* INFORM *

INFORM - N. 228 - 29 novembre 2001

Da "Nuovo Oltreconfine", Stoccarda

"E’ gravissimo che alcuni Länder minino l’unità della famiglia con le espulsioni"

Bruno Zoratto intervista Umberto Vattani, Ambasciatore d’Italia presso l’Unione Europea

BRUXELLES - La questione delle "espulsioni facili" e dei "soggiorni negati" in Germania, che le hanno fatto guadagnare un procedimento di infrazione da parte della Commissione Europea, è un tema antico che interessa anche l’Ambasciata d’Italia presso l’Unione Europea. Ad Umberto Vattani, nuovo Ambasciatore a Bruxelles, abbiamo chiesto un suo parere su questo acuto e controverso problema.

Darò una risposta complessiva ai quesiti che Le mi ha posto con la comunicazione del 30 ottobre sulla delicata questione delle espulsioni e dei soggiorni negati a cittadini italiani da parte di alcuni Länder tedeschi.

Come Lei sa, il problema mi è ben noto per averlo in precedenza trattato nella mia qualità di Ambasciatore in Germania negli anni 1992-1996. Ho chiara memoria del forte impegno dell’Ambasciata e della rete consolare a tutela dei nostri connazionali, come anche del contributo notevolissimo assicurato in questa vicenda dal rappresentanti della collettività.

Veniamo agli aspetti giuridici. La libera circolazione delle persone costituisce uno del diritti fondamentali garantiti dal diritto comunitario. L’art. 18 dei Trattato sulla Comunità Europea stabilisce che ogni cittadino dell’Unione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Il Consiglio era pienamente consapevole della centralità ditale diritto nella costruzione comunitaria quando nel 1964, ha approvato una direttiva che consentiva, sì, agli Stati membri di imporre alcune restrizioni ma delineava al contempo il carattere eccezionale e circoscritta delle stesse.

Inoltre, poiché i motivi che legittimano i provvedimenti restrittivi degli Stati membri configurano deroghe alle libertà fondamentali sancite dai Trattato, essi vanno interpretati in senso restrittivo. Tale è stata costantemente l’interpretazione della Corte di Giustizia.

La lettura della direttiva, datata 1964, deve Inoltre avvenire alla luce dell’evoluzione istituzione e giurisprudenziale comunitaria, e deve tenere conto in particolare del vero e proprio "salto di qualità" realizzato con la successiva introduzione del concetto di cittadinanza dell’Unione Europea, che configura evidentemente un rafforzamento dei diritti e delle prerogative del cittadini europei, di cui anche per questi aspetti va tenuto conto.

Eventuali provvedimenti restrittivi dovrebbero anche prendere nella dovuta considerazione altri principi e diritti fondamentali che, su un piano generale, gli Stati membri dovrebbero riconoscere nell’ambito dello sviluppo di una comunità di popoli qual è l’Unione Europea.

Tra questi mi sembra assuma particolare rilievo il diritto alla vita familiare e all’unità stessa della famiglia, che viene rimessa in discussione in modo macroscopico dalle decisioni di alcuni Länder tedeschi.

E’ evidente che l’allontanamento forzato di individui nati e cresciuti in Germania, ove hanno raggiunto l’età adulta e spesso firmato un proprio nucleo familiare, rappresenta una decisione dirompente. Va riconosciuto che alcuni di questi individui hanno compiuto errori nella loro vita, e che tali errori debbano ricevere la giusta sanzione. Impartire una pena accessoria può forse trovare una sua giustificazione su un piano meramente astratto; ma colpire cittadini europei con un vero e proprio sradicamento dal nucleo degli affetti e degli interessi, mi sembra rappresenti una sanzione illegittima e di eccessiva asprezza.

Le autorità federali, con cui i contatti ai riguardo sono stati constanti, hanno sempre fatto valere la competenza dei Länder su questa materia e la circostanza che solo alcuni dì questi sono responsabili delle decisioni in questione. Non si può non osservare, tuttavia, che tali episodi rischiano di gettare un’ombra sull’immagine complessiva di un grande paese democratico.

Ma c’è un punto su cui vorrei soffermarmi. Anche a seguito dei nostro sforzo di sensibilizzazione, la Commissione, guardiana dei Trattati ha deciso, come Lei sa, di adire la Corte di Giustizia per violazione delle norme dei diritto comunitario relative alle condizioni sostanziali e formali che uno Stato membro deve rispettare nell’espulsione di un cittadino dell’Unione per motivi di ordine pubblico. Si tratta di una grande conquista. Siamo riusciti a trasformare quello che poteva sembrare un atteggiamento di inerzia in un atteggiamento fattivo e, per certi versi, innovativo nella difesa del nostri connazionali, attraverso la tutela dei diritto comunitario.

Noi sappiamo benissimo che la Germania, membro originario dell’Unione Europea, attribuisce alle posizioni della Commissione la più grande attenzione e rispetta le norme comunitarie. Su una questione specifica si era formato in alcuni Länder un indirizzo chiaramente in contrasto con tali norme. lo credo che la decisione della Commissione indurrà i nostri amici tedeschi a riconsiderare con maggiore attenzione una loro prassi sulla quale da tempo abbiamo espresso le più forti riserve, e di operare le necessarie modifiche.

Lei sa quanto stretti siano i rapporti che ho intrattenuto con la comunità italiana in Germania, di cui apprezzo l’intelligenza e la capacità di presentare uno stile di vita che i nostri amici tedeschi apprezzano molto. Mi dispiace che alcuni connazionali abbiano violato la legge del Paese dove si trovano e abbiano causato un danno a tutta la collettività. Ma, come ribadisco, una volta espiata la pena, l’idea di sottoporli ad una sanzione ulteriore mi sembra francamente inaccettabile". (Bruno Zoratto-Oltreconfine/Inform)


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