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INFORM - N. 225 - 26 novembre 2001

Una dichiarazione del Presidente dell'Istituto Santi Piero Puddu

Voto degli italiani all’estero: va bene ma non è la panacea di tutti i mali

ROMA - Il presidente dell'Istituto Fernando Santi e consigliere del CGIE, Piero Puddu, è a favore del voto degli italiani all'estero, ma ha forti dubbi sulla costituzionalità della scelta di riservare ai residenti all'estero l'elettorato passivo. Si mostra inoltre perplesso sull'effettiva e piena operatività della normativa. Questa la sua dichiarazione.

Il voto degli italiani all’estero è più vicino dopo le recenti decisioni della Camera dei Deputati.

Nella votazione una larga maggioranza di parlamentari si è espressa a favore di tale obiettivo a lungo perseguito dalle associazioni rappresentative degli italiani all’estero.

L'Istituto Fernando Santi, tra queste, ritiene molto importante il fatto che le comunità italiane all'estero, per lo più positivamente integrate nei paesi d’accoglienza, possano essere maggiormente collegate con l’Italia attraverso l’esercizio del voto di quanti ne avranno diritto.

E’ auspicabile che gli italiani all‘estero possano votare non solo per eleggere rappresentanti propri in Parlamento ma anche nelle elezioni regionali.

I toni enfatici colti in numerose dichiarazioni finiscono, tuttavia, per lasciare nell’ombra ed occultare aspetti decisivi di una tematica - il rapporto fra madrepatria e cittadini all’estero - che ha bisogno di ben altro che di un semplice esercizio di voto.

Si tratta di costruire una strategia vera c propria per ottenere il massimo dalla presenza italiana all’estero sia in termini di ruolo "esterno" di un paese europeista come 1’Italia, fortemente impegnato nella costruzione dell’Europa, che di effetti benefici, "di ritorno" per l'Italia determinati dall’indiscusso protagonismo economico, culturale e sociale delle nostre comunità.

A tale riguardo riteniamo che l’essenziale protagonista di tale articolata e coordinata iniziativa a tutto campo debba essere il nostro Ministero degli Esteri, la cui rete di rappresentanza deve sicuramente essere rafforzata.

Una frantumazione e dispersione di competenze ed il moltiplicarsi di soggetti e terminali istituzionali verso l’estero impedirebbe la possibilità di un necessario governo sistemico delle diverse problematiche.

A tale ultimo fine, tenendo anche conto dell’inedito, recente, attivismo regionale versa istituzioni nazionali estere andrebbe ricercata una forma di raccordo permanente del MAE presso le Regioni evitando possibili duplicazioni fra lo Stato-apparato e le autonomie costituzionali, queste ultime, oggi, alla giusta ricerca di un proprio più incisivo protagonismo legislativamente sancito.

A fronte di tali problematiche, impegnative quanto urgenti, la preferenza emersa a favore di un elettorato passivo, dal quale sia escluso chi risiede in Italia, può essere compresa nelle motivazioni date ma resta pur sempre, al di là di autorevolissimi pareri una scelta denegata dalla "littera" della Costituzione.

Di certo sarebbe una cosa grave se qualcuno pensasse agli eletti nelle circoscrizioni elettorali dell’estero come ad un potenziale gruppo di pressione, senza distinzione di progetto politico, da cogestire in Parlamento all’insegna di quell’acritico unanimismo che molti hanno rilevato nelle vicende del CGIE ed in quelle che hanno condotto al diritto al voto all’estero.

Anche gli italiani all’estero, pur restando partecipi di comunità coese dalla comune accettazione della difesa dei diritti umani e dei valori democratici e costituzionali, devono però essere messi in grado di dividersi nel voto, come gli italiani che vivono in Italia, su un progetto di società, sulle scelte di politica estera, sul tipo di rapporto che l’Italia deve costruire con gli italiani che vivono ed operano fuori del paese e con le più larghe comunità.

C'è qualche dubbio che, insieme all’obiettivo storico del diritto al voto all’estero, la fine del 2001 possa portarci la sicurezza che si potrà votare con elenchi certi e verificati, che tutti, se candidati, potranno avere dappertutto eguali spazi di libertà nelle campagne elettorali, che le procedure di voto saranno tali da garantire assolutamente la privacy, che le strutture consolari avranno personale in quantità adeguata ed idoneamente aggiornata per le nuove ed aggiuntive competenze.

Le associazioni, come in altre occasioni e, dato il loro rapporto con le comunità all’estero, si sono rese disponibili e possono contribuire, se prese in considerazione, al più generale obiettivo del voto all’estero.

11 governo sarà in grado di garantire a tutti i cittadini che voteranno all’estero l’esercizio di tale diritto-dovere nelle forme e con le garanzie proprie delle democrazie mature?

Pur stimando molto l’attuale ministro degli Esteri Ruggiero, le cui capacità sono note - conclude Puddu -, non possiamo tuttavia non manifestare il fatto che, interiormente, perplessità e dubbi prevalgono sopravanzando, di molto, l’ottimismo profuso a piene mani in occasione della recente votazione della Camera dei Deputati. (Inform)


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