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INFORM - N. 233 - 6 dicembre 2001

Diritto di voto dei cittadini italiani temporaneamente residenti all'estero: due proposte di legge alla Commissione Affari Costituzionali della Camera

ROMA - Non riguardano i cittadini italiani stabilmente residenti all'estero - per i quali sono stati modificati tre articoli della Costituzione e costituita la circoscrizione Estero, due proposte di legge di cui la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha iniziato l'esame nella seduta del 4 dicembre, con l'intervento del ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia. Si tratta delle proposte di legge C. 809 Ramponi e C. 880 Spini, delle quali il relatore on. Gian Franco Anedda (AN) ha illustrato il contenuto.

La proposta di legge C. 809 reca una disciplina volta a consentire l'esercizio del diritto di voto da parte di cittadini italiani residenti temporaneamente all'estero in occasione di elezioni e consultazioni referendarie, mentre la proposta di legge C. 880 prevede a tale fine il conferimento di una delega legislativa al Governo. La Commissione deve pertanto in primo luogo pronunciarsi sull'opportunità di seguire l'uno o l'altro percorso legislativo, per poi procedere alla costituzione di un Comitato ristretto che giunga alla definizione di un testo da sottoporre all'esame della Commissione.

Inoltre, la proposta di legge C. 809 riguarda i dipendenti di pubbliche amministrazioni in servizio all'estero e gli elettori temporaneamente all'estero per motivi di studio o di lavoro, nonché i familiari degli stessi; il provvedimento interessa quindi una platea più ampia rispetto a quella considerata dalla proposta di legge C. 880, che concerne esclusivamente i militari italiani impegnati in operazioni internazionali di pace e il personale delle sedi diplomatiche. A tale riguardo il relatore ha evidenziato l'opportunità di considerare anche quanti sono impiegati in analoghe missioni che sono diversamente definite dalle leggi di autorizzazione.

Inoltre, la proposta di legge C. 880 fa riferimento alle consultazioni politiche nazionali, mentre la proposta di legge C. 809 si presta sotto questo profilo ad alcune incertezze interpretative dovute alla non espressa individuazione delle consultazioni elettorali che si prendono in considerazione, sebbene la relazione illustrativa sembri limitare l'applicazione delle norme alle elezioni delle Camere e del Parlamento europeo. Sotto questo profilo, il relatore ha definito problematico un eventuale intervento normativo statale in materia di elezioni regionali.

Con riferimento alla proposta di legge C. 809, l'on. Anedda ha illustrato il contenuto dell'articolo 2, comma 1, soffermandosi sulla distinzione introdotta tra gli elettori dipendenti di pubbliche amministrazioni in servizio all'estero e quelli temporaneamente all'estero per motivi di studio o di lavoro. In merito agli elettori che non siano dipendenti di pubbliche amministrazioni, ha osservato che la previsione di cui al comma 2, secondo cui il soggiorno all'estero è considerato temporaneo se non eccede la durata di 12 mesi, potrebbe comportare non poche difficoltà in fase applicativa, potendosi considerare temporaneamente residente all'estero anche chi si allontani dai confini nazionali per un lasso di tempo estremamente breve.

Appare poi farraginosa e di non semplice applicazione, sotto il profilo delle incombenze poste a carico degli uffici elettorali dei comuni di residenza, la previsione, di cui al comma 1 dell'articolo 3, di due distinte procedure a seconda che gli elettori siano o meno dipendenti delle pubbliche amministrazioni: nel primo caso le amministrazioni di appartenenza si incaricano di far pervenire gli elenchi degli elettori, entro 40 giorni dalla data del voto, agli uffici elettorali dei comuni di residenza, mentre nella seconda eventualità sugli elettori incombe l'onere della richiesta al comune di residenza qualora intendano votare all'estero per corrispondenza.

Quanto alla previsione secondo cui spetta agli uffici elettorali dei comuni di residenza inviare entro 23 giorni dal voto le schede elettorali agli uffici consolari, che, a loro volta, le inoltrano almeno 17 giorni prima del voto agli elettori dipendenti pubblici, andrebbe valutata la congruità dei termini indicati con quanto previsto dalla normativa vigente e introdotta una disciplina che si armonizzi con gli adempimenti derivanti dalla normativa riguardante i cittadini residenti in Italia.

Il relatore ha ribadito quindi l'esigenza, qualora la Commissione intendesse disciplinare direttamente la materia, di svolgere un'attenta opera di coordinamento con la legislazione vigente, valutando anche la portata della disciplina riguardante i cittadini italiani stabilmente residenti all'estero, attualmente all'esame del Senato. A tale riguardo ha richiamato l'invito rivolto dalla Corte Costituzionale circa la redazione di un testo unificato in cui sia raccolta l'intera disciplina elettorale. (Inform)


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