa per distogliere alla radice gli atti di terrorismo e le conseguenti paure che incombono sulla vita quotidiana dei singoli cittadini, approfondiscono la consapevolezza che la pace si costruisce giorno dopo giorno, con tenacia, con sacrificio anche di vite umane, ma con la ferma volontà di edificare un mondo migliore: "la terra promessa ai nostri padri". Non possiamo rassegnarci alla fatalità che siano sconfitti i valori su cui si fondano la nostra fede cristiana e la nostra civiltà.

Celebreremo allora questo Natale consapevoli che la storia umana, anche se il suo futuro appare oggi incerto e insicuro, è collegata all’evento della nascita del Figlio di Dio, a Betlemme. Alla presenza cioè di un Salvatore, entrato nella società umana come bambino indifeso e povero, ma con dei segni che prefigurano la sua missione. L’apparizione degli angeli ai pastori, il loro annuncio di pace agli uomini, la venuta dei Magi dal lontano Oriente sotto la guida di una stella indicano nel Bambino di Betlemme colui che è venuto a salvare gli uomini dal male, dal peccato, da ogni egoismo; colui che ci insegna che siamo, anche se di razza, cultura e religione differente, figli di un unico Padre: chiamati a instaurare nel mondo solidarietà e giustizia.

La parola "pace", che compare negli auguri che ci scambiamo a Natale e a Capodanno, rivela il desiderio di vivere, nelle nostre famiglie come nell’ambito politico e sociale, senza paure, violenze e antagonismi, che spesso si trasformano in forme d’aggressione che minacciano la comunione e distruggono la solidarietà. Il mistero del Natale ci conferma che Dio, l’Emmanuele, non ci lascia mai soli, condivide la nostra vita con le sue esperienze gioiose e dolorose. Quando Maria e Giuseppe giunsero a Betlemme, ed era giunto il momento della nascita di Gesù, lo posero nella mangiatoia di una stalla perché non avevano trovato altro posto. Segno di una non accoglienza che ancora si rinnova nei confronti della verità che ci ha rivelato, ma anche nei confronti di quanti – poveri, indifesi, stranieri – sono oggi il prossimo che dobbiamo accogliere nel suo nome. Lo scandalo della non accoglienza di Betlemme e della successiva fuga in Egitto del Bambino Gesù con Maria e Giuseppe, sono emblema di tante altre chiusure e forzate migrazioni. Dio, in Gesù Cristo, condivide anche le più tragiche esperienze umane, ma la sua presenza in mezzo a noi è un dono di pace che vince ogni paura, un annuncio che permette di sperare nel futuro della nostra storia.

È con questa fiducia che, unito ai frati della Basilica del Santo e del "Messaggero di sant’Antonio", rivolgo a voi e ai vostri cari l’augurio di un Natale di pace e di intensa gioia. (Padre Luciano Segafreddo*-Messaggero di sant'Antonio/Inform)

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*Direttore del Messaggero di sant'Antonio, edizione italiana per l'estero


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