* INFORM *

INFORM - N. 233 - 6 dicembre 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

La via della saggezza è costruire la società-mondo

ROMA - Anticipiamo il testo dell'editoriale del numero 506, 16 dicembre 2001, di "Corrispondenza Italia", il notiziario per l'estero del patronato Inas-Cisl.

Non solo perché il nostro notiziario si rivolge ai connazionali che "vivono il mondo" ma anche per profondi convincimenti che hanno a che fare con l'internazionalismo dei lavoratori e con l'ispirazione universalistica della nostra cultura e religiosità, abbiamo sempre ribattuto, come sindacato e come patronato della Cisl, sulla necessità di inquadrare anche nostri problemi quotidiani di Organizzazione, nell'ambito di una visione complessiva degli interessi umani collettivi.

Un mese di bilanci, come è questo ultimo del 2001, è una ulteriore sollecitazione in questo senso. E per aiutarci a di un farlo scegliamo tre fili: i pensieri di un grande "'sociologo della. complessità" qual è Edgard Morin; le considerazioni di un grande ex presidente degli Usa, qual è stato Bill Clinton; e i lavori del Comitato esecutivo della Cisl-internazionale (Icftu) che ha recentemente nominato segretario generale facente funzione il 45enne inglese Guy Bernard Ryder, al quale rivolgiamo i nostri auguri di buon lavoro.

Dice Morin: la via della saggezza ci obbliga alla costruzione, che è diventata vitale, di una società-mondo: la sola che possa rispondere a un terrore-mondo. Di qui la necessità di andare oltre l'ideologia economicista che dà solo al mercato mondiale la missione di regolare società-mondo mentre invece è la società-mondo che deve regolare il mercato e l'economia mondiale.

Ricordando i successi, sia pure parziali ma comunque misurabili e promettenti della lotta alla povertà nel mondo, della lotta per l'istruzione dei ragazzi nei paesi del terzo e del quarto mondo e della lotta per la migliore tutela della salute nei paesi svantaggiati, Clinton focalizza "la grande questione del nostro tempo" nella gestione della interdipendenza planetaria. L'apertura globale può portarci o a moltiplicare le opportunità di progresso o alla più critica vulnerabilità: può essere dunque un bene o un male per i nostri figli, ma non possiamo più tornare indietro e innalzare nuovi muri.

Anche la migliore cultura laica e la più avanzata esperienza di responsabilità politica possibile nel nostro tempo, giungono dunque per le vie della ragione e per quelle della pratica di governo, alle conclusioni stringenti cui ci richiama continuamente la massima autorità etica e religiosa del Pontefice romano.

E' in direzione di questo sforzo convergente che - per quanto gli compete - si colloca il sindacalismo internazionale e l'impegno delle organizzazioni di rappresentanza e di tutela dei lavoratori. Come ha detto Savino Pezzotta all'indirizzo di Ryder, la Cisl-internazionale, dovrà, con lui, allargare i confini del sindacalismo democratico del mondo ( all'Icftu aderiscono 225 organizzazioni in 148 paesi e in rappresentanza di 157 milioni di associati) al fine di contribuire a governare la globalizzazione.

Gli amici italiani all'estero sanno bene che come Inas non ci siamo mai limitati al pur doveroso e primario compito dell'assistenza. Al di là della rappresentanza degli interessi e della loro migliore difesa in rapporto alle leggi e alle norme codificate in un dato momento storico-sociale, l'iniziativa ed il respiro devono proiettarsi in una dimensione di avanzamento collettivo della condizione umana nella democrazia: se cessa questa spinta infatti rapidamente si torna a perdere tutto. Per citare ancora la "via della saggezza" evocata da Morin bisogna dunque ricordare che non solo le civiltà sono mortali ma che la stessa umanità planetaria è mortale e che oggi la sola alternativa alla democrazia politica e sociale è l'odio ed il terrore.

Mentre tanto (e giustamente) si insiste sulla tutela e lo sviluppo dell'identità italiana nel mondo è bene sottolineare che quella identità non è fatta solo di style di arte, dì prodotti, ma anche dell'umanità profonda e raffinata dei nostri ambasciatori, viventi e operanti nei paesi d'accoglienza: in prima fila i vecchi emigranti, ai quali va questo primo "lancio" di auguri di fine anno. (Corrispondenza Italia/Inform)


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