* INFORM *

INFORM - N. 228 - 29 novembre 2001

La Commissione Episcopale per le Migrazioni in difesa dei Rom e Sinti

ROMA - Tema principale dell'ultima riunione di quest'anno della Commissione Episcopale per le Migrazioni (CEMI), che ha avuto luogo il 23 novembre, è stato "La pastorale tra e con i Rom e Sinti". Ha introdotto i lavori il presidente mons. Alfredo Garsia, cui hanno fatto seguito le relazioni di mons. Lino Belotti, vescovo ausiliare di Bergamo ed incaricato per i Rom e Sinti all'interno della CEMI, del direttore nazionale di settore della Migrantes mons. Piero Gabella e della dott.ssa Pinuccia Scaramuzzetti.

Da anni, come riferisce Migranti press, opera una rete di responsabili regionali per la pastorale tra i Rom e Sinti. Questi ricevono le sollecitazioni e le linee ispiratrici del proprio impegno dal Consiglio Pastorale Nazionale per i Rom e Sinti, pur rimanendo sempre il vescovo locale e la Chiesa diocesana i primi responsabili anche di questa porzione di Chiesa. Particolare significato e valore hanno le tredici comunità formate da sacerdoti, religiose, religiosi o da laici che hanno fatto la scelta di condividere la vita di questo popolo, vivendo con loro e come loro senza alcune particolari iniziative di assistenza. Questa esperienza, vissuta all'interno dei campi condividendo tutte le difficoltà e sofferenze dei nomadi svela tanti pregiudizi nei confronti di questo popolo. La CEMI, pur conoscendo altre forme di promozione per questa gente, auspica che le Chiese locali possano maggiormente conoscere, sostenere e valorizzare le esperienze di condivisione, ascoltando e confrontandosi con queste persone.

È stato poi espresso il rammarico per il crescente venir meno del concreto riconoscimento a Rom e Sinti di alcuni diritti umani fondamentali e per il silenzio di fronte ad iniziative a dir poco discriminatorie. I vescovi della CEMI ritengono che la tolleranza e il rispetto dovuto ad ogni persona umana siano andati deteriorandosi verso questa gente. Sembra che il mondo economico, politico, culturale e in genere la società civile non intenda farsi realmente carico dei loro problemi e mantenere con i medesimi un dialogo paritario, nel rispetto dei diversi valori e orizzonti culturali. Non è secondo i principi evangelici ignorare o emarginare queste persone. Eppure pare talvolta ci sia una tendenza alla loro eliminazione, che si esprime in varie forme: negando gli spazi, chiudendo quelli già esistenti, rivestendo i Rom e Sinti di un immaginario negativo senza smentire accuse che si rivelano false. Ciò ovviamente non giustifica comportamenti illeciti che vanno controllati e corretti, soprattutto mediante un'opera educativa. Ma il figlio più debole è il più amato, la Chiesa esprime affetto per questi suoi figli e ad essi offre il suo sostegno. (Inform)


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