* INFORM *

INFORM - N. 224 - 24 novembre 2001

Un articolo di Franco Narducci

Immigrazione, la Germania crede nel modello Green Card

Forte dei successi conseguiti, il Governo tedesco ha autorizzando il rilascio di una seconda tranche di 10 mila Green Cards, giacché il primo contingente si era esaurito a fine ottobre scorso. La Green Card permette alla forza lavoro straniera proveniente dagli Stati non appartenenti all’UE, di regola specialisti delle nuove tecnologie, l’accesso al mercato del lavoro tedesco mediante un permesso di lavoro con scadenza prefissata di cinque anni. Il modello di reclutamento ha attratto soprattutto gli specialisti provenienti dall’India, che costituiscono il 20% dei permessi rilasciati, seguiti dai rumeni, dai cechi e dagli slovacchi.

L’ordinanza che ha introdotto la Green Card nel mese di agosto del 2000 ha superato anche le perplessità e riserve di natura politica, guadagnando, anzi il consenso sia delle organizzazioni economiche sia dei sindacati. Un risultato importante in un Paese che in queste ultime settimane vede l’indice della disoccupazione di nuovo in crescita.

La decisione di proseguire sulla strada intrapresa è stata rafforzata anche da un risultato confortante: le Green Cards hanno avuto un effetto moltiplicatore per l’occupazione, tanto che ogni permesso rilasciato ha prodotto 2,5 nuovi posti di lavoro, e le imprese hanno accresciuto la propria capacità concorrenziale per stare sul mercato, nonostante la crisi che frena la new economy.

Le istituzioni si sono interrogate a lungo anche sul ruolo della scuola, ma l’economia tedesca ha preso atto che le università non sono in grado di sfornare un numero d’informatici sufficiente a soddisfare i bisogni del mercato. Infatti, con la prima ondata di Green Card sono arrivati 8'600 specialisti delle tecnologie dell’informazione, mentre le università licenziano ogni anno all’incirca 6'000 informatici.

Accanto agli indubbi vantaggi per l’economia, si deve rimarcare il significato politico che la Green Card ha avuto per la Germania. La sua introduzione aveva sfondato una barriera, innescando nell’opinione pubblica per la prima volta un dibattito politico sull’immigrazione. Per anni si era rigidamente sostenuto che la Germania non fosse un Paese d’immigrazione, nonostante la storia dimostrasse il contrario, soprattutto in relazione all’ultimo dopoguerra. Il dibattito aveva evidenziato un largo consenso sociale verso una "politica pilotata" dell’immigrazione, e la sua necessità in un quadro di desolante sviluppo demografico della Germania.

Inoltre, si deve ritenere che senza il progetto Green Card difficilmente la Germania avrebbe oggi una legge sull’immigrazione come quella licenziata qualche settimana fa dal Governo federale, in cui gli osservatori più attenti vedono "un cambiamento paradigmatico nella politica tedesca d’immigrazione".

Il disegno di legge statuisce che non vi siano limiti numerici all’immigrazione degli specialisti e dirigenti altamente qualificati provenienti dall’estero, che potranno avere un permesso di domicilio a tempo indeterminato.

Il Governo vuole dunque affrontare, giocando possibilmente all’attacco, le prospettive di cambiamento e le ulteriori trasformazioni che domineranno il mercato del lavoro futuro puntando su una legge sull’immigrazione ammodernata e su condizioni attraenti per richiamare in Germania le "teste pensanti" di cui l’economia ha assoluto bisogno.

Anche nella modernità più ampia, però, la stratificazione economica e sociale non è fondata sui soli super-specialisti, per cui si sono levate molte voci per capire con quali strumenti e quale volontà politica il Governo intendeva affrontare il nodo dell’immigrazione meno qualificata.

Al riguardo la nuova legge sull’immigrazione pare orientata al modello canadese. Il flusso dell’immigrazione meno qualificata sarà regolato essenzialmente in funzione dei bisogni espressi dal mercato del lavoro. L’attuazione si esplicherà attraverso un sistema a punti nel quale saranno decisivi la formazione professionale, l’età, le conoscenze linguistiche, la nazione d’origine e gli eventuali rapporti preesistenti con la Germania.

Come detto, il dibattito politico è stato serrato ed ha vissuto una nuova fiammata quando la Commissione incaricata ha presentato le proprie conclusioni. Conclusioni che tra l’altro hanno assegnato all’integrazione una valenza senza precedenti nella storia tedesca dell’immigrazione. ( (Franco Narducci*-Inform)

____________________

* Segretario Generale del CGIE


Vai a: