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INFORM - N. 226 - 27 novembre 2001

Una nota del CEDIEM di Lugano

Carlo Cattaneo nel segno dell’integrazione

LUGANO - Nel corso del 2001, con intensificazione nelle settimane di inizio novembre, si sono svolti - sull’asse Milano Lugano - momenti celebrativi per il secondo centenario della nascita di Carlo Cattaneo .

Il mondo della cultura, della politica e della comunicazione ha sostato alla riscoperta di un Carlo Cattaneo progettista di federalismo, uomo di un patrimonio del sapere straordinariamente multiculturale, di un ideatore e costruttore di nuove strutture adeguate ai tempi.

E la grandezza dell’esule italiano è emersa attraverso conferenze, convegni di studio, tavole rotonde, servizi giornalistici: consulente del governo cantonale, autore di un progetto di riforma dell’insegnamento superiore (da cui sembra nato il primo liceo cantonale di Lugano), redattore di due importanti rapporti sulla bonifica del piano di Magadino. E questa è soltanto la punta di un iceberg con profonde radici e propaggini in molti settori della politica, della cultura, dell’informazione e dei rapporti di cittadinanza.

Antesignano della formazione alla cittadinanza

Carlo Cattaneo "italiano svizzero": è una connotazione che è stata spesso evidenziata nel corso delle celebrazioni del secondo centenario di Carlo Cattaneo che a Lugano-Castagnola visse ed operò per l’ultimo ventennio della sua vita.

Italiano svizzero: formulazione piena e concreta di un modo di vivere e di operare che dogmatizza quasi il traguardo di quel percorso che oggi si chiama integrazione e che coincide con un arricchimento reciproco.

Al CEDIEM (Centro Documentazione e Informazione Emigrazione di Lugano) si è consapevoli che le strade che conducono all’incontro di persone di comunità diverse possono essere tante e per forza di cose differenziate; ma l’incontro avviene, e nella tematica generale è lo stesso, sia che a darsi la mano e a parlarsi siano stati Stefano Franscini e Carlo Cattaneo sia che a incontrarsi nel posto di lavoro siano persone che arrivano da fuori e membri della comunità indigena.

Da sempre lo spostamento di popoli, quel fenomeno che chiamiamo emigrazione, si colloca tra l’arrivo e l’accoglienza, e si struttura e consolida tra chi offre una prestazione lavorativa e chi di questa prestazione ha bisogno secondo la legge dell’offerta e della domanda.

Ogni incontro è destinato a produrre qualcosa: prima di tutto sul piano personale (e può nascere una nuova socialità) ma nello stesso tempo anche sul piano materiale (avvio di una nuova economia di benessere). Attraverso questo incontro e facendo perno su quanto produce si avvia e si sviluppa quel processo che viene chiamato di integrazione ma che CEDIEM preferisce definire formazione alla cittadinanza.

Il segreto non cambia: essere se stessi

Ci pare che Carlo Cattaneo e Ticino di circa 150 anni fa avessero già il segreto della perfetta integrazione, di quella, per intenderci, che genera una società che si arricchisce col contributo delle due parti.

E i promotori delle celebrazioni l’hanno enunciato (senza peraltro svilupparlo) in un’espressione che più sintetica non ci può essere: "Carlo Cattaneo: un italiano svizzero".

L’esule italiano ha conservato il suo patrimonio di italianità fatto di conoscenza, di intraprendenza, di prospettive che gli venivano dalle radici; e il tutto ha messo a disposizione del Ticino.

Il Ticino da parte sua ha mantenuto la sua aderenza alle proprie radici pur accogliendo le proposte di Carlo Cattaneo.

L’incontro sul terreno delle proposte concrete ha dato vita a progetti e strutture che al momento dell’accettazione sono diventati patrimonio e ricchezza comune a vantaggio di tutta la collettività.

Secondo CEDIEM è questa una connotazione nuova e di grande interesse da attribuire a Carlo Cattaneo, non a caso indicato come antesignano dell’integrazione di cui oggi si fa un gran parlare.

Con un monito a tutti: chi viene da fuori consolidi la conoscenza e l’attaccamento al proprio patrimonio delle origini quando intende avanzare verso l’integrazione (o la formazione alla cittadinanza); gli svizzeri, ad ogni livello, non chiedano agli immigrati nessuna rinuncia al proprio patrimonio culturale per non correre il rischio di farne copie standardizzate a propria immagine.

In quest’ambito ed in questa luce trovino spunti quanti operano al processo integrativo multiculturale e multietnico: l’associazionismo migratorio e i vari uffici (federali e cantonali) per l’integrazione con gli stranieri. (Inform)


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